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Rubriche, Sicilia mon Amour

L’orologio dimenticato 

L’anno scorso a Palermo, a pochi passi di via Maqueda, nella galleria commerciale di Palazzo Quaroni, è stata inaugurata una piazzetta intitolata a Francesco Procopio Cutò. Era il 24 marzo e la data non è stata scelta a caso: coincide con la Giornata europea del gelato artigianale, istituita ufficialmente dal Parlamento europeo nel 2012 e più comunemente battezzata Gelato Day. I golosi amanti del dessert glacé sapranno certamente che Procopio viene spesso considerato come il padre del gelato moderno. Ma forse non tutti sanno che il signor Procopio, nato a Palermo nel 1651 da Onofrio Cutò e Domenica Semarqua, battezzato nella chiesa di Sant’Ippolito al rione Capo ed emigrato in Francia diventò Monsieur Procope des Couteaux, fondatore del celeberrimo Procope, il più vecchio caffè di Parigi, e con molto probabilità anche del mondo.
Aperto nel 1686 e tuttora in attività, il café-restaurant Le Procope è diventato col passare dei secoli una vera e propria istituzione nella vita parigina, e addirittura francese. La sua facciata con i balconi di ferro battuto sono perfino iscritti – e protetti – sulla lista dei monumenti storici dal 1962. Situato nella rue de l’Ancienne Comédie nel sesto arrondissement, nelle vicinanze del teatro della Comédie Française, il locale grazie al savoir-faire dell’imprenditore palermitano si trasformò ben presto in un luogo di moda frequentato dagli artisti. Durante il secolo dei lumi annoverava tra i clienti abituali Voltaire, Diderot, D’Alembert, Montesquieu e Rousseau, cioè la crema della crema dell’Illuminismo Francese. Nel periodo della Rivoluzione, fu un focolaio molto attivo dove si riunivano Robespierre, Danton e Marat e dove fu lanciata la parole d’ordine per l’assalto al Palazzo delle Tuileries nel 1792. Lo frequentava anche un giovane luogotenente chiamato Bonaparte che ci lasciò in pegno il bicorno per pagare i debiti. Oggi il copricapo troneggia all’entrata del ristorante. Nell’Ottocento, Le Procope diventò un caffè letterario di prima importanza, dove s’incontravano le più grandi firme della letteratura francese, come Victor Hugo, Balzac, Musset, George Sand, Anatole France e Verlaine.
È lì che i Parigini poterono degustare il gelato per la primissima volta. Naturalmente, Francesco Procopio non ne fu l’inventore poiché si parla già di tale leccornia nella Bibbia, quando Isacco offrì ad Abramo latte di capra unendolo alla neve, oppure quando Re Salomone durante le campagne militari distribuiva alle truppe una sorta di granita fatta con succhi di frutta o miele mischiati con la neve, come ce lo racconta l’Istituto del gelato italiano. Inoltre, Seneca spiega che anche gli antichi Romani apprezzavano i “nivatae potiones” mentre si sa che gli Arabi consumavano lo sherbeth, una miscela di succhi di frutta e ghiaccio tritato, da cui deriva la parola “sorbetto”. Infatti, i gelati che serviva il geniale palermitano ai clienti parigini erano più simili a sorbetti e granite. Però fu lui che per primo commercializzò il prodotto in Francia. Sarà per esprimere l’eterna riconoscenza che si è deciso di attribuire il nome del prestigioso locale all’asteroide (16414) Le Procope?

Rubriche, Sicilia mon Amour

Il mistero di San Luigi 

L’anno scorso a Palermo, a pochi passi di via Maqueda, nella galleria commerciale di Palazzo Quaroni, è stata inaugurata una piazzetta intitolata a Francesco Procopio Cutò. Era il 24 marzo e la data non è stata scelta a caso: coincide con la Giornata europea del gelato artigianale, istituita ufficialmente dal Parlamento europeo nel 2012 e più comunemente battezzata Gelato Day. I golosi amanti del dessert glacé sapranno certamente che Procopio viene spesso considerato come il padre del gelato moderno. Ma forse non tutti sanno che il signor Procopio, nato a Palermo nel 1651 da Onofrio Cutò e Domenica Semarqua, battezzato nella chiesa di Sant’Ippolito al rione Capo ed emigrato in Francia diventò Monsieur Procope des Couteaux, fondatore del celeberrimo Procope, il più vecchio caffè di Parigi, e con molto probabilità anche del mondo.
Aperto nel 1686 e tuttora in attività, il café-restaurant Le Procope è diventato col passare dei secoli una vera e propria istituzione nella vita parigina, e addirittura francese. La sua facciata con i balconi di ferro battuto sono perfino iscritti – e protetti – sulla lista dei monumenti storici dal 1962. Situato nella rue de l’Ancienne Comédie nel sesto arrondissement, nelle vicinanze del teatro della Comédie Française, il locale grazie al savoir-faire dell’imprenditore palermitano si trasformò ben presto in un luogo di moda frequentato dagli artisti. Durante il secolo dei lumi annoverava tra i clienti abituali Voltaire, Diderot, D’Alembert, Montesquieu e Rousseau, cioè la crema della crema dell’Illuminismo Francese. Nel periodo della Rivoluzione, fu un focolaio molto attivo dove si riunivano Robespierre, Danton e Marat e dove fu lanciata la parole d’ordine per l’assalto al Palazzo delle Tuileries nel 1792. Lo frequentava anche un giovane luogotenente chiamato Bonaparte che ci lasciò in pegno il bicorno per pagare i debiti. Oggi il copricapo troneggia all’entrata del ristorante. Nell’Ottocento, Le Procope diventò un caffè letterario di prima importanza, dove s’incontravano le più grandi firme della letteratura francese, come Victor Hugo, Balzac, Musset, George Sand, Anatole France e Verlaine.
È lì che i Parigini poterono degustare il gelato per la primissima volta. Naturalmente, Francesco Procopio non ne fu l’inventore poiché si parla già di tale leccornia nella Bibbia, quando Isacco offrì ad Abramo latte di capra unendolo alla neve, oppure quando Re Salomone durante le campagne militari distribuiva alle truppe una sorta di granita fatta con succhi di frutta o miele mischiati con la neve, come ce lo racconta l’Istituto del gelato italiano. Inoltre, Seneca spiega che anche gli antichi Romani apprezzavano i “nivatae potiones” mentre si sa che gli Arabi consumavano lo sherbeth, una miscela di succhi di frutta e ghiaccio tritato, da cui deriva la parola “sorbetto”. Infatti, i gelati che serviva il geniale palermitano ai clienti parigini erano più simili a sorbetti e granite. Però fu lui che per primo commercializzò il prodotto in Francia. Sarà per esprimere l’eterna riconoscenza che si è deciso di attribuire il nome del prestigioso locale all’asteroide (16414) Le Procope?