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Paesaggi, Rubriche

Il colore nella città grigia 

Nelle città, dove i colori sono spenti e opachi per l’aria inquinata, sbiaditi per il tempo che passa, lividi per il cemento e l’asfalto che ingrigisce, solo quelli degli alberi in fiore appaionosmaglianti. Giri l’angolo di una strada, per esempio, e il blu lucente delle Jacarande a fine maggio, quando esplodono nella fioritura principale (ne ha una seconda, meno imponente, a novembre), è fonte di una sorpresa mozzafiato. Come fossimo insetti – i fiori sono colorati e profumati per attrarli, così da diffondere il polline – scopriamo splendori e sfumature che solo una vista animale, capace di approfittare anche della luce dell’ultravioletto, può cogliere: per alcuni è viola, per altri azzurro, lilla o del colore dei lapislazzuli e delle ametiste. E’ per l’apparenza dei fiori che, agli inizi del XIX secolo, i semi (contenuti in frutti legnosi che hanno forma di capsule tonde epiatte) della jacaranda furono portati ai Kew gardens e da lì presto diffusi nelle regioni semi tropicali dell’impero britannico, dove il clima mite consentiva la sicura crescita di alberi che il freddo di Londra impediva. Provenivano dall’America meridionale, dove la specie cresce in natura nelle regioni subdesertiche della Bolivia e dell’Argentina e prende nome da un termine della lingua guaranìche significa “profumato”. In Italia per la prima volta è segnalata nel 1841 e subito piantata nei giardini e lungo le strade delle città del Sud dal clima accogliente. E’ a Palermo che raggiunge ilmassimo successo, seppure non paragonabile a quello di alcune città australiane o sudafricane di cui rappresenta la pianta simbolo. A Pretoria, la capitale del Sudafrica, è talmente diffusa da darle l’appellativo più popolare. Nella Jacaranda city fu celebrata da Nelson Mandela come simbolo di quell’attaccamento alla terra che avrebbe dovuto accomunare i cittadini, qualunque fosse il colore della pelle. E talmente bene si è adattato al clima sudafricano da risultare addirittura una pianta infestante. Per questo sono state lanciate campagne per limitarne la diffusione, curiosamente proprio negli stessi anni in cui è stata inserita dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) nell’elenco delle specie “vulnerabili”, da tutelare nella vegetazione naturale delle native regioni americane, a rischio di scomparsa a causa dell’avanzare delle coltivazioni. In Australia ha dato nome al portale degli studenti universitari perché fiorisce al tempo degli esami e li gratifica, nel caso non fortuito che un fiore cadendo si posi sulle loro spalle, di un esito positivo. La fioritura blu, nell’emisfero sud, è anche l’annuncio del Natale ormai prossimo.
Per l’inversione del clima stagionale c’è un’altra Palermo con la quale possiamo condividere la bellezza delle Jacarande. E’ l’omonimo quartiere di Buenos Aires, dove passarono infanzia e adolescenza (a ciascuno i suoi miti!) Helenio Herrera, l’allenatore di un Inter leggendario, e Jorge Luis Borges, il sommo scrittore, che in una poesia giovanile scrisse come nella Plaza San Martin del barrio Palermo “ogni impulso si quieta sotto l’assoluzione degli alberi – jacarande, acacie- le cui pietose curve attenuano le rigidità dell’impossibile statua”. La particolarità dell’architettura dei rami, un certo loro disordine, è evidente quando l’albero è spoglio. Nel 1909 Raimondo Falci nell’opuscolo “Sulle piante arboree più ornamentali delle ville di Palermo” lo imputava “a una vegetazione irregolare e lo sviluppo dei suoi rami male si adatta al taglio, per cui è difficile poterle dare una forma perfetta”. Si riferiva alla città siciliana quando ancora i suoi forsennati potatori di oggi erano ben lungi da venire.

Paesaggi, Rubriche

Le palme nane amate dai poeti 

È il primo giardino pubblico nato in Sicilia, con una gloriosa storia centenaria. Giuseppe Barbera, uno dei massimi esperti di paesaggi mediterranei, collaboratore di Gattopardo, ce ne svela storie e segreti. A quale luogo ci riferiamo? In queste immagini c’è qualche indizio ma scopritelo qui Noi vi aspettiamo come ogni mese in edicola con questa e altre sorprese

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Paesaggi e ambiente 

Non confondiamo il paesaggio con il bel panorama, i vasti territori, l’ambiente ecologico. Non riduciamo in parti ciò che è indivisibile: la complessità della natura fisica e biologica, gli spazi sconfinati allo sguardo, i segni dell’uomo sempre più spesso in forma di disarmoniche ferite