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Rubriche, Vista da lontano

Creatività e cultura motori di crescita 

Il dato da cui partire è 250 miliardi di euro. È il valore aggiunto della filiera culturale e creativa nel 2016 ed equivale al 16,7 per cento del Pil. La cultura italiana, insomma, produce ricchezza, lavoro, positive relazioni sociali. E con quella cultura “si mangia” (per riprendere lo slogan d’antiche polemiche) e si costruisce futuro. I 250 milioni che vengono dalle attività culturali sono il cuore di uno dei “Dieci selfie” dell’Italia migliore, secondo l’annuale Rapporto Symbola sui primati italiani: una ricostruzione del Bel Paese che, nonostante tutto, investe, innova, cresce e resiste sia alla rassegnazione che al “rancore”: ottimismo cauto, critico e consapevole, non protesta carica di “risentimento” (su cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha di recente messo giustamente in guardia gli italiani). Quei primati riguardano la bellezza, l’innovazione, la green economy, la sapienza manifatturiera della meccanica e della farmaceutica, la moda, l’industria agro-alimentare di qualità.
L’industria hi tech d’eccellenza, digital e competitiva sta al Nord. Ma proprio il Rapporto Symbola indica strade stimolanti per lo sviluppo del Sud e sottolinea lo spazio che esiste per positivi percorsi di crescita della Sicilia. In quei 250 miliardi (90 di industria culturale in senso stretto e altri 160 di ricaduta da altri settori dell’economia: la forza del design su meccanica, arredamento e automotive, per esempio) pesano le dinamiche dei musei, positive dopo le riforme avviate dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Un record di visitatori, nel 2017: oltre cinquanta milioni. E incassi in crescita, sino a 194 milioni di euro (venti in più che nel 2016). Il primato dei visitatori è di Roma e del Lazio, naturalmente, con ventitré milioni. Seguono Napoli e la Campania, con 8,7 milioni. Firenze e la Toscana, con sette milioni. E poi i tre milioni della Sicilia (con incassi per ventitré).
Sono ancora pochi, però: meno di cinquanta persone al giorno a Palazzo Abatellis, nonostante il grande valore dell’”Annunciata” di Antonello, della Vergine del Bronzino e dello straordinario “Trionfo della morte” di ignoto pittore fiammingo, un capolavoro dell’arte europea; venticinque persone al giorno per la “Dea” di Morgantina o la “Resurrezione di Lazzaro” di Caravaggio al Museo Regionale di Messina. Si può e si deve fare molto di più, con politiche di valorizzazione di arte e ambiente e di potenziamento delle infrastrutture di trasporto e accoglienza e con il sostegno per le imprese culturali.
Il turismo sta crescendo, anche in Sicilia (lo mostra pure la risalita dei valori immobiliari a Siracusa, Ragusa, Palermo). E arte e cultura, legate a industria alimentare, artigianato artistico, prodotti di consumo di qualità, sono un traino determinante. Palermo “Capitale della Cultura” 2018 e la candidatura di Agrigento a esserlo per il 2020 sono dinamici elementi di stimolo. Su cui investire.

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