Categorie

di Salvatore Savoia

Storie di storia

Storie di storia

Rubriche

(prima pagina), Rubriche, Storie di storia

Quando a Palermo arrivò la moda dei bagni di mare

Che da luglio ad agosto mezza Europa non pensi ad altro che ai bagni di mare è cosa assai recente. Le nostre nonne invece…

(prima pagina), Rubriche, Storie di storia

Com’eravamo sessant’anni fa

1959. Sessant’anni fa. Anche i palermitani – o quanto meno alcuni di essi – si godono quel boom economico di cui si parla tanto. Il ricordo della guerra si è allontanato e il futuro sembra sorridere…

(prima pagina), Rubriche, Storie di storia

Quella lunga, interminabile estate siciliana del 1943

Fu un vero e proprio focu granni, quello che avvenne nel luglio del ‘43 in Sicilia. Con lo sbarco alleato sul “sacro suolo della Patria”, il regime fascista già pericolante tentò di minimizzarne la portata, sperando di far ancora leva su un’opinione pubblica logorata da anni di bombardamenti

Abbecedario siciliano
di R. Alajmo
Roberto Alajmo, scrittore, dirige il Teatro Biondo, lo Stabile di Palermo. L’ultimo romanzo, uscito con Sellerio, si intitola "Carne Mia". Ha gareggiato in alcuni fra i più prestigiosi premi letterari nazionali...
Leggi
Alfabeto parallelo
di L. Vullo
Luca Vullo è autore, regista, produttore cinematografico e teatrale con base a Londra. Con la Ondemotive Productions Ltd ha realizzato “La Voce del Corpo", una docufiction...
Leggi
Com'è bella la città
di R. Pirajno
Architetto, giornalista pubblicista, docente universitario, saggista, ambientalista, ha scritto per diverse testate di ambiente, paesaggio, storia e processi evolutivi dell’ecosistema urbano nel suo contesto...
Leggi
Contemporaneo
di D. Bigi
Daniela Bigi vive e lavora a Roma, ma da circa vent’anni trascorre molto del suo tempo in Sicilia. È docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove...
Leggi
Cucina e politica
di G. Marrone
Gianfranco Marrone, semiologo, si occupa di tutto e di niente, basta che abbia un qualche senso umano e sociale. Docente universitario e chierico vagante, ama definirsi un dilettante per professione...
Leggi
Fooddia
di P. Inglese
Palermitano, si laurea in Scienze agrarie a Palermo e si specializza in Agricoltura tropicale e subtropicale nell’Università di Firenze, nel 1985. Oggi è ordinario di Arboricoltura generale e Coltivazioni arboree all’Università di Palermo, dove...
Leggi
Grand Tour
di S. Trovato
Romana di nascita, ma se l’è scordato subito, visto che è cresciuta tra il mare del Ragusano, la cupola del Brunelleschi e la banlieue parigina. Poi è arrivata a Palermo e si è fermata...
Leggi
I siciliani spiegati ai turisti
di A. Cavadi
Convinto che la filosofia debba uscire dai circoli specializzati, e farsi strumento di consapevolezza e di liberazione per tutti i cittadini, ha aperto a Palermo, nella “Casa dell’equità e della bellezza”, il primo studio di consulenza...
Leggi
Libri al gusto di Sicilia
di S. Piazzese
Santo Piazzese è autore dei romanzi I delitti di via Medina-Sidonia, La doppia vita di M Laurent, Il soffio della valanga, Blues di mezz'autunno, pubblicati da Sellerio e tradotti in francese, tedesco, castigliano. Ha vinto, tra gli altri, il Premio...
Leggi
Paesaggi
di G. Barbera
Giuseppe Barbera è professore di Colture arboree all’Università di Palermo. Tra i suoi libri: Tuttifrutti, Mondadori, 2007; Abbracciare gli alberi; Il Saggiatore, 2017; Conca d’oro, Sellerio, 2012...
Leggi
Sicilia mon amour
di R. Cavallaro
Régine Cavallaro è una giornalista francese di origine siciliana, come indica il cognome di cui si dice molto orgogliosa. Specializzata nel viaggio, ha collaborato a numerose riviste francesi come Ulysse, M Le Monde...
Leggi
Smart City
di M. Carta
Maurizio Carta, palermitano per nascita e scelta, vive un rapporto intenso con le città, sperimentando come capirle più a fondo e come progettarle meglio. Presiede la Scuola Politecnica dell’Università di Palermo e...
Leggi
Storie di storia
di S. Savoia
Salvatore Savoia, studioso palermitano, dopo una lunga esperienza bancaria si è dedicato a ricerche sulla storia e sulla letteratura italiana, con particolare attenzione agli autori siciliani del secolo XX. Tra le sue opere più recenti...
Leggi
Vini e vitigni
di V. Donatiello
Vincenzo Donatiello, classe 1985, è Restaurant Manager e Wine Director del Ristorante Piazza Duomo di Alba, 3 stelle Michelin. Follemente innamorato del Mondo del vino, vive di tante altre passioni come...
Leggi
Vista da lontano
di A. Calabrò
Giornalista per mestiere amato e mai dimenticato, manager e organizzatore culturale per professione attuale. L’identità è sempre aperta e molteplice, ama dire Antonio Calabrò, salde radici siciliane e vita molto milanese...
Leggi
Vista da vicino
di A. Purpura
Professore ordinario di Economia applicata all’Università di Palermo, da sempre si occupa di economia del turismo, studiando gli effetti che i flussi dei visitatori hanno sul territorio...
Leggi
Abbecedario siciliano
di R. Alajmo
Roberto Alajmo, scrittore, dirige il Teatro Biondo, lo Stabile di Palermo. L’ultimo romanzo, uscito con Sellerio, si intitola "Carne Mia". Ha gareggiato in alcuni fra i più prestigiosi premi letterari nazionali...
Leggi
Alfabeto parallelo
di L. Vullo
Luca Vullo è autore, regista, produttore cinematografico e teatrale con base a Londra. Con la Ondemotive Productions Ltd ha realizzato “La Voce del Corpo", una docufiction...
Leggi
Com'è bella la città
di R. Pirajno
Architetto, giornalista pubblicista, docente universitario, saggista, ambientalista, ha scritto per diverse testate di ambiente, paesaggio, storia e processi evolutivi dell’ecosistema urbano nel suo contesto...
Leggi
Contemporaneo
di D. Bigi
Daniela Bigi vive e lavora a Roma, ma da circa vent’anni trascorre molto del suo tempo in Sicilia. È docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove...
Leggi
Cucina e politica
di G. Marrone
Gianfranco Marrone, semiologo, si occupa di tutto e di niente, basta che abbia un qualche senso umano e sociale. Docente universitario e chierico vagante, ama definirsi un dilettante per professione...
Leggi
Fooddia
di P. Inglese
Palermitano, si laurea in Scienze agrarie a Palermo e si specializza in Agricoltura tropicale e subtropicale nell’Università di Firenze, nel 1985. Oggi è ordinario di Arboricoltura generale e Coltivazioni arboree all’Università di Palermo, dove...
Leggi
Grand Tour
di S. Trovato
Romana di nascita, ma se l’è scordato subito, visto che è cresciuta tra il mare del Ragusano, la cupola del Brunelleschi e la banlieue parigina. Poi è arrivata a Palermo e si è fermata...
Leggi
I siciliani spiegati ai turisti
di A. Cavadi
Convinto che la filosofia debba uscire dai circoli specializzati, e farsi strumento di consapevolezza e di liberazione per tutti i cittadini, ha aperto a Palermo, nella “Casa dell’equità e della bellezza”, il primo studio di consulenza...
Leggi
Libri al gusto di Sicilia
di S. Piazzese
Santo Piazzese è autore dei romanzi I delitti di via Medina-Sidonia, La doppia vita di M Laurent, Il soffio della valanga, Blues di mezz'autunno, pubblicati da Sellerio e tradotti in francese, tedesco, castigliano. Ha vinto, tra gli altri, il Premio...
Leggi
Paesaggi
di G. Barbera
Giuseppe Barbera è professore di Colture arboree all’Università di Palermo. Tra i suoi libri: Tuttifrutti, Mondadori, 2007; Abbracciare gli alberi; Il Saggiatore, 2017; Conca d’oro, Sellerio, 2012...
Leggi
Sicilia mon amour
di R. Cavallaro
Régine Cavallaro è una giornalista francese di origine siciliana, come indica il cognome di cui si dice molto orgogliosa. Specializzata nel viaggio, ha collaborato a numerose riviste francesi come Ulysse, M Le Monde...
Leggi
Smart City
di M. Carta
Maurizio Carta, palermitano per nascita e scelta, vive un rapporto intenso con le città, sperimentando come capirle più a fondo e come progettarle meglio. Presiede la Scuola Politecnica dell’Università di Palermo e...
Leggi
Storie di storia
di S. Savoia
Salvatore Savoia, studioso palermitano, dopo una lunga esperienza bancaria si è dedicato a ricerche sulla storia e sulla letteratura italiana, con particolare attenzione agli autori siciliani del secolo XX. Tra le sue opere più recenti...
Leggi
Vini e vitigni
di V. Donatiello
Vincenzo Donatiello, classe 1985, è Restaurant Manager e Wine Director del Ristorante Piazza Duomo di Alba, 3 stelle Michelin. Follemente innamorato del Mondo del vino, vive di tante altre passioni come...
Leggi
Vista da lontano
di A. Calabrò
Giornalista per mestiere amato e mai dimenticato, manager e organizzatore culturale per professione attuale. L’identità è sempre aperta e molteplice, ama dire Antonio Calabrò, salde radici siciliane e vita molto milanese...
Leggi
Vista da vicino
di A. Purpura
Professore ordinario di Economia applicata all’Università di Palermo, da sempre si occupa di economia del turismo, studiando gli effetti che i flussi dei visitatori hanno sul territorio...
Leggi
Rubriche, Storie di storia

Quando la Sicilia scoprì la magia del Village 

Troppe cose da dimenticare, nei primi anni ‘50. I bombardamenti, le città ancora devastate, la memoria ancora viva di troppe tragedie collettive e private, ma anche la perdita dell’abitudine dei più giovani a godere della propria gioventù, come dovrebbe essere in ogni tempo e a qualunque latitudine.
E fu in quel momento che qualcuno in Francia pensò di rinnovare l’antico incanto del mito della Sicilia, certo non più quella del Grand Tour, ma pur sempre l’isola del sole e del mare, attraverso un progetto fortunato. La Sicilia delle notti folli sul mare, vide la luce nel 1950 sulle splendide e incontaminate spiagge di Cefalù. E avemmo così la nostra Saint-Tropez

Rubriche, Storie di storia

Poesia e stravaganze in casa Piccolo 

Lo Stretto di Messina, forse più per le leggende che lo circondano che per le correnti marine che ne hanno sempre reso difficile l’attraversamento, è all’origine del mito dell’insularità siciliana, una vera e propria condanna biblica che avvolge immancabilmente ogni discorso sulla Sicilia. “La terribile insularità d’animo”, è così che la definì Lampedusa. Avremmo potuto viverla come l’altra grande isola d’Europa, l’Inghilterra, che ne fece però il fulcro della sua possenza: per gli Inglesi, erano gli altri, quelli sul continente, a doversi considerare un’appendice. Noi preferimmo sempre farne una lamentela.
Ancora fino all’Ottocento, quel breve tratto di mare si attraversava con piccoli scafi a vela. Per le merci o per i rari viaggi dei privati si preferiva la rotta verso Napoli, anche perché il vero dramma del Sud, in Sicilia come in Calabria, erano le strade, poco più che delle trazzere insicure.
Solo dopo la creazione dello stato unitario si cominciò ad avviare nell’Isola un lento piano di costruzioni ferroviarie (la prima microscopica tratta, da Palermo a Bagheria, risale al 1863) fino a realizzare, ma solo nell’ultimo quarto del secolo, una piccola rete, più o meno contemporaneamente a quanto avvenne in Calabria. Solo a quel punto si ritenne che avesse un senso pensare a un sistema per collegare direttamente le due sponde.
Ed è proprio in quell’ultimo Ottocento che fiorirono mille progetti per la creazione di un ponte e persino per la realizzazione di un tunnel sottomarino, idea che in quel momento pareva più che altro uscita da un romanzo di Verne. Nella realtà dei fatti, accantonate entrambe le proposte – e già eravamo alla fine del 1893 – fu affidata alla nuova Società per le Strade Ferrate di Sicilia una Concessione per la navigazione a vapore attraverso lo stretto, con due corse di traghetto al giorno tra Messina e Reggio Calabria, e altre due per Villa San Giovanni, la punta calabrese più vicina alla Sicilia. Nel 1896 entrarono in servizio due ferry-boats con azionamento a pale e motore a vapore, su progetto dall’ingegnere Antonino Calabretta.
Le due navi-traghetto vennero battezzate con i nomi di “Scilla” e “Cariddi”, due nomi che per generazioni si sarebbero ripetuti tante volte. Ma solo alle soglie del nuovo secolo, nel novembre del 1899, si potè parlare di un vero servizio di traghettamento delle merci tra Messina e Reggio Calabria, mentre si dovette attendere il 1901 perché le prime due carrozze pullman del treno direttissimo Roma-Siracusa fossero imbarcate su un ferry boat, espressione elegante che cominciò a circolare. Iniziava il turismo, sia pure limitato a una ristretta élite. Il successo dell’iniziativa fu talmente grande da indurre nel 1903 la Società ad ampliare la piccola flotta.
Quasi contemporaneamente lo Stato riscattò le ferrovie della penisola, che divennero pubbliche, sotto il logo delle FF.SS. Da quel momento si può parlare di un servizio pubblico regolare, che comprendeva anche alcune vetture-letto della prestigiosa Società Wagons Lits, iniziando la navigazione notturna e il trasporto su navi traghetto di grandi dimensioni e con propulsione a elica. Ma scoppiò la guerra, e oltre alla contrazione dei passeggeri, i mari divennero meno sicuri: nel 1917 il traghetto Scilla affondò in porto in seguito all’urto contro una mina austro-ungarica. Il ventennio fascista vide un sensibile incremento del numero e della stazza delle navi, ormai capaci di imbarcare un treno viaggiatori completo di quattordici carrozze; anche i motori contavano su un tipo di propulsione all’avanguardia, con motori diesel-elettrici che le resero nel settore le più grandi e veloci d’Europa.
Negli anni Trenta furono modernizzate le invasature dei porti di entrambe le sponde, e si iniziò a consentire il traghettamento di autoveicoli: già dal primo anno di esercizio ne transitarono a bordo oltre 3.500. In conseguenza del mutato carattere del servizio, apparve necessario ridisegnare in quegli anni una nuova stazione marittimo-ferroviaria a Messina, un’opera perfettamente in linea con lo stile dell’Italia fascista, decorata con i mosaici di Michele Cascella. Tutto ciò venne devastato dalle bombe della Seconda Guerra mondiale, che a Messina fu particolarmente violenta sia sulla terraferma che sul mare: la flotta FFSS subì danni terribili per le incursioni nemiche ma anche per l’autoaffondamento che la nostra Marina impose ad alcune unità, poco prima dello sbarco alleato. Per quasi un anno il servizio fu completamente interrotto; sembrò profilarsi l’antico scenario pre-unitario, con il ritorno delle barche dei pescatori per attraversare lo Stretto.
Ma lentamente tutto riprese: nella memoria dei superstiti è ancora viva la vicenda del traghetto Messina, la prima nave a riprendere servizio tra Messina e Reggio Calabria, e che fu soprannominata ‘U iaddinaru (il pollaio) per l’inverosimile numero di viaggiatori stipati come le galline, che conteneva. In pochi anni il traffico ferroviario sullo Stretto superò quello d’anteguerra e crebbe il numero dei treni traghettati per intero, ora anche con le carrozze di classe inferiore, consentendo finalmente un viaggio senza trasbordo tra le stazioni del nord e quelle siciliane. Nella normalizzazione era compreso il poverissimo contrabbando, spesso affidato alle donne calabresi, che si rifornivano di sale dalla Sicilia. Dagli anni Sessanta vi fu la piccola rivoluzione dei traghetti privati e degli aliscafi, fino alla attuale e dolorosa rarefazione dall’orizzonte dello Stretto di quelle magnifiche navi bianche con la bocca semiaperta che avevano trasportato tante generazioni di viaggiatori, compresi tanti emigranti, che vollero fissare l’ultima immagine dell’Isola che si allontanava dal ponte di un traghetto.
La guida delle Ferrovie dello Stato del 1909, dedicata alla Sicilia all’indomani del terremoto, per una volta non si limita a elencare orari e stazioni. Si esprime così, con lirismo insolito: “La traversata dello Stretto è estremamente pittoresca: su di essa aleggia il ricordo della tragica alba del dicembre del 1908, ma l’azzurro del mare ed il verde degli aranci cingono sempre con incantevoli gradazioni e con perenne sorriso quelle terre sì piene di incanti. Dal Faro, presso il leggendario Cariddi, è una serie di colline e di insenature che s’inquadrano fra il cielo di zaffiro ed il mare di smeraldo, che danno specialmente alla levata del sole ed al tramonto, tale tono d’incanto al panorama, per se stesso bello, da far rievocare il Bosforo con i suoi bagliori orientali”.
Un viaggio che è durato meno di un secolo.

Rubriche, Storie di storia

Quando sullo Stretto arrivò il ferry boat 

Lo Stretto di Messina, forse più per le leggende che lo circondano che per le correnti marine che ne hanno sempre reso difficile l’attraversamento, è all’origine del mito dell’insularità siciliana, una vera e propria condanna biblica che avvolge immancabilmente ogni discorso sulla Sicilia. “La terribile insularità d’animo”, è così che la definì Lampedusa. Avremmo potuto viverla come l’altra grande isola d’Europa, l’Inghilterra, che ne fece però il fulcro della sua possenza: per gli Inglesi, erano gli altri, quelli sul continente, a doversi considerare un’appendice. Noi preferimmo sempre farne una lamentela.
Ancora fino all’Ottocento, quel breve tratto di mare si attraversava con piccoli scafi a vela. Per le merci o per i rari viaggi dei privati si preferiva la rotta verso Napoli, anche perché il vero dramma del Sud, in Sicilia come in Calabria, erano le strade, poco più che delle trazzere insicure.
Solo dopo la creazione dello stato unitario si cominciò ad avviare nell’Isola un lento piano di costruzioni ferroviarie (la prima microscopica tratta, da Palermo a Bagheria, risale al 1863) fino a realizzare, ma solo nell’ultimo quarto del secolo, una piccola rete, più o meno contemporaneamente a quanto avvenne in Calabria. Solo a quel punto si ritenne che avesse un senso pensare a un sistema per collegare direttamente le due sponde.
Ed è proprio in quell’ultimo Ottocento che fiorirono mille progetti per la creazione di un ponte e persino per la realizzazione di un tunnel sottomarino, idea che in quel momento pareva più che altro uscita da un romanzo di Verne. Nella realtà dei fatti, accantonate entrambe le proposte – e già eravamo alla fine del 1893 – fu affidata alla nuova Società per le Strade Ferrate di Sicilia una Concessione per la navigazione a vapore attraverso lo stretto, con due corse di traghetto al giorno tra Messina e Reggio Calabria, e altre due per Villa San Giovanni, la punta calabrese più vicina alla Sicilia. Nel 1896 entrarono in servizio due ferry-boats con azionamento a pale e motore a vapore, su progetto dall’ingegnere Antonino Calabretta.
Le due navi-traghetto vennero battezzate con i nomi di “Scilla” e “Cariddi”, due nomi che per generazioni si sarebbero ripetuti tante volte. Ma solo alle soglie del nuovo secolo, nel novembre del 1899, si potè parlare di un vero servizio di traghettamento delle merci tra Messina e Reggio Calabria, mentre si dovette attendere il 1901 perché le prime due carrozze pullman del treno direttissimo Roma-Siracusa fossero imbarcate su un ferry boat, espressione elegante che cominciò a circolare. Iniziava il turismo, sia pure limitato a una ristretta élite. Il successo dell’iniziativa fu talmente grande da indurre nel 1903 la Società ad ampliare la piccola flotta.
Quasi contemporaneamente lo Stato riscattò le ferrovie della penisola, che divennero pubbliche, sotto il logo delle FF.SS. Da quel momento si può parlare di un servizio pubblico regolare, che comprendeva anche alcune vetture-letto della prestigiosa Società Wagons Lits, iniziando la navigazione notturna e il trasporto su navi traghetto di grandi dimensioni e con propulsione a elica. Ma scoppiò la guerra, e oltre alla contrazione dei passeggeri, i mari divennero meno sicuri: nel 1917 il traghetto Scilla affondò in porto in seguito all’urto contro una mina austro-ungarica. Il ventennio fascista vide un sensibile incremento del numero e della stazza delle navi, ormai capaci di imbarcare un treno viaggiatori completo di quattordici carrozze; anche i motori contavano su un tipo di propulsione all’avanguardia, con motori diesel-elettrici che le resero nel settore le più grandi e veloci d’Europa.
Negli anni Trenta furono modernizzate le invasature dei porti di entrambe le sponde, e si iniziò a consentire il traghettamento di autoveicoli: già dal primo anno di esercizio ne transitarono a bordo oltre 3.500. In conseguenza del mutato carattere del servizio, apparve necessario ridisegnare in quegli anni una nuova stazione marittimo-ferroviaria a Messina, un’opera perfettamente in linea con lo stile dell’Italia fascista, decorata con i mosaici di Michele Cascella. Tutto ciò venne devastato dalle bombe della Seconda Guerra mondiale, che a Messina fu particolarmente violenta sia sulla terraferma che sul mare: la flotta FFSS subì danni terribili per le incursioni nemiche ma anche per l’autoaffondamento che la nostra Marina impose ad alcune unità, poco prima dello sbarco alleato. Per quasi un anno il servizio fu completamente interrotto; sembrò profilarsi l’antico scenario pre-unitario, con il ritorno delle barche dei pescatori per attraversare lo Stretto.
Ma lentamente tutto riprese: nella memoria dei superstiti è ancora viva la vicenda del traghetto Messina, la prima nave a riprendere servizio tra Messina e Reggio Calabria, e che fu soprannominata ‘U iaddinaru (il pollaio) per l’inverosimile numero di viaggiatori stipati come le galline, che conteneva. In pochi anni il traffico ferroviario sullo Stretto superò quello d’anteguerra e crebbe il numero dei treni traghettati per intero, ora anche con le carrozze di classe inferiore, consentendo finalmente un viaggio senza trasbordo tra le stazioni del nord e quelle siciliane. Nella normalizzazione era compreso il poverissimo contrabbando, spesso affidato alle donne calabresi, che si rifornivano di sale dalla Sicilia. Dagli anni Sessanta vi fu la piccola rivoluzione dei traghetti privati e degli aliscafi, fino alla attuale e dolorosa rarefazione dall’orizzonte dello Stretto di quelle magnifiche navi bianche con la bocca semiaperta che avevano trasportato tante generazioni di viaggiatori, compresi tanti emigranti, che vollero fissare l’ultima immagine dell’Isola che si allontanava dal ponte di un traghetto.
La guida delle Ferrovie dello Stato del 1909, dedicata alla Sicilia all’indomani del terremoto, per una volta non si limita a elencare orari e stazioni. Si esprime così, con lirismo insolito: “La traversata dello Stretto è estremamente pittoresca: su di essa aleggia il ricordo della tragica alba del dicembre del 1908, ma l’azzurro del mare ed il verde degli aranci cingono sempre con incantevoli gradazioni e con perenne sorriso quelle terre sì piene di incanti. Dal Faro, presso il leggendario Cariddi, è una serie di colline e di insenature che s’inquadrano fra il cielo di zaffiro ed il mare di smeraldo, che danno specialmente alla levata del sole ed al tramonto, tale tono d’incanto al panorama, per se stesso bello, da far rievocare il Bosforo con i suoi bagliori orientali”.
Un viaggio che è durato meno di un secolo.

WordPress Theme built by Shufflehound. GDS Media & Communication Srl
Privacy PolicyCookie Policy
Via Lincoln, 19 - 90133 Palermo - Italia
Capitale sociale Euro 120.000. i.v.
C.F. e P.I. 06263430826 REA di PA n. 309459
Direttore Responsabile: Laura Anello
TRIB. DI PALERMO: 4594/2017
CONTATTI
Centralino :0916230544
Mail: info@gdsmedia.it