di Antonio Calabrò

La nuova stagione di sviluppo, in cui investire 750 miliardi, in aggiunta al tradizionale bilancio UE, è rivolta proprio alle nuove generazioni. Una grande opportunità di dare un futuro ai giovani di oggi.

Un complesso di Peter Pan, con l’adolescenza che sfida il tempo e si trascina sino ai trent’anni? O una condizione sociale segnata dalla mancanza di lavoro stabile e di sicure prospettive di vita? Sono domande che tornano in mente leggendo i dati diffusi alla fine di settembre da Eurostat (l’Ufficio Statistico della Ue) a proposito dell’età in cui i giovani lasciano casa dei genitori per andare a vivere da soli. A 26 anni, secondo la media europea. A 30,1, invece, in Italia. Peggio di noi solo gli slovacchi (30,9) e i croati (31,8). Autonomi in giovanissima età gli svedesi (17,8 anni) ma anche i francesi (23,6), i tedeschi (23,7), gli inglesi (24,6) e i belgi (25,2). Meno legati di noi alla casa di famiglia anche i greci (28,9) e gli spagnoli (29,5).

Giovani italiani “bamboccioni” o anche choosy, schizzinosi cioè, come sono stati definiti in discorsi pubblici di qualche tempo fa? Forse anche. Pesa molto, però, la mancanza di sicure e stimolanti prospettive di lavoro. E una cultura, diffusa soprattutto nel Mezzogiorno, dell’attesa del sussidio o del “reddito di cittadinanza”.

A guardare bene in profondità lo stato delle cose, statistiche a parte, si notano anche altre situazioni. La partenza, proprio dalle aree del Sud, di decine di migliaia di ragazzi, i più istruiti e intraprendenti, in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita a Milano e nelle altre città del Nord, ma anche in metropoli internazionali. La stagione della pandemia e della recessione sta attenuando il fenomeno. Ma si tratta solo di uno spostamento nel tempo. Poi, a crisi superata, si ricomincerà a partire.

I dati di Eurostat, comunque, pongono ancora una volta in risalto la questione del futuro delle giovani generazioni. Servono scelte politiche ambiziose e lungimiranti. E una risposta può arrivare proprio dalle indicazioni politiche della Ue con il Recovery Fund intitolato, non casualmente, alla Next Generation e fondato su green economy digital economy, sostenibilità e innovazione. E cioè impresa, tecnologie, conoscenza, formazione. Una nuova stagione di sviluppo, in cui investire 750 miliardi, in aggiunta al tradizionale bilancio Ue.

Per andare oltre Peter Pan, insomma, bisogna costruire un nuovo “patto generazionale”, ridare fiducia ai nostri ragazzi. E fare impresa è parte di questo futuro.