Fattorie biologiche, riscoperta di antiche coltivazioni, pratiche agricole ritrovate, rinascita di antichi borghi: qualcosa si muove nelle aree rurali dell’isola. Grazie a gruppi di azione locale, cooperative, alberghi diffusi, nuove forme di turismo. Sta nascendo un modo diverso e sostenibile di vivere il tempo libero

di Antonio Schembri

è un paradosso europeo, ma ancor più siciliano. Nel Continente le aree rurali corrispondono all’80 per cento del territorio, ma vi è rimasto a vivere solo il 25 per cento della sua popolazione. Va peggio in Sicilia, una delle regioni più agricole dell’intera area euro-mediterranea, dove – a fronte di quasi il novanta per cento di terreno agricolo – si registra solo il dieci della popolazione stanziale nelle zone rurali. Enormi, ormai, i costi sociali di questo rapporto tra città e campagna così squilibrato.

Urgono allora indirizzi nuovi per farvi attecchire nuove imprese. Da anni il ruolo dell’agricoltura non è più riconducibile solo alla produzione di beni di prima necessità, ma si amplia attraverso il riconoscimento di altre funzioni di tipo ambientale, sociale, paesaggistico e storico-culturale. Nel 1996 la Conferenza europea di Cork avviò ufficialmente un percorso di nuova consapevolezza sulla presenza umana nelle aree rurali.

Secondo gli analisti del settore la chiave di volta sono i prodotti e i servizi capaci di identificare e valorizzare i tanti territori che fanno della Sicilia un universo unico. E la promozione del territorio non può prescindere dalla valorizzazione delle risorse naturalistiche e culturali, dal sostegno alle aziende esistenti e dalle agevolazioni per farne nascere di nuove, capaci di combinare l’agricoltura con il turismo e attività didattiche e sociali. Lo strumento per finanziare queste operazioni è il Psr, il Programma di sviluppo rurale che attinge al fondo strutturale che l’Unione europea dedica all’incentivazione delle attività agricole e alle aree di campagna, attraverso linee di agevolazione specifica per svariate categorie di investimenti.

Un distributore di risorse per il quale la Regione ha lanciato l’ultima chiamata per spendere entro il 31 dicembre la restante dote finanziaria della programmazione 2014-2020, pari a 149 milioni di euro. Tocca adesso suddividerla in bandi, ai quali gli attori del territorio siciliano sono invitati a partecipare con progetti specifici.  

Contraltare di questo scenario ricco di potenzialità resta ancora la stasi degli interventi infrastrutturali: i ritardi dei lavori su ponti crollati e su strade in condizioni pessime. Come quelli di ampliamento e messa in sicurezza della Palermo-Agrigento, la statale che solca diversi tra gli scenari rurali più belli della Sicilia occidentale, sotto i Monti Sicani: un’opera promessa nel 1991, finanziata nel 2001, avviata nel 2011 e che, con ogni probabilità, non sarà inaugurata nemmeno nel 2021.

Nell’entroterra della Sicilia le idee però si realizzano, declinando il viaggio, ovvero l’esperienza della rigenerazione, dell’arricchimento culturale, oggi anche delle brevi fughe dalla frenesia urbana, non più solo in forma di paesaggi da attraversare ma di condivisione di abitudini, tradizioni, linguaggi. Risultato che si raggiunge grazie a insiders del territorio, capaci di guidare turisti dopo aver preparato il terreno per farli incontrare con la gente locale. Uno di questi è Pierfilippo Spoto, da Sant’Angelo Muxaro, a trenta chilometri da Agrigento, fondatore di Val di Kam, primo albergo diffuso a nascere in Sicilia (nel 2002), oggi associazione di promozione turistico-culturale additata come esempio di turismo esperienziale.

Dalla finanza, Spoto è riapprodato alla campagna. Dopo la laurea in Scienze bancarie va a Londra per imparare l’inglese, dove resta tre anni, “rischiando di rimanerci definitivamente perché una grossa banca italiana, mentre ci facevo uno stage, mi prospettò l’assunzione – racconta -. La City era affascinante, ma ciò avrebbe significato dire addio alla Sicilia, così non accettai. Tra l’altro osservavo che in Inghilterra, così come in altri Paesi europei dove il sole è un optional, non si stendono neanche per sbaglio i panni all’esterno delle case, come invece avviene in qualsiasi borgo siciliano”.

Osservazione che induce Spoto a riflettere sull’offerta turistica dell’Isola dominante sui cataloghi, fatta di stereotipati tour mordi e fuggi. Zero destinazioni, invece, nella Sicilia interna. Ecco che con Val di Kam Spoto inizialmente mette su un progetto di turismo archeologico e naturalistico: niente di rivoluzionario, ma da portare in giro per fiere in Italia e all’estero, in Germania soprattutto. “Uno dei più importanti tour operator di Monaco di Baviera ci contattò per passeggiate nella natura, degustazioni di vino e olio. E visite all’interno dei paesi agrigentini, incluso il mio. Comprendemmo di essere a una svolta quando, chiedendo ai turisti tedeschi di fornirci qualche foto per aggiornare il sito web dell’associazione, ci accorgemmo che i soggetti dei loro scatti, molto più che i monumenti e le attrattive naturalistiche, fossero proprio i panni stesi, dai balconi o dinanzi ai portoni di ingresso”.

Ai quali si aggiungevano fermi immagine di anziani che giocavano a carte, forme di pane appena sfornate e le espressioni incuriosite di anziane signore intente a pulire ortaggi davanti all’uscio di casa. Scene di una Sicilia minore, misconosciuta, snobbata, di cui ancora nessuno parlava. “Oggi i piccoli gruppi di viaggiatori vogliono essere accompagnati a prepararlo direttamente loro il pane nei forni, così come la salsa di pomodoro nei curtigghia, i cortili, insieme con le famiglie del luogo, prima di gustarla su un piatto di spaghetti”. Oppure a sperimentare il pascolo delle pecore per un’intera giornata con i pastori che insegnano a mungerle per assaggiarne il latte e poi imparare a fare il formaggio.

Cabine di regia di tutti questi processi sono i Gal, i gruppi di azione locale, consorzi composti da soggetti pubblici e privati  per favorire, attraverso procedure molto più snelle rispetto alla Regione, lo sviluppo  delle aree rurali attraverso i fondi strutturali. Veri e propri radar delle esigenze reali dei territori. In Sicilia se ne contano 23 e includono il cento per cento dei Comuni.

Mentre dieci anni fa a Sant’Angelo Muxaro Pierfilippo Spoto veniva preso per matto, oggi il Gal Sicani trasforma la sua idea di turismo in bandi per muovere processi economici capaci di convincere i giovani a restare o a tornare nei loro paesi d’origine. Su questo fronte quattro anni fa è partita anche una cooperazione tra Gal siciliani. Insieme con Terre Sicane anche i consorzi Metropoli Est, Madonie e Nat Iblei, hanno concepito un itinerario alla scoperta della Sicilia interna, venduto a piccoli gruppi di americani fino all’autunno 2019: da Palermo e Bagheria il tour penetra nelle Madonie, alla scoperta di monumenti e aziende zootecniche, casearie, pastifici, panifici. Poi di nuovo in movimento verso le Petralie, da lì verso i Monti Sicani, includendo il Teatro di Andromeda con l’adiacente fattoria didattica, visionaria struttura del pastore scultore Lorenzo Reina, e di nuovo giù a Bivona, città delle pesche, San Biagio Platani e i suoi archi di pane decorati da “mosaici” di legumi, cereali, datteri, pasta e pane e, come tappe finali, la Valle dei Templi e le viuzze e i cortili di Sant’Angelo. “Fino al diffondersi del coronavirus, il mercato più importante per questo genere di offerta turistica è stato quello americano e nordeuropeo”, precisa Spoto.

I fondi del Psr stanno finanziando progetti anche nel palermitano. “Abbiamo impiegato complessivamente tre milioni e trecentomila euro – dice Giuseppe Sciarrabba, direttore del Gal Terre Normanne – per realizzare tre anni fa il percorso dei Due Laghi, tra Piana degli Albanesi e Roccamena: una ippovia panoramica percorribile anche in bici e a piedi; e per finanziare con quattrocentomila euro il progetto di una palestra naturale al Parco Dune di Isola delle Femmine, a dieci chilometri da Palermo con percorsi pensati anche per i disabili”.

Oggi sono diversi gli esempi di nuovi turismi legati alla ruralità, incluse le attività sociali. Ad Alia, tra le province di Palermo e Agrigento, la biofarm Dara Guccione offre invece corsi, escursioni e campi estivi per ragazzi finalizzati all’apprendimento di pratiche rurali, anche per imparare a riconoscere e intervenire su un principio di incendio. In questa azienda, oggi orientata alla produzione di grani antichi e di olio, si pratica anche l’agricoltura consociativa: “Abbiamo piantato il grano Perciasacchi in abbinamento con la lenticchia: il cereale funge da tutore al legume e questo dissoda il terreno facilitando la crescita del grano”, spiega la responsabile, Valentina Guccione.

Riconosciuta come modello di inclusione sociale replicabile in tutto il mondo, al punto da essere stata presentata anche all’Onu nel 2018, è poi l’azienda Mariscò, di Monreale, specializzata in agricoltura biologica e sede di una fattoria aperta anche a soggetti portatori di disagi psico-fisici, familiari e sociali.

“Il futuro del turismo sta ormai in un’offerta taylor made, tagliata su misura – dice Fausto Faggioli, esperto di marketing territoriale e presidente di Earth Academy, la rete europea per la cooperazione e lo scambio delle buone prassi -. È su queste nicchie che deve lavorare il turismo rurale, a cominciare dalle strutture ricettive: non più hotel da cento camere, ma alberghi under twenty, come li chiamano gli americani, dotati cioè di meno di venti posti letto. D’altro canto in Sicilia l’innata capacità di accoglienza, da sola, non basta. Va messa a sistema con tanti altri valori secolari della campagna”.