Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici.

di Roberto Alajmo

Assuppare
Più che inzuppare: inzupparsi. Ma nel senso di sopportare una avversità procurata fino a ritrovarsene fradici. Assuppa il coniuge dal coniuge assillante. Assuppa il dipendente dal superiore vessatorio. Assuppa chiunque da chiunque sia in condizioni che gli consentano di infierire. Un esempio è l’espressione assuppaviddani, una delle molte che si adoperano per definire la pioggia in un dialetto che ne prevede molte, specchio dell’ossessione meteorologica dei Siciliani. La pioggia può essere compresa fra sbrizzìo e sdilluvio, con sfumature anche figurate. Esempio: chiove ‘u mare cu’ tutti li pisci. La pioggia ad assuppaviddani è leggera, insufficiente a dichiarare la giornata di riposo dal lavoro dei campi. Di fronte all’acquazzone i lavoranti erano liberi di correre al riparo. Ma la pioggerellina non era sufficiente, anche se a fine giornata il contadino era ugualmente fradicio.

Negghia
– Si’ ‘na négghia. Lo dice il compagno al compagno di gioco che sbaglia. Oppure il coniuge al coniuge incapace. L’offesa riguarda la sfera delle proprie capacità in un determinato campo d’azione. Si può essere una negghia (o anche neglia) nella corsa o nell’arte oratoria. Il senso è quello di cosa inutile (vedi). Avere la casa o il negozio pieno di negghie vuol dire averla riempita nel tempo di roba di cui sfugge il senso e l’utilità. La stessa parola sta a indicare in dialetto la nebbia, ma non è chiaro come si arrivi all’utilizzo corrente se non con un grande salto di significato.

Pruno
Il frutto del prugno, la prugna, in dialetto siciliano mantiene il sesso maschile dell’albero produttore. In particolare è significativa l’espressione va sucati un pruno, che assume un tortuoso significato offensivo. Per capirne il senso bisogna partire dagli effetti che le prugne provocano sull’andamento dell’intestino. L’invito al consumo di prugne è quindi un’indiretta e contorta – si potrebbe dire: pirandelliana – maniera di invitare il proprio interlocutore ad andare a fare qualcosa che sarebbe troppo volgare riferire senza ricorrere ad allusioni.