Costanza Musumeci partita a 16 anni per Richmond negli usa per uno scambio di studio, non è più tornata. In sicilia? Solo d’estate

di Valerio Strati

Non ancora maggiorenne lascia Palermo per un’esperienza di scambio studentesco negli Stati Uniti. Costanza Musumeci, a soli 16 anni, si trasferisce a Richmond in Virginia per andare a vivere con una famiglia americana.

“Attraverso l’associazione Intercultura, una onlus fondata nel 1955 per promuovere esperienze di studio all’estero – dice Musumeci – ho organizzato il mio soggiorno in America. Dovevo trascorrere solo un anno ma invece è andato tutto ben diversamente. In Italia frequentavo il quarto anno di scuola superiore, che negli Usa corrispondeva all’ultimo anno di studi. Mi sono diplomata in anticipo e, mentre frequentavo un corso di arte, ho vinto un bando il cui premio era una borsa di studio per l’università. Stavo bene con la famiglia che mi ospitava e con l’approvazione dei miei genitori ho deciso di frequentare per quattro anni il Savannah College of Art and Design in Georgia”. Quella che doveva essere un’esperienza limitata nel tempo è diventata un’integrazione totale nel contesto studentesco e sociale americano. Una piega piacevole e inaspettata che ha indirizzato completamente la vita della Musumeci. Da 15 anni vive in una delle città più affascinanti degli States. Dopo la laurea infatti si trasferisce a New York per lavorare e continuare la sua formazione. Consegue un Master in Arts Administration alla Columbia University e inizia a collaborare con importanti artisti di fama mondiale. 

“Per l’artista Peter Halley – racconta – organizzavo mostre, curavo archivi, scrivevo saggi per i suoi cataloghi. Una vera e propria manager dello studio. Per David LaChapelle, eclettico fotografo, anche di star mondiali, ho pianificato in tutto il mondo le sue esposizioni. Dalla Corea all’Europa, passando per il Sud America. Dopo anni di collaborazione però, l’eccessiva stravaganza ed egocentrismo di questi artisti mi pesava. Volevo qualcosa di più sereno, tranquillo. Ho trovato un ottimo equilibrio in Industria Superstudio, lo studio del fotografo italiano Fabrizio Ferri. Con lui ho instaurato uno splendido rapporto. Avevo libertà espressiva e possibilità di crescita. Ero responsabile degli eventi. Purtroppo è stato l’ultimo lavoro prima del blocco causato dal Covid. In Sicilia ci torno solo d’estate, ma vado allo Stagnone di Marsala. Palermo non la sento la mia città. Ho un rapporto con le persone ma non con i luoghi”.