Agli inizi degli anni duemila Biagio Tteseo a Rosolini, la sua Noto Valley, realizza un sito per la condivisione di filmati. Si chiama “Orange Video” e anticipa di molto il portale californiano che diventerà poi un colosso planetario. Un progetto siciliano, che non ha avuto successo, e che è diventato una storia esemplare sul talento e sulla terra che non ha saputo valorizzarlo

di Guido Fiorito

Un anno prima che nascesse YouTube, un sito internet simile era stato ideato in Sicilia e funzionava sul web. Una storia dolce-amara. Nella Noto Valley qualcuno aveva preceduto la Silicon Valley. Rosolini prima di San Diego. Anno 2004. La parola social è ignota. Mark Zuckerberg sta pensando a Facebook nella mensa di Harward. Lancerà il prodotto prima tra i suoi colleghi, poi in altre tre università americane. Anche lui è uno sconosciuto. Sono i primi tentativi di condivisione via internet. YouTube è ancora nella mente di ragazzi yankee che smanettano per PayPal. In Sicilia, un informatico pensa che sarebbe bello un sito dove caricare i propri video e farli vedere ad altre persone. E lo stesso principio che sarà vincente in YouTube. 

Biagio Teseo a quell’epoca ha 36 anni. È nato a Latina ma dall’età di nove anni vive a Rosolini, dove si è trasferito con la madre siciliana alla morte del padre. In terza media, Luigi Papaleo, che oggi lavora alla stazione radioastronomica di Noto, gli mostra uno dei primi home computer. “Era poco più di una scatola – racconta Teseo -. Mi sono innamorato, come Jimmy Hendrix con la prima chitarra. Ho deciso che volevo occuparmi solo di questo. Per tre anni ho fatto la spola in treno fino a Siracusa per studiare elettronica digitale all’istituto professionale. Mi alzavo alle sei e mezza e tornavo alle sedici. Poi studiavo e andavo a fare l’apprendista in un negozio di radiotecnica. Un giorno sono andato all’istituto professionale con uno di quei primitivi computer. Mi hanno buttato fuori perché sostenevano fosse un giocattolo e non andava portato a scuola”.

Siamo negli anni Ottanta. Non c’è internet e non è facile trovare riviste che parlino di computer. “Quando si sono iniziati a diffondere, li conoscevo già bene. In tanti si rivolgevano a me perché spiegassi come funzionano e costruivo software gestionali per piccole aziende e professionisti, perfino per un pescatore di Portopalo”. Teseo realizza il sito della facoltà di Giurisprudenza di Catania, lavora per committenti privati. Realizza il suo sogno: vivere di informatica. “Ero al centro di una rivoluzione. Mi occupavo di tante cose, facevo cortometraggi digitali con la grafica 3D, la stessa che sarà applicata all’animazione e farà grande la Pixar”. Riceve premi e trova perfino il tempo per condurre un programma di musica pop a Radio Noi, quando la play list era ancora semplicemente la scaletta e queste stazioni erano libere per definizione.

L’idea di condividere i video lo entusiasma. Per sviluppare il programma chiama due amici: Pasquale Peluso che vive a Grosseto e Stefano Salemi, anche lui di Rosolini. Sono tre come Chad Hurkey, Jared Karim, Steve Chen, i ragazzi che stanno per inventare YouTube in California.

Nel 2004 il sito made in Sicily, che si chiama Orange video, nome ispirato alle arance, funziona in internet. “L’idea mi venne guardando un sito che conteneva brevi filmati. Allora non era possibile trasmettere un video e mi sarebbe piaciuto che mia sorella che si era trasferita a Bergamo o miei amici lontani potessero vederne uno. Non c’era l’Adsl, la trasmissione dati era molto lenta. Per trasmettere un video si potevano impiegare diverse ore. Pochi avevano telecamere, c’era il problema di tradurre in digitale i diversi linguaggi del video che risolsi con l’aiuto di un americano, Jerome, che aveva ideato un formato leggero. Nei cimiteri del web esiste qualche vecchia schermata”. Gli spazi del sito (sotto il titolo: il teatro dei vostri video) erano divisi in categorie: film delle vostre feste, videoclip di musica, computer graphic film, i vostri spot, corti, video strani…

Il primo nome, orangemovie.net viene cambiato in mumblevideo da mumble mumble, la voce del fumetto di quando Topolino o Paperon de’ Paperoni sono assorti a pensare. Ma il sito non decolla. “Pochi mettevano video e noi non avevamo la cultura del trovare i capitali necessari per diffondere il prodotto né di offrirlo fuori dall’Italia. Semplicemente non sapevamo come fare. Chiedemmo soldi ad amici, parenti, l’università. Niente”. 

Il sito sarà abbandonato. Il 23 aprile 2005 Karim pubblica il primo video su YouTube, gli ormai celebri elefanti dello zoo di San Diego. Nei primi sei mesi il sito riceve venti milioni di investimenti. L’anno successivo Google compra YouTube per 1,65 miliardi di dollari, quando i video sono arrivati a cento milioni e se ne aggiungono 65.000 al giorno. La storia di Teseo potrebbe diventare una fiction. Il soggettista Bruno Conti ha preparato una sceneggiatura e sono in corso trattative con produttori. “Il giorno prima di YouTube, una storia italiana”, è un titolo provvisorio.

Biagio Teseo oggi ha 52 anni e si occupa di grafica web, startup, di comunicazione web (attraverso Bdesign Italia che ha fondato), di diffusione di tecnologie informatiche. Dipinge tele ispirato dalle immagini digitali. È coinvolto come contributor nel progetto mondiale Hyperloop, una tecnologia per un treno supersonico e trasporti ad alta velocità, open source, aperto alla collaborazione di tutti. Ha continuato a cercare e realizzare idee e innovazione. La startup Reclog per esempio, selezionata nel 2012 da Working Capital, l’incubatore Telecom per nuovi talenti e premiata con 25.000 euro. Si trattava della prima app di foto-audio, in cui si può aggiungere un messaggio vocale lungo fino a trenta secondi a una immagine appena scattata. Reclog è stato inserito tra le cento migliori App del 2013 secondo Wired. “Poi sono mancate le energie economiche per sviluppare il prodotto e trovare finanziatori internazionali – dice Teseo -. Andar via dall’Italia? Non me la sento anche se ho molti amici in America. In più oggi non posso sradicare la mia famiglia. Penso che la presenza fisica non sia necessaria per molti tipi di lavoro. Ho provato in passato a vivere a Milano ma non mi piaceva. Nel futuro, e il Covid sta accelerando questo processo, si sceglierà sempre più il luogo da dove lavorare risparmiando tempo e soldi”. 

Scrive sul suo blog (biagioteseo.biz): “Mi piace mettermi in gioco di continuo, considero la vita una startup e mi piace vivere in modo liquido. Il lavoro e la vita privata si fondono, così almeno non soffro la sindrome del lunedì”. E ancora: “Cos’è il fallimento per me? È solo esperienza. Non esiste il fallimento, lo definiamo così quando il risultato non corrisponde al nostro obiettivo”. E per questo gira nelle scuole con un messaggio preciso: “Certe idee sono nell’aria del tuo tempo, non basta saperle afferrare. Bisogna anche trasformarle in una impresa. Realizzare qualcosa di concreto. Ciascun ragazzo, come me che sono un autodidatta, può arrivare a grandi risultati. Il modello è Walt Disney che diceva: l’unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere di parlare e agire”.