di Paolo Inglese

È arrivato l’autunno. Per molti, in città, è solo la stagione che segue la gioia dell’estate e che precede l’inverno; una sorta di stagione di mezzo, in qualche modo malinconica, con le piante che perdono le foglie e le ore di luce che, dopo l’equinozio di settembre, diventano sempre più brevi. Ma, in effetti, è il tempo dei grandi raccolti e delle grandi preparazioni. Non a caso il termine “autunno” deriva dal latino augere (aumentare, arricchire).

In effetti è una stagione ricca di frutti e di prodotti straordinari, forse la più importante dell’anno, in tutto il nostro Paese. La vendemmia ormai inizia in agosto, ma è in ottobre che si conclude ed è in ottobre che si preparano i grandi rossi italiani. L’autunno è il tempo dell’olivo per eccellenza. Raccogliamo le olive da tavola e la campagna oleicola prende forma. È il momento in cui si decide gran parte della qualità del prodotto e si attendono per questo le piogge e le temperature corrette. Per non parlare della frutta, una vera cornucopia di prodotti di piccolo e largo consumo che sono l’orgoglio dell’agricoltura italiana. Alcuni di essi ci faranno compagnia per tutto l’inverno, mele, pere, innanzitutto, ma anche il kiwi. Pochi sanno, poi, che il pero è la specie da frutto con la più numerosa biodiversità in Sicilia, sui Nebrodi, soprattutto. Altre, come il kaki, il melograno e l’uva da tavola ci accompagneranno fino a Natale.

Poi ci sono piccole, importanti eccellenze come il ficodindia siciliano, la coda della maturazione del mango. Arrivano i primi agrumi: il limone primofiore, i mandarini di nuova generazione, le arance ombelicate. È il tempo delle castagne, che per millenni hanno accompagnato la dieta della spina dorsale Italiana, gli Appennini, grazie alla farina da cui si traeva l’unica fonte di energia disponibile. Con le castagne arrivano le nocciole e i corbezzoli, l’azzeruolo e le sorbe. Raccogliere, conservare il raccolto e preparare i campi per le semine autunnali e invernali; questo è l’autunno, mese atteso da tutti coloro che in campagna investono la loro vita. L’autunno non è per nulla sinonimo di tramonto, ma di raccolto e di preparazione alla semina; è, quindi la stagione del futuro, più di ogni altra. L’autunno è tutt’altro che malinconico, nelle nostre campagne, è, invece, ottimista per natura. Ne abbiamo bisogno più che mai, oggi, di un autunno consapevole, così ricco di doni e così responsabile del nostro futuro.