di Simonetta Trovato
disegno Alessandra Micheletti

Qui ci si incontra con facilità. Barcellona è piena di gente che la vive, è una città di spazi pubblici, di quartieri. Nonostante sia una metropoli da tre milioni di abitanti, è comunitaria, civica, identitaria, forte, sodale, coesa. È facile che i barcellonesi autentici ti accolgano e ti aprano le case: ma dal canto loro, ti squadrano e capiscono subito che sei un turista, basta guardarti quando arrivi in un bar. Per loro “tapear” è un verbo di movimento, perché si va per bodegas: un vermut, la tua albondiga (la polpetta) preferita; un altro bar, un altro vermut, un piatto di anchoas, le acciughe. Il turista arriva, si siede, si ferma; il catalano prosegue, assaggia, centellina, ricomincia tra le vermutterie alla ricerca del migliore distillato casero (casalingo).

Valerio Angelini, che a Barcellona vive da qualche anno – “da ricercatore precario”, ride lui, ma è anche vero che ha trovato Marco, architetto, e si è fermato -, ha un suo particolare elenco di luoghi, come tutti. E inizia dalle piazze. “Ogni quartiere possiede la sua festa major e tutto il resto della città si sposta per partecipare. Gràcia è famosa per le installazioni di cartapesta, il Poble Sec per le Infiorate… Quindi la prima cosa, arrivando a Barcellona, è informarsi sulle feste. “Sì, bisogna dimenticare la Rambla e scendere nei quartieri. O salire, al convento di Pedralbes, un capolavoro del gotico catalano; una delle celle è considerata la Cappella Sistina spagnola, con gli affreschi di Ferrer Bassa. È un luogo dell’anima, qui abita la musica sacra, sei sulle colline che guardano la città, nella zona più ricca, il panorama è bellissimo”. Ma Valerio Angelini ha anche una chicca nascosta. “Attaccato a Pedralbes, c’è Sarrià e lì trovate Tomas: assaggerete le patatas bravas più famose di Barcellona, la salsa piccante all’aglio è il segreto del padrone”.

Barcellona è il regno dei plato combinado, che è l’equivalente del brunch: su un unico piatto, salsiccia, huevos fritos e pane. “Li trovate ovunque, è il modo migliore per pranzare a poco prezzo. Sennò andate di arroz, di riso che non è solo Paella che invece è valenciana: a Barcellona si mangia arroz nero con piselli e seppie, o arroz caldoso con il brodo”. Torniamo in strada. “Un vero museo diffuso lo offrono i bunker della guerra civile spagnola, un modo per scoprire la città dall’alto, e comprendere nello stesso tempo il significato della Resistenza”. I bunker furono costruiti sulla collina di El Carmel come batteria antiaerea nel 1937, furono poi abbandonati e servirono come rifugio per i senzatetto, fino ai Giochi Olimpici degli anni ’90, quando lo Stato li fece sgombrare assegnando delle case popolari: Barcellona non poteva offrire una tale immagine di sé. “è un modo per raccontare la città, trent’anni dopo la Semana tragica di Ferrer quando furono bruciate tutte le chiese della città. Il peggio arrivò però da noi: fu l’Aviazione legionaria italiana a sganciare su Barcellona 44 tonnellate di bombe, su ordine di Mussolini. Place de san Felipe Neri è la memoria: è stata volontariamente lasciata intonsa con i buchi delle granate, per ricordare quella terribile mattina del 16 marzo 1938 in cui una bomba (italiana) colpì una scuola e morirono 118 bambini”.

Monastero Reale di Santa Maria de Pedralbes
Baixada del Monestir, 9
Non soltanto il monastero che è bellissimo, con il chiostro più grande del mondo. A Pedralbes troverete un giardino di piante medicinali, la tomba della fondatrice, la regina Elisenda de Moncada e l’infermeria, uno degli edifici ospedalieri del Rinascimento meglio conservati.

Bunker del Carmel
Carrer de Marià Labèrnia,
Nel punto più alto della collina di Turò de la Rovira, a 262 metri di altitudine, i bunker furono costruiti dai militari durante la guerra civile spagnola: la vista da quassù è straordinaria. Oggi è in atto il loro recupero, c’è perfino un piccolo museo.

Bar Tomas
Major de Sarrià 49
A Sarrià, Tomas è un vero bar di quartiere, di quelli per catalani, anche se da poco si è affacciato sulla Lonely Planet. A ragione, dicono che qui si mangino le migliori patatas bravas di tutta Barcellona a forse di tutta la Spagna.

Espai Quera
Carrer de Petritxol 2
Nel 1916, su Carrer de Petritxol, aprì questa piccola libreria specializzata prima in teatro e, anni dopo, in alpinismo: oggi è la più antica della città a non aver mai cambiato sede. Da qualche anno vende anche cibi e vini spagnoli, introvabili altrove.

Can Ros
C/ Almirall Aixada, 7
Qui si mangia catalano, quindi non chiedete la paella che è valenciana: arroz nero con piselli, tapas, crocchette. Dietro il bancone c’è Ros, questa è casa sua.