di Maurizio Carta

La presentazione, il mese scorso, di una scuola innovativa a Isnello (progettata dai tecnici comunali e dallo studio AM3 con la collaborazione di SUMs e Roberto Corbia) è una preziosa occasione che mi permette di tornare sul rapporto tra scuola e città per dargli ulteriore sostanza. Sono le innovazioni sociali, oltre quelle architettoniche, del progetto per l’Istituto comprensivo Luigi Pirandello, infatti, a renderlo uno dei primi esempi concreti di quel nuovo patto: la realizzazione di un laboratorio astronomico e meteorologico permetterà agli studenti di immergersi nell’osservazione del cielo, sposando la didattica con le ricerche del Parco astronomico delle Madonie Gal Hassin. La scuola, inoltre, incentiverà il pensiero ecologico degli allievi attraverso la cura di orti didattici e la fruizione del giardino degli odori, insegnandogli anche il riciclo delle acque piovane. Insieme a SOU a Favara, è il prototipo di una scuola per la “Generazione Greta”, che si fa centro civico aperto alla comunità, suo dispositivo educante attraverso il coinvolgimento della comunità intesa, secondo Lewis Mumford, come un insieme di gente semplicemente “a portata di sguardo”. Attraverso questo sguardo, l’educazione diventa esito di una positiva interazione tra città e comunità e attraverso essa si determina la capacità di trovarsi un posto nella comunità, di saperlo riconoscere e difendere e di attivare processi generativi di nuove relazioni urbane e sociali.

Scuole come questa, e io spero che si moltiplichino, generano una “città educante” in grado di offrire ai suoi abitanti pienezza di opportunità di crescita. Gli spazi urbani hanno un ruolo educativo profondo che si rafforza con la partecipazione dei cittadini, determinando condizioni di crescita culturale. Nelle città educanti, quindi, servono più spazi per la narrazione dei luoghi di vita, più biblioteche come piazze della conoscenza e della relazione, più spazi aperti per il gioco come occasione di interazione emotiva con lo spazio urbano, più landmark dal valore positivo in grado di essere dispositivi ispirazionali per la costruzione dell’identità urbana, più esperienza nel campo delle arti performative, potenziando la dimensione emozionale della città. Solo così le città saranno composte da spazi più fluidi e permeabili capaci di accogliere e alimentare le pluri-comunità che abitano le nostre città sempre più cosmopolite, in grado di cogliere le opportunità del locale e le vitalità del globale. Una buona scuola insegna e forma ottimi cittadini, un’intera città educante genera progettisti di futuro.