Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici.

di Roberto Alajmo

Prio
Si potrebbe provare a tradurre magari con festeggiamento. Purché si sappia che la traduzione è del tutto priva di sottigliezza.

Fare prio a qualcuno significa più propriamente esternargli la propria contentezza per un risultato da lui ottenuto. Una manifestazione attiva e ostentata di compiacimento altruistico.

Andiamo a fargli prio.

La particolarità consiste nel fatto che è espressione di una contentezza riguardante una persona estranea a noi stessi.

Nel loro colossale individualismo, non è frequente che i siciliani gioiscano per il successo di qualcun altro. Il sentimento un po’ sordido che i tedeschi chiamano Schadenfreude (la gioia per la sfortuna altrui, foss’anche un amico, anzi forse soprattutto un amico) dovrebbe ben possedere un equivalente nel dialetto siciliano, ma inspiegabilmente non ce l’ha.

In un contesto regionale di diffusa Schadenfreude bisogna essere molto contenti se qualcuno, di tanto in tanto, viene a farci prio.

Sperciare
Letteralmente: concepire, nel senso di prendere in considerazione, ma con una sfumatura in più di scetticismo nichilistico.

Immaginiamo il tavolino di un caffè, con quattro maschi che contrastano l’afa mediante assoluta immobilità e lunghi silenzi. Improvvisamente, uno di loro si alza per attraversare la piazza assolata. E subito viene inseguito dalla domanda degli amici:

Ma come ti spercia?
Ossia:
Come ti viene in mente?

Il verbo sperciare addita un pensiero o comportamento fuori dalla logica comune, frutto magari di un azzardo momentaneo, addirittura masochistico. O, comunque, in contrasto con l’endemico l’immobilismo regionale.