di Santo Piazzese

Fine anni ‘70. Maurice Castle lavora in una piccola sezione dei Servizi segreti britannici – il leggendario MI6 – che si occupa di affari africani. Divide l’ufficio londinese con il giovane sottoposto Arthur Davis, che aspira a un incarico operativo sul campo, ed entrambi usufruiscono delle sciatte prestazioni di un’addetta ai cifrari che elude i ripetuti tentativi di seduzione messi in opera da Davis. Castle è prossimo alla pensione ed è sposato con Sarah, una bellissima bantu che ha un bambino, Sam, cui l’uomo è legato come se ne fosse il padre biologico. Ogni sera, alla fine del lavoro, Castle non vede l’ora di tornare nella sua anonima villetta bifamiliare in una cittadina poco fuori Londra e condividere serenamente il tempo con Sarah e Sam, che, qualche anno prima, era riuscito a far fuggire dal Sudafrica dell’apartheid, dove l’unione tra un bianco e una nera è un crimine da perseguire con il carcere duro.

Tutto sembra filare in armonia, sia nella sezione dell’MI6 che nell’ambito familiare. Un’esistenza in equilibrio tra routine, normative che appaiono codificate per tramandare sé stesse, e calore domestico. Una vita che sembra antitetica all’idea sul mondo delle spie che l’immaginario collettivo ha consolidato grazie al cinema e alla letteratura di genere.

Un giorno, però, i superiori di Castle e del giovane Davis si accorgono che dalla sezione escono notizie riservate, a opera di una talpa. Viene avviata una indagine discretissima che, nel progredire degli eventi, cambierà drasticamente il destino di colpevoli e innocenti, benché il concetto di innocenza si vada rivelando via via estraneo al milieu delle spie.

Il fattore umano, di Graham Greene (trad. Adriana Bottini) è il terzo romanzo del grande scrittore inglese ripubblicato da Sellerio, dopo Il console onorario e Il treno per Istanbul. Gli altri seguiranno, perché l’editore palermitano ha meritoriamente programmato la ristampa di quasi tutti i romanzi di Greene, nella maggior parte dei casi con nuove traduzioni.

Benché non si possa etichettare tout court Graham Greene come un autore di romanzi di spionaggio, il suo contributo al genere, insieme con Eric Ambler e con John le Carré è stato epocale. Con le Carré ha condiviso la militanza nei servizi segreti britannici, dove è stato alle dipendenze della famosa spia doppiogiochista Kim Philby. Dalle sue opere sono stati tratti numerosi film, alcuni dei quali diventati di culto, come Il nostro agente all’Avana (un romanzo-ossimoro sulla stupidità dell’Intelligence) e, sopra tutto, Il terzo uomo, con uno strepitoso Orson Welles.

È uno degli autori del ’900 che meglio ha saputo interpretare la condizione umana. Con una scrittura di altissima qualità.
Il fattore umano
Graham Greene
Sellerio 2020
Pag. 457 – 15 Euro