A Mazara del Vallo è in corso un progetto, voluto dal comune, per restaurare e mettere in sicurezza tutte le opere grafiche lasciate dal grande artista Pietro Consagra. Un primo passo in vista della mostra che la città sta preparando per il suo illustre concittadino

testi Antonella Filippi
foto Igor Petyx

Con quei suoi capelli al vento e l’espressione orgiastica, il Satiro non è l’unica attrazione di Mazara del Vallo. La più antica, certo, ma è in buona compagnia. Qui ci sono chiese che sottoscrivono un passato illustre e qui è nato un grande dell’arte contemporanea, Pietro Consagra, 100 anni li avrebbe compiuti il 6 ottobre, fondatore nel 1947 – con Ugo Attardi, Pietro Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato e i siciliani Carla Accardi e Antonio Sanfilippo – del movimento “Forma 1”, in cui veniva teorizzata la lezione dell’astrattismo.

E Mazara scorre tra le pagine che aprono Vita Mia, l’autobiografia del 1980, in cui l’artista racconta gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza segnati dalla povertà e dal rischio scampato di morire di tubercolosi.

Alla sua città, già scultore affermato, nel 1965, Consagra consegnò un bronzo raffigurante dei mostri marini emergenti dalle acque: lo trovate a piazza Mokarta. Non è in gran forma ma pare che, finalmente, verrà restaurato. E sempre alla sua città Consagra pensò dopo aver visto con orrore il nuovo palazzo comunale: per coprire quello scempio anni Settanta, lì a declassare una bellissima piazza settecentesca, il maestro decise di progettare una facciata traforata da sculture-finestre. Da sovrapporre, per nascondere. Ma non se ne fece nulla. 

Oggi una nuova Mazara, concretamente più attenta – era ora – al suo patrimonio culturale, sembra manifestare amore e attenzione per quel suo figlio illustre e lo fa con un progetto voluto dal Comune che sta recuperando le opere grafiche dell’artista, che occupano un paio di sale del Collegio dei Gesuiti. Lì dentro c’è chi lavora giorno e notte, sette giorni su sette dal primo settembre: sono le restauratrici della scuola di restauro dell’Accademia di Brera, guidate dalla professoressa Camilla Mazzola e alle prese con un tirocinio formativo. Si occupano della prima fase di un progetto che prevede il restauro delle cento opere grafiche, più qualche scultura, che saranno protagoniste di una prossima mostra che Mazara dedicherà a Consagra, organizzata dalle Fondazione Orestiadi di Gibellina, luogo dove il maestro, scomparso nel 2005, riposa e dove brilla la sua “Stella”: nel terribile momento provocato dal terremoto, lui e numerosi altri artisti avevano voluto affermare il proprio diritto di fantasticare.

Spiega la Mazzola: “L’intervento è di tipo conservativo e di messa in sicurezza per salvare le opere grafiche in un montaggio idoneo alla conservazione. Ogni opera verrà riproposta nella sua stessa cornice ma con gli accorgimenti tecnici necessari”. Racconta qual è la malattia più comune che si annida tra i lavori: “è il foxing, cioè una infestazione di origine biologica che si propaga sulla carta presentandosi con alterazioni giallastre. Sul foxing si interviene bloccando la degenerazione ma sarà necessario ritornare successivamente sul tavolo tecnico con altre strumentazioni e con tempistiche differenti. Nel contempo si procede con la pulitura a secco e con la sostituzione dei cartoni di fondo che sono, in parte, la causa della degenerazione. Pulitura a secco significa rimozione di tutti i depositi incoerenti, piccoli ‘abitanti’ della carta e tutto quello che si riesce a rimuovere senza l’utilizzo dell’acqua che richiederebbe attenzioni diverse. Altra operazione importante è la rimozione degli adesivi acidi che costituiscono un pericolo per la carta, oltre a essere i responsabili del danneggiamento della fibra di cellulosa in maniera irreversibile, una corrosione che, sul fronte dell’opera, presenta fastidiose alterazioni cromatiche di forma rettangolare che corrispondono alla posizione dello scotch retrostante”. Non solo carta: “Siamo intervenute anche su Racconti con il vento, un bronzo del 1961”.

Insomma, un lavoro minuzioso, paziente e appassionante. Un lavoro preziosissimo che c’è ma sembra non vedersi: “L’obiettivo è proprio quello di riportare le opere, per quanto possibile, alla loro originaria condizione senza alterazioni di sorta”. A un patto: che il clima ambientale sia idoneo alle carte: “Al Collegio dei gesuiti la Sala Consagra è priva di climatizzatori ma abbiamo fatto installare un deumidificatore. Se a fine lavoro, però, non verranno rispettate le caratteristiche climatiche raggiunte, si rischierà di vanificare tutti gli interventi di sanificazione”. E sarebbe un vero peccato: “Correndo contro il tempo, abbiamo allestito un laboratorio temporaneo concluso il 30 settembre e abbiamo lavorato senza un attimo di tregua, vogliamo che la mostra si inauguri in tutta tranquillità con un clima adatto alla carta che, come il legno, respira, si allunga e si contrae a seconda dell’ambiente in cui si trova. Stabilizzare le variazioni di umidità è compito e dovere di tutti noi, per evitare che la fibra su degradi”.

La Mazzola, milanese ma originaria di Campobello di Mazara, ha già collaborato con l’Archivio Pietro Consagra di Milano, presieduto dalla moglie dell’artista, Gabriella Di Milia. E ha un sogno: “Mi è venuta voglia di aprire un laboratorio di restauro, fornito di ogni attrezzatura proprio a Mazara. Per diluire nel tempo tutto il lavoro che andrebbe fatto su ogni singola opera”.