Basso impatto ambientale, efficienza energetica, comfort, laboratori, orto didattico, riscoperta dei vecchi mestieri e aperto a tutti i cittadini. Ecco come sarà il nuovo centro scolastico del paese delle Madonie. Un progetto di grande respiro che potrebbe cambiare il volto di tutto il territorio

di Claudia Cecilia Pessina

Distanziamento dei banchi, turnazione, misurazione della temperatura, mascherina sì mascherina no. Vietato passarsi la matita. Impossibile correggere i compiti cartacei. Una ripartenza davvero difficile quella della scuola. Una volta assodato che l’istruzione a distanza non può sostituire in toto quella in presenza, ma semmai affiancarla, integrarla, sfruttandone anche i punti di forza, ora che suona la campanella d’inizio, si presentano tutte assieme le criticità legate a una didattica in sicurezza. E tornano al pettine anche i vecchi nodi irrisolti. Al Nord come al Sud. Nelle città come nei paesi. Forse è l’occasione giusta per riportare al centro il tema della formazione della persona come parte di una comunità.

Può sembrare strano, ma questa riflessione e un potente sforzo per creare qualcosa di veramente nuovo in questo ambito sta accadendo in Sicilia, nel cuore delle Madonie, e precisamente a Isnello. Poco più di 1450 abitanti, 580 metri di altitudine, venti chilometri dalla costa. Cento bambini iscritti a scuola, anzi per precisione 101. Qui, dove le carenze a livello dei trasporti, le insufficienze di organico, la discontinuità didattica, l’accorpamento delle classi hanno comportato non solo un calo di attrattività del centro abitato nei confronti dell’esterno ma anche degli stessi abitanti, causando la fuga di molte famiglie sin dal 2018, si sta giocando una partita importantissima per il futuro non solo locale ma di tutto il comprensorio madonita. Innovazione, qualità, sostenibilità e partecipazione sono le parole d’ordine che hanno guidato la realizzazione del progetto per la nuova scuola di Isnello, che, una volta implementata, sarà tra le prime del genere nel Sud Italia. Totalmente sostenibile, a impatto quasi zero. Stretto legame di collaborazione col Parco Astronomico Gal Hassin. E didattica improntata ai modelli più avanzati.

Finanziata con tre milioni e 650 mila euro attivati da mutui BEI (Banca europea investimenti) e la compartecipazione della Regione siciliana, grazie a un bando legato al Piano triennale per l’edilizia scolastica regionale, rispondeva sin dall’inizio a una concreta esigenza di riqualificare, e parzialmente demolire, l’edificio scolastico attuale, in gran parte gravemente compromesso nella statica e dichiarato inagibile. “Da quel progetto preliminare che certamente rispondeva a tutti i parametri e criteri di selezione, ma rientrava nell’alveo della scuola convenzionale, sia da un punto di vista delle caratteristiche architettoniche dell’edificio che delle scelte gestionali e didattiche, una volta selezionati abbiamo deciso di cambiare strategia – dice Filippo Lupo, architetto, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Isnello, capofila del progetto -. Abbiamo deciso di creare un gruppo multidisciplinare di progettisti che, lavorando a stretto contatto l’uno con l’altro, hanno individuato le linee guida, ognuno nel proprio settore di competenza, cui attenersi nell’ideazione del progetto finale. Il grosso è stato fatto durante il periodo di lockdown”.

Quello che è successo è che tutti insieme hanno osato andare oltre gli schemi. “Il nostro lavoro è stato quello di trovare soluzioni progettuali che trasponessero in linguaggio architettonico quelle che sono le esigenze reali di un’intera comunità, che non si esaurivano nella semplice demolizione e ricostruzione di una sede per la scuola ma di farla diventare una Casa della Comunità”, spiega Alberto Cusumano, dello Studio AM3 Architetti Associati di Palermo, che ha sviluppato il progetto esecutivo in collaborazione con l’Ufficio tecnico del Comune di Isnello.

È un po’ come partire da un sogno. Quello di una casa che possa accogliere tutti, indistintamente. Che funzioni di giorno per le lezioni e di pomeriggio per le attività culturali e laboratoriali. Che abbia una bella biblioteca. Che sia dotata di ampi spazi interni ed esterni per le attività ludiche e motorie. E anche per pensare e guardare le stelle. Che sia colorata. Magari gialla blu e verde. E fatta di pietra e di legno. Sono queste le indicazioni emerse dal percorso partecipativo messo in atto per raccogliere i desiderata di tutte le parti coinvolte: bambini, ragazzi, corpo docente e la cittadinanza tutta, attraverso laboratori e questionari online e cartacei.

“Disegni, parole e pensieri liberi – dice l’architetto Roberto Corbia dello Studio Insiti Opportunità Urbane di Bologna, responsabile per il percorso di progettazione partecipata – sono stati gli strumenti utilizzati per ricavare, attraverso domande mirate, bisogni, aspettative e proposte dell’intera comunità isnellese. Il questionario è stato compilato da un’alta percentuale di cittadini ed è risultato fondamentale nel processo di progettazione del nuovo edificio, in quanto ha fatto emergere una serie di elementi legati alla percezione del luogo, alle aspettative relative a qualità degli spazi e a nuove possibili funzioni di natura pubblica da ospitare all’interno della nuova scuola”. Fondamentale in quest’ottica la particolare attenzione dedicata al dialogo del futuro edificio con l’ambiente in cui sarà inserito, grazie alle innovative tecniche di progettazione parametrica che permettono di far interagire i dati geometrici con quelli ambientali, climatici e anche con i dati fisici dell’utente. L’obiettivo è il benessere, accompagnato a uno stile di vita sostenibile tramite soluzioni a ridotto impatto sull’ambiente. “In questo modo sole, vento e pioggia, lavorando su forma e materiali in sede progettuale, diventano i motori di una scuola efficiente. E da possibili fattori di rischio si trasformano in una risorsa, grazie a strategie volte a evitare il ruscellamento con la messa in opera per esempio di una pavimentazione permeabile, aree verdi inondabili e una cisterna di accumulo dell’acqua, oltre a schermature solari progettate in base agli orientamenti, sistemi avanzati di aerazione e di diffusione della luce naturale per tutto l’anno”, dice Giulia Pentella dello Studio SUMs di Bologna, curatrice del progetto dal punto di vista dell’applicazione dei principi della progettazione sostenibile e inclusiva. Ogni dettaglio è pensato per generare tutto il comfort possibile, così all’interno come all’esterno. Per consentire la fruizione a tutti. E in piena armonia con il luogo e il suo clima. “Anche la scelta dei materiali e delle cromie dell’edificio è in stretto legame con il territorio: andrà a inserirsi perfettamente nella valle con il minimo impatto visivo. L’altezza stessa è stata pensata per non coprire la visuale dei monti retrostanti – continua Pentella -. Ci saranno dei percorsi più o meno ombreggiati da alberi scelti tra le essenze locali in base anche alle diverse esigenze stagionali. Infine – conclude con orgoglio – oltre alla scelta stessa del sito, che si trova su aree già edificate da rigenerare in modo da non intaccarne di vergini, tutta la realizzazione sarà a secco, con parti facilmente disassemblabili e riposizionabili sia internamente che esternamente, in caso di necessità di modifica nel corso degli anni. Così si evita di creare rifiuti inutili”.

La certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) – il sistema statunitense di classificazione dell’efficienza energetica e dell’impronta ecologica degli edifici – non sarà dunque solo un bollino proforma, ma andrà a premiare tutti gli sforzi di ottimizzazione anche in ambito di gestione della scuola.

Un seme per il futuro. Del resto, proprio il territorio delle Madonie già dal 2014 è stato selezionato quale prototipo sul quale sperimentare la Strategia nazionale per le aree interne che prevede il raggiungimento di alcuni obiettivi generali, tra cui la sicurezza degli abitanti, cui è affidata la tutela e la manutenzione del proprio territorio; la promozione della diversità naturale e culturale e del policentrismo su cui fondare nuove opportunità di sviluppo e nuovi modelli di vita competitivi; la creazione di nuove reti di partenariato per il rilancio del settore agroalimentare, del turismo e dell’artigianato tipico ma anche per attivare nuovi modelli di innovazione sociale, sperimentando nuove specializzazioni intelligenti, in un’ottica di rigenerazione del territorio e di uno sviluppo come “green community”.

È per questo che nella nuova scuola di Isnello non potranno mancare l’orto didattico e i corsi di formazione nei vecchi mestieri, come quelli volti alla preservazione dell’antica e preziosa lavorazione del ricamo, del mòdano e del filet. Ma sarà anche centro per la ricerca, la divulgazione e la didattica delle scienze astronomiche.

“È ora di far tornare la scuola il cuore pulsante del paese. Investire è certamente importante per far fronte alle esigenze di sicurezza, ma anche per consentirle di assumersi appieno il ruolo di formazione della persona e del cittadino che domani avrà in mano il pianeta – dice Daniela Fiandaca, avvocato, vice-sindaco di Castellana Sicula, nonché assessore alla Pubblica istruzione dell’Unione Madonie -. Proprio oggi è fondamentale tornare a investire anche nelle scuole piccole, nelle aree interne dove non si è mai smesso di mettere in atto tutte quelle buone pratiche come le mense sane, il cosiddetto pedibus, cioè lo spostamento a piedi degli allievi, e il coinvolgimento delle comunità nelle attività extrascolastiche, tutte cose che nelle città sono state più recentemente individuate come desiderabili e virtuose”. Critiche circa il senso e il vantaggio di costruire una scuola di questo calibro in un paese così piccolo, che deve fare i conti con lo spopolamento e con l’attrattività dei centri costieri e della grande città, non ne sono mancate. “Dobbiamo vincere diffidenze e rassegnazione costruendo un’alternativa valida – dice deciso Marcello Catanzaro, sindaco di Isnello e appassionato fautore del progetto -. E non c’è dubbio: l’istruzione è la salvezza. Innestandola sulla tradizione in senso innovativo possiamo creare lavoro e progresso anche in un piccolo centro come il nostro, che di per sé è un piccolo angolo di paradiso. La dinamica in atto di smart-working e south-working è un’opportunità che non possiamo non cogliere”. Gli ambienti e le aule dovranno favorire e i processi di evoluzione personale di ciascuno. “Sono stati gli stessi bambini a esprimere il desiderio durante la fase ideativa di avere luoghi, come quello della cosiddetta caverna, dove potersi ritirare in solitudine, in silenzio, a pensare. A immaginare”. Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, nel corso del videomessaggio inviato lo scorso 4 settembre in occasione dell’evento di presentazione ufficiale del progetto, si è detta “particolarmente orgogliosa che un esempio di così alto livello provenga dal Mezzogiorno d’Italia”. Di certo c’è che gli isnellesi, sia adulti che bambini, la loro scuola, che ancora non esiste nella realtà, la sentono già un po’ loro.