Tra Noto e Vendicari è nato un parco dedicato alle creazioni di grandi artisti, alla biodiversità, all’alimentazione e al turismo sostenibili, alla tutela dell’ambiente. Un luogo dove il passato può animare un nuovo e diverso presente

di Laura Grimaldi

A come arte, come agro-biodiversità e come alimentazione sostenibile. Stanno insieme in un grande “Parco dell’anima” a Noto. Tra antichi agrumeti, alberi di ulivo, mandorli secolari e carrubi è nata un’oasi agro–culturale dove si incontrano arte, tutela dell’ambiente e delle biodiversità e turismo sostenibile.

Un parco in divenire che al momento occupa un’estensione di cinque ettari di terreni agricoli in zona protetta pre-riserva di Vendicari. Vi si possono ammirare creazioni d’arte del nostro tempo e – per chi è stanco del gusto standard e globalizzato – si potranno scoprire il valore e il sapore dei grani antichi siciliani. 

M’ama. Seeds – che significa appunto semi in inglese – è il progetto nato dall’idea “di ritornare a un’alimentazione sostenibile che non può essere disgiunta dal recupero e dalla valorizzazione dalle antiche semenze”, come spiega Alessia Montani, ideatrice e fondatrice della start up in sinergia con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto. Lei si è perdutamente innamorata della terra di Sicilia un paio di anni fa. Romana, avvocato di Diritto pubblico, collezionista d’arte, da oltre vent’anni si occupa di progetti in cui l’arte diventa mezzo di comunicazione su temi di interesse pubblico.

“L’idea – spiega – è nata costatando la difficoltà di coloro che custodiscono e valorizzano le nostre antiche semenze, riscontrando la grave lacuna del sistema normativo nazionale, che non riconosce identità e tutela a questo importante made in Italy”.

Il suo sogno si è quindi concretizzato nel progetto che porta la firma dell’architetto Fernando Miglietta nei terreni storicamente a vocazione agricola dello Zahir Country house (al quale bisogna rivolgersi per prenotare la visita) e dell’Antica Masseria del Sole, due strutture ricettive, e con l’intenzione di espandersi ancora.

Il Parco è concepito come una continua opera collettiva in cui gli artisti partecipano con opere site specific sull’ambiente, ma soprattutto sul ruolo dell’agricoltura e la necessità della costruzione di nuove filiere agroalimentari che prevedano un’economia circolare e sostenibile.  

La prima opera permanente installata è quella di Michelangelo Pistoletto, uno degli artisti italiani contemporanei più noti, che ha inaugurato il suo celebre segno del suo Terzo Paradiso, Rebirth. Una creazione che esprime il legame tra arte e natura, nata tra le spighe di una particolare cultivar di grano antico, il russello, con cui si faceva e si fa ancora oggi il pane.

Un’altra opera ha trovato posto nel Parco da poche settimane. È l’Orto degli Ulivi di Domenico Pellegrino, artista noto nel panorama internazionale per aver portato in giro per il mondo le figure e i simboli della storia millenaria della Sicilia e del Mediterraneo. Un’opera creata recuperando tronchi di ulivi morti, che l’artista fa rivivere con le sue “gemme di luce”.

Entro la fine di settembre, l’artista Mabe – acronimo di Marina Bertagnin – installerà una scultura in marmo di Carrara e resina e intitolata Inverno. Attraverso la leggera flessione in avanti del capo, l’opera evoca la stagione fredda che ci invita alla riflessione e alla meditazione e ai ritmi di vita lenti e pacati.

Tra i prossimi interventi, quello di Chicco Margaroli con l‘Attico della Natura, un imponente arco di trionfo, omaggio a madre natura,  realizzato interamente con materiali riciclabili, e quello di Giulio Rigoni con Silos, un’istallazione multisensoriale che vuole stimolare la riflessione sullo stretto legame tra mercato finanziario e alimentazione. Sarà una torre, alta più di quattro metri, attraverso la quale l’artista metterà in scena un oggetto architettonico che abbraccia la tradizione del paesaggio mediterraneo. Il Seme del Mondo di Giuliana Cunéaz sarà invece una monumentale scultura di oltre tre metri d’altezza che simboleggia la necessità di salvare un inestimabile patrimonio del pianeta terra. “Stiamo già realizzando – aggiunge Alessia Montani – un programma di iniziative e attività che traggono spunto da studi e ricerche commissionate a Università e strutture medico-sanitarie, finalizzate ad approfondire la correlazione tra il possibile riutilizzo di antiche semenze e la prevenzione e cura di malattie e disturbi quali la celiachia, la psoriasi, il colon irritabile e altre forme di intolleranza al glutine. Sulla base dei risultati di tali studi e ricerche, contiamo di costituire e aggregare un’intera filiera di coltivatori e produttori di antiche semenze, di trasformatori delle relative materie prime e semilavorati, di affidabili aziende dell’alimentazione, nonché di selezionati canali distributivi, di ristoratori e chef che facciano specifico uso di tali semenze e dei prodotti derivati”.