Protezione dei dati? Non basta la password, ora ci pensa l’intelligenza artificiale comportamentale che riconosce chi sta digitando e blocca la frode. È il progetto di Neoeyed, una startup di Gela, premiata nella competizione “Start Lab” 2020 che ha dato una menzione speciale anche ai siciliani di Reiwa Engine. Il loro progetto: un robot, molto intelligente

di Guido Fiorito

L’incubo delle password. Come ricordarle tutte, come mantenerle segrete? Molte vanno cambiate in continuazione. Impararle a memoria tutte? Impossibile. A volte si lavora in pagine protette, ma fino a che punto? Nel 2017 ci sono stati 16,7 milioni di frodi informatiche con furti di dati da parte di hacker senza scrupoli. Ci saranno anche i nostri? Un problema che riguarda tutti, ancor più i Millenials, i nati dal 2000 in poi, che comprano on line un oggetto su due. A questo tema si è dedicata da qualche anno una startup gelese che si chiama NeoEYED e il risultato è un progetto che, tra gli altri premi, ha ricevuto un mese fa il terzo premio nazionale nella competizione 2020 indetta da Start Lab di UniCredit nella categoria digital. 

Fondatore e ceo della startup è Alessio Mauro, un gelese che si è laureato in comunicazione digitale all’Università di Milano. “Ho iniziato a occuparmi dei problemi di sicurezza delle nostre password – racconta – fin dalla tesi di laurea che era intitolata ‘Paga con il sorriso’. Mi ero dedicato al riconoscimento facciale che dieci anni fa era ancora agli inizi e con il quale si poteva pagare in sicurezza. Poi il mio interesse si è concentrato sulle password”.

In effetti i sistemi biometrici non sono riusciti a cancellare le password. “Continuano a essere utilizzate anche in presenza del riconoscimento facciale o digitale – spiega Mauro – perché questi ultimi possono incepparsi e perché le aziende pensano che i sistemi biometrici non siano ancora graditi da tutti. Allora abbiamo costruito una behavioural AI, ovvero un’intelligenza artificiale legata al comportamento, che raccoglie dati su come l’utente digita la password e procede poi dentro la app o il sito web. Per esempio misura le vibrazioni della digitazione sui telefoni cellulari.  Si scopre che questo comportamento è assolutamente individuale e che i dati relativi alla pressione e ai tempi sui tasti quando digitiamo la password e altro sono personali e identificano l’autore. Quindi il nostro sistema blocca una password corretta ma digitata con caratteristiche diverse da una persona estranea come nel caso di un hacker. È un sistema auto-imparante che va raccogliendo i dati sul comportamento alla tastiera individuando con l’esperienza la nostra unicità. È destinato alle aziende, alle banche, perché si collega all’app o al sito web e protegge i clienti dalle frodi”.

Il progetto è partito quattro anni fa, è nella fase dei prototipi e il prodotto finito dovrebbe entrare in vendita entro l’anno, puntando sul mercato asiatico: India, Singapore, Giappone. Il prodotto è stato sviluppato da Mauro con altri soci della startup indiani.  

NeoEYED, oltre quella siciliana, ha una sede negli Stati Uniti a Wilmington nel Delaware e un’altra a Bangalore in India. Si tratta, in effetti, di sedi quasi immateriali. “Dopo la laurea – spiega Alessio Mauro, 35 anni – sono stato negli Stati Uniti, ho lavorato a Milano e poi sono tornato a Gela. Se ti occupi di informatica tutto è virtuale. Con i miei soci indiani ci siamo incontrati di presenza solo una decina di volte, tra l’America, l’India e Amsterdam. Per lavorare mi basta un computer e una connessione, posso farlo dovunque e allora ho scelto di restare in Sicilia. Ho viaggiato tanto ma l’Italia resta il posto migliore dove vivere. Poco importa che sia un mercato poco propenso all’innovazione. Attraverso i computer possiamo vendere ovunque. E lavorando a casa non abbiamo risentito nemmeno del coronavirus”.

La giuria di UniCredit Start Lab ha fatto anche una menzione speciale nel settore Clean Tech alla startup ragusana Reiwa Engine, con sede legale a Caltagirone e sede operativa a Comiso. Il progetto riguarda un robot con intelligenza artificiale per la pulizia in autonomia a secco dei pannelli fotovoltaici, che in questo momento è arrivato al terzo prototipo che viene sottoposto a test di  campo da parte di Enel Green Power. L’autore del progetto, del robot e ceo della startup è Salvatore Occhipinti di Acate, laureato in Ingegneria elettronica a Catania, che ha coinvolto nell’impresa il compagno di lavoro Salvo Salerno (direttore marketing) e Lara Licitra (Office manager). “Dieci mesi fa – dice Salerno – abbiamo lasciato i nostri tre impieghi privati per questa scommessa. Adesso siamo a buon punto e contiamo entro l’anno di arrivare al prototipo definitivo. Il nostro robot è brevettato per mantenere un equilibrio costante e abbattere i problemi legati ai dislivelli che sono comuni nei parchi fotovoltaici. I nostri competitori sono in Israele e in Cina e riteniamo che la capacità di svolgere il lavoro superando ogni ostacolo possa essere vincente”.

Il robot avanza su particolari cingoli ed è dotato di sensori in grado di fornire tutti i dati sulla superficie sulla quale si sta muovendo. Dopo aver completato i test, la startup andrà alla ricerca di partner finanziari e per la produzione industriale del robot da vendere in tutto il mondo. Lo scopo è di ridurre dell’ottanta per cento i costi di pulizia dei pannelli, effettuata oggi da manodopera umana. Una pulizia costante, inoltre, aumenta di un quarto il loro rendimento. Un problema che diventa decisivo nei parchi istallati in zone desertiche”.

Salerno spera di restare in Sicilia e di creare posti di lavoro nell’Isola, “nonostante la lentezza della burocrazia e quella di trasporti e spedizioni. Abbiamo fatto una scommessa e siamo rimasti tra mille difficoltà sperando di contribuire alla crescita del nostro territorio”.