di Daniela Bigi

In un’epoca che ha vissuto il costante alternarsi di costruzioni e decostruzioni, ci si è interrogati ripetutamente sui rapporti tra arte e architettura e le risposte sono state le più disparate, talvolta inconciliabili.

Più volte negli ultimi decenni si è lavorato alla riduzione della presenza fisica dell’arte, prediligendone la dimensione effimera, interstiziale, immateriale, relazionale. Oggi, la generazione dei più giovani torna a ragionare sul concetto di site-specificity, che diviene condizione privilegiata del fare se non addirittura ragione stessa di quel fare.

Anche in Sicilia troviamo esempi in tal senso, con poetiche che fanno della lettura, della valorizzazione o della riscrittura dello spazio architettonico il proprio punto focale, con un’esplicita esigenza di riannodarsi anche a pratiche e forme di una storia antica, plurimillenaria. Questo vale soprattutto per alcuni lavori del duo Genuardi/Ruta, che proprio con questo spirito ha di recente realizzato un intervento in una dimora storica del Salento, Distilia. I committenti, Lorenzo Rossi e Lilia Laghi, sono due collezionisti noti per aver fondato a Milano la galleria PlusDesign, dove creavano oggetti d’uso in edizione limitata collaborando con artisti e designer. Nella loro collezione troviamo opere di autori come Anish Kapoor, Carla Accardi, Ettore Spalletti, Sol LeWitt, Tony Cragg, Tatiana Trouvé e molti ancora.

Per questa casa di San Cesario di Lecce, con facciata settecentesca e interni ottocenteschi, hanno immaginato  che “la capacità di creare un’emozione geometrica” dei Genuardi/Ruta potesse essere perfetta per lavorare sulla volta di ingresso. E così è nato ATEN 2020 EF, un intervento che trae vita dalla forma a stella tipica delle volte del Salento. “La volta a stella – raccontano i due artisti – nasce dall’esigenza di risolvere i problemi di carattere costruttivo e statico della volta a crociera. Le unghie, in questa tipologia di volta, non si toccano, e la parte centrale, che funge da contrasto, è costituita da una porzione di volta a vela. Sono le punte di questa vela a dare una particolare forma al costruito, e da qui deriva la definizione di volta a stella”. Dunque hanno deciso di ruotare pittoricamente il volume preesistente creando un’apertura verso il cielo, uno spostamento degli elementi architettonici che lasciasse intravedere la luce salentina.

Le geometrie che il duo mette in campo da qualche anno non esistono per se stesse, sono sempre il frutto di una riflessione sulla luce, sui volumi che essa intercetta, sui tagli che definisce. E la riflessione non deriva da una matrice tecnico-analitica. È piuttosto l’espressione di un’attitudine storico-sentimentale, ha a che fare con emozioni legate a un bagaglio memoriale remoto. Potremmo leggere l’insieme delle loro forme come le pagine di un diario di bordo, un’unica narrazione intorno al rapporto indicibile e sempre rinnovantesi con la potenza naturale della luce che incontra un costrutto altrettanto potente, tutto umano, lo spazio architettonico. Le imprevedibili relazioni formali che si allacciano tra queste due potenze costituiscono il vero fulcro del loro lavoro.

Dopo ATEN 2020 EF, che prende il nome, non a caso, da un asteroide entrato nell’atmosfera terrestre il 18 marzo 2020, mentre i due lavoravano alla volta dell’ingresso, il progetto si è esteso ai pavimenti di alcune stanze: qui “la luce del sud riflette il colore della pietra leccese, con il suo ampio raggio cromatico che va dalla gamma dei gialli ai rosei, creando un dialogo/contrasto con la luce del crepuscolo”. A chi sa leggere oltre le evidenze, la connessione tra volta e pavimenti, così come tra l’asteroide e la volta a stella, può raccontare molte cose.