Incremento del trasporto merci, delle navi da crociera, della cantieristica, e riprogettazione dei waterfront. Ecco come sta cambiando il sistema portuale in tutta la sicilia occidentale.
Una vera rivoluzione e un’occasione da non perdere

di Guido Fiorito

Ci sono luoghi in Sicilia dove si demolisce ciò che è brutto e si costruisce il futuro. In uno Stato, in una Regione, dove per abbattere e costruire, bisogna affrontare i pregiudizi di molti e le selve della burocrazia, dove ogni cosa rischia di perdersi nell’immobilità. Questi luoghi sono i porti della Sicilia occidentale: Palermo, Termini Imerese, Trapani, Porto Empedocle. Presi da un vortice di iniziative che stanno trasformando il loro aspetto, l’economia e il rapporto tra i cittadini e il mare. Dietro tutto questo c’è un manager che viene da Ischia e che opera, secondo la sua definizione, contro vento. Pasqualino Monti, 46 anni, in questo momento ha aperto 52 cantieri, con investimenti per quattrocento milioni di euro. Presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia occidentale dal 26 giugno 2017, Monti è un manager che afferma di non essere schierato politicamente (“Non importa il colore del governo ma che sia disposto a fare”), attento ai bilanci numerici dei risultati (è laureato in Scienze statistiche ed economiche), che prima di venire in Sicilia ha trasformato il porto di Civitavecchia. Nel 2015 risultò il primo scalo per navi da crociera del Mediterraneo, oltre  che la prima stazione appaltante del settore d’Italia. Con inaugurazioni accompagnate dalla musica di Ennio  Morricone, in banchina con tutta l’orchestra. 

“Nel nostro Paese, e in Sicilia in particolare – dice Monti – c’e bisogno di creare occupazione e costruire un futuro che non può essere più in un contesto di assistenza pubblica. In questa direzione, i porti della Sicilia devono realizzare le loro potenzialità inespresse, essere protagonisti sul mercato. Da qui la riqualificazione dei terminal per i passeggeri nazionali e per le navi da crociera. Non c’è sviluppo senza industria e quindi il Cantiere navale di Palermo è candidato a costruire qualcuna delle cinquanta navi che serviranno alle grandi compagnie di navi da crociera nei prossimi anni. La Regione si è mossa per le zone economiche speciali, che devono attrarre chi vuole sviluppare industrie alle spalle del porto, ma bisogna continuare e non fermarsi”.

Nel 2018 è iniziata la rivoluzione del waterfront di Palermo, sull’esempio di grandi città-porto del Mediterraneo che si sono rifondate nella modernità costruendo un nuovo rapporto con il loro mare, in testa a tutte Barcellona e Marsiglia. Un concorso internazionale di idee, vinto dallo Studio Valle 3.0 di Roma, ha dato il via al  progetto di trasformazione del porto di Palermo, che prevede due nuovi terminal: al molo trapezoidale per le navi da crociera e al molo Piave per quelle ro-ro (ovvero roll-on e roll-off, dove i mezzi gommati entrano ed escono in modo autonomo) e l’apertura di intere aree oggi negate ai cittadini. 

In tutta  la zona attorno al Castello a mare sono state demolite palazzine e capannoni, spostata altrove ogni attività. In via Patti sorgerà entro due anni un parcheggio a tre piani per 250 auto, mentre all’inizio del prossimo anno sarà sistemata con prati la zona liberata dalle ruspe tra la Cala e il Castello. Sono opere previste nel bando da 136 milioni di euro per la gestione ventennale dei servizi portuali di Palermo e di Termini Imerese assegnata alla Osp, l’azienda che ha ottenuto la conferma esercitando il diritto di prelazione. Le demolizioni proseguono con sette edifici privi di valore storico in via Crispi, dall’ex bar del porto al deposito bagagli, per far rivedere il mare negato da decenni ai palermitani. Un vasto piano di recupero del waterfront che ha compreso la riqualificazione del porticciolo di Sant’Erasmo (progetto di Sebastiano Provenzano) dove si può andare in passeggiata in riva al mare, frequentare bar e ristoranti, così come alla Cala. 

“A brevissimo – dice Monti – inaugureremo a Palermo la nuova stazione per gli aliscafi e sarà pronto il bando per realizzare il terminal per le navi crociera al molo trapezoidale. Serviranno diciotto mesi per realizzarlo. Nel giugno del 2021 sarà finito il rifacimento della stazione marittima e di quelle di Trapani e Porto Empedocle. A Termini Imerese stiamo completando la migliore protezione del porto e a settembre faremo la gara per il dragaggio dei fondali”.

Su Porto Empedocle c’è un investimento da 70 milioni per rendere il porto adatto alle grandi navi da crociera. “È un luogo di grandi prospettive per la vicinanza alla Valle dei Templi. Quest’anno sono arrivate le prime piccole navi da crociera ma per quelle grandi, a parte la nuova stazione marittima, servono nuovi moli lunghi trecento metri e il dragaggio dei fondali fino a una profondità di dodici metri”. Il piano regolatore portuale di Porto Empedocle risale al 1962 e non prevede niente di tutto ciò. Si tenterà la strada delle varianti ma la burocrazia resta il problema principale. Qui come in tutti gli altri luoghi.

Sul tema, una denuncia sulla burocrazia che blocca lo sviluppo dell’Italia, Monti ha scritto un libro: In mare contro vento, riflessioni di un manager pubblico ed è durissimo. “Il governo sta lavorando alle semplificazione – dice – ma bisogna fare cento volte di più. Le leggi sono scritte in modo incomprensibile. È  virtuoso chi non fa, potenziale delinquente chi fa. Un approccio rovesciato per il quale rischiamo il definitivo declino. Complicare gli iter non è una manifestazione di virtù e non combatte la corruzione. Al contrario la trasparenza è nella semplificazione. A Civitavecchia, dove ho creato mille e ottocento posti di lavoro,  ho ricevuto sei avvisi di garanzia tutti chiusi con l’archiviazione. Il mio mandato a Palermo scade l’anno prossimo. Ha senso rimanere se potrò lavorare serenamente. Prendiamo grandi rischi e gli stipendi di un manager pubblico non premiano il merito”. 

Qualche esempio? Il certificato per i dragaggi è valido tre anni, ma il ministero dell’Ambiente risponde dopo sei e si ricomincia tutto daccapo. Il rifacimento del porto di Palermo è stato pensato nel 2008, con la presentazione del nuovo piano regolatore portuale, ma sono passati dieci anni per trovare le condizioni per approvarlo e realizzarlo. Nonostante tutto, i cantieri continuano ad essere aperti. Neanche il Covid finora è riuscito a mettere in crisi l’Autorita portuale, che è riuscita a recuperare risorse incrementando il trasporto merci (navi ro-ro) che segna nel 2020 un più venti per cento. “L’anno scorso abbiamo chiuso con un avanzo di amministrazione di 23 milioni. Quest’anno l’utile sarà lieve ma ci sarà. Non abbiamo messo nessuno in cassa integrazione, né abbiamo avuto bisogno del sostegno di denaro pubblico. Anzi nel porto è necessario fare altre assunzioni”. Per tutti e quattro i porti della Sicilia occidentale è prevista anche una trasformazione in chiave ecologica in Smart port, con infrastrutture energetiche e reti dati. Il bando (23 milioni), in fase di assegnazione a un progetto presentato da Gruppo Free (Energy Saving ed Energia) e Luxmaster, prevede l’abbattimento a zero delle emissioni entro venti anni con l’aiuto del fotovoltaico, del recupero termico e perfino dell’energia del moto ondoso. “Una tecnica – spiega Monti – che prevede dei cassoni a forma di una T dove il mare produce un’onda e l’energia viene recuperata attraverso una turbina. Sfrutteremo il calore per produrre acqua calda che potremo fornire gratuitamente all’Ucciardone e ad altre strutture pubbliche”.