Dal prossimo 12 settembre riparte il festival “Le Vie dei Tesori”. Quest’anno saranno quindici le città dove sarà possibile viaggiare alla scoperta di veri e propri gioielli nascosti e centinaia saranno gli appuntamenti e le visite guidate a meraviglie di arte, storia, natura. Una grande immersione nella bellezza

di Maria Matranga
foto Igor Petyx

È il candore birichino di un putto di Serpotta a rappresentare l’edizione di quest’anno, quattordicesima dal suo inizio nel 2006. “Rinasci nella bellezza”, è lo slogan riferito a quel putto-bambino che di bellezza è fatto, il bianco dello stucco che sembra giocare con un arcobaleno di colori. Per dire che da qui bisogna ripartire: dall’amore per i propri luoghi, dalla conoscenza della storia che li abita, dal piacere di visitarli in sicurezza ma comunque all’interno di un rito comune, condiviso, partecipato.

Le Vie dei Tesori torna in quindici città della Sicilia, dal 12 settembre all’8 novembre, con la consapevolezza che ancora più oggi c’è bisogno di riscoprire la bellezza che ci appartiene. Ancor più in quest’anno del turismo di prossimità, della riscoperta di ciò che ci è vicino (che siano affetti o luoghi), della voglia di accorgersi di quel che a volte si trascura e di gustarlo con lentezza. Non serve andare lontano per viaggiare.

Da sabato 12 settembre ci si potrà tuffare in una Sicilia inedita, con centinaia di tesori di arte, natura, storia, mistero che saranno aperti e raccontati durante i weekend. Giardini, monasteri, terrazze, chiese, camminamenti, palazzi nobiliari. E poi più di cento tour d’autore lungo itinerari cittadini e naturalistici, e tante esperienze speciali. Grande attenzione alla sicurezza come il tempo impone: ogni luogo avrà un numero di visitatori contingentato; ovunque sarà possibile (e consigliata) la prenotazione; il racconto dei luoghi sarà affidato, quando non ci saranno spazi e condizioni per visite guidate dal vivo, a delle audioguide d’autore che sono state realizzate apposta per il Festival dall’associazione Amici delle Vie dei Tesori. Audioguide curate dai giovani studiosi che da sempre collaborano al progetto e con “incursioni” di esperti senior: direttori di musei, botanici, grandi esperti del patrimonio.

Ma l’appuntamento con la grande festa collettiva resterà intatto, con gli ormai celebri coupon da 10 o da 4 visite che non sono personali e che consentono di visitare tutti i luoghi, con gli infopoint nelle piazze delle principali città coinvolte, con l’eterna dialettica tra il popolo degli organizzati (guida in mano e tabella di marcia ferrea) e il popolo dei gironzolatori, che vuole saltare da un tesoro all’altro, senza programmi preordinati, dove resteranno posti liberi nei turni.

Si parte sabato 12 settembre, per tre weekend, fino a domenica 27 settembre, con le prime otto città: Messina, Trapani, Mazara del Vallo, Marsala, Caltanissetta, Sambuca di Sicilia, Bagheria e (solo per l’ultimo weekend) il borgo di Naro. Il testimone – dal weekend del 3-4 ottobre fino a quello del 7-8 novembre – passa poi a Palermo, la città dove il Festival è nato e dove è diventato un grande rito laico, con oltre cento posti aperti alle visite guidate, esperienze che vanno dal volo in Piper alle visite nelle dimore nobiliari in compagnia dei proprietari, dall’osservazione degli aerei in decollo e in atterraggio da una terrazza esclusiva dello scalo di Punta Raisi fino al battesimo del mare per chi vorrà provare in sicurezza l’ebbrezza dell’immersione con un accompagnatore dedicato.

E poi ancora, dal 3 ottobre e per cinque weekend, Catania, con le sue chiese, le sue cupole, i giardini. E sempre dal 3 ottobre, ma per tre weekend fino a domenica 18, le città straordinarie del Val di Noto (Ragusa, Scicli e Noto) e Sciacca con il suo mare, le sue ceramiche, i suoi luoghi tutti da scoprire. Infine, dal 10 ottobre, Monreale, con un itinerario sostanzialmente inedito all’ombra del celebre duomo arabo-normanno che si snoda tra viuzze, cortili, palazzi.  Quindici città, un Grand Tour della Sicilia.

“Quest’anno le candidature – racconta Laura Anello, ideatrice della manifestazione, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus e direttore di Gattopardo – sfioravano la quarantina, tra città e borghi di ogni parte della Sicilia. Dopo lo stop del Covid, abbiamo dovuto limitare il raggio di azione ai territori che erano più pronti e organizzati: abbiamo scelto quindici città, aggiungendone tre (Bagheria, Monreale, Mazara del Vallo) a quelle che facevano già parte del circuito. Ne è venuta fuori un’edizione che ha in sé il valore aggiunto della resilienza e di una rinnovata consapevolezza, anche all’interno del nostro staff, del significato profondo di quel che facciamo a costo di enormi sacrifici. Mettiamo in piedi ogni anno, raccordandoci con centinaia di partner tra istituzioni e privati, un grande laboratorio di narrazione collettivo, un’occasione di riconoscimento identitario, di inclusione sociale, di allargamento dei pubblici della cultura, di valorizzazione di luoghi e di territori marginali, di cittadinanza attiva e consapevole, di educazione al patrimonio. Questi sono i valori del progetto delle Vie dei Tesori, il Festival è lo strumento con cui li attua. I luoghi del nostro patrimonio non sono gingilli preziosi, sono infrastrutture culturali e sociali intorno alle quali ripartire”. Quest’anno c’è un’altra novità: la possibilità di iscriversi agli Amici delle Vie dei Tesori, i cui soci tutto l’anno avranno occasione di incontri e di scoperte e che – in occasione del Festival – avranno la possibilità di prenotare ogni visita ed esperienza in modo prioritario. Il sito è quello di sempre: http://www.leviedeitesori.com.

Una manifestazione che non gode di alcun contributo pubblico stabile e che l’anno scorso ha registrato 404 mila ingressi (il 40 per cento dei quali di turisti), ha offerto lavoro temporaneo a circa 500 giovani e ha generato 5 milioni e mezzo di indotto turistico sulla Sicilia: alberghi, ristoranti, shopping. Secondo chi la studia, è una delle più grandi iniziative italiane di moltiplicazione di pubblici e di marketing del territorio. “Ci finanziamo principalmente con i contributi dei visitatori alle visite e alle attività – continua Laura Anello – con sponsor, con inserzionisti sui nostri mezzi di comunicazione. Partecipiamo ogni anno al bando dell’assessorato al Turismo della Regione siciliana per il supporto su alcuni costi e a eventuali altri avvisi pubblici indetti dalle amministrazioni. Ogni anno è una grande sfida, una scommessa che faticosamente portiamo al traguardo, quest’anno più che mai. Ma siamo felici di rappresentare, insieme a molte altre energie che si muovono dal basso, quella Sicilia che si sbraccia e si dà da fare, quella Sicilia che non aspetta manne dal cielo, quella Sicilia che cerca modelli di autosostenibilità innovativi. Si tratta di quella stessa Sicilia che raccontiamo ogni mese su Gattopardo”.

I contributi dei visitatori, che vengono ripartiti con le associazioni, le cooperative, i privati che gestiscono i luoghi (e che così sostengono un’intera industria culturale) sono donazioni deducibili dalla dichiarazione dei redditi, proprio come quelle che si fanno a favore della ricerca medica o scientifica. “Perché le ricadute sociali del Festival – conclude Laura Anello – vanno molto oltre la pur importantissima festa di una città. Conoscere un luogo significa imparare a rispettarlo, avere voglia di investire energie per migliorarlo, sentirsi parte di una comunità”. Il futuro? “Andare oltre il Festival. Incentivare le campagne di restauri scelti dai cittadini, lavoro avviato tre anni fa grazie al quale sono stati già portati al traguardo sette progetti; lavorare più ampiamente sull’educazione al patrimonio dei bambini; offrire borse di studio ai giovani che vogliano spendere le proprie competenze in Sicilia, senza essere costretti a pensare che è solo partendo, andando via, che ci si può realizzare. Per questi tre progetti chiederemo quest’anno, a chi lo vorrà, una donazione di 1 euro”. Non più solo un Festival, quindi, ma un progetto. Un progetto che cammina sulle gambe di oltre mille ragazzi.