di Laura Anello

Abbiamo vissuto l’emergenza del lockdown, poi la boccata d’aria di un’estate di libertà (a tratti sconsiderata) in cui abbiamo sentito di nuovo scorrere la vita nelle vene. Due orizzonti di segno opposto, ma entrambi chiari e definiti. Il buio e la luce. Il freno a mano e la velocità.

La casa e il viaggio. Adesso quest’ottobre di ripartenza (delle scuole, degli stadi, del lavoro) somiglia a un pattinaggio su una distesa di ghiaccio scivolosa e mutevole. Bisogna stare in equilibrio, senza sapere esattamente che cosa ci riserverà il futuro, né prossimo né più lontano. Una prova estrema di adattamento, quella che ci aspetta in questo autunno che da sempre è stagione di ripartenza e di buone intenzioni sul futuro, molto più che l’inizio dell’anno a gennaio.

Dalle piccole cose (quella palestra mai fatta con continuità, quel corso di inglese lasciato a metà, quel proposito di mangiar sano sempre infranto nel ritmo convulso delle giornate) alle più grandi: cambiare lavoro, città, progetto di vita. Adesso l’orizzonte non è chiaro e anche progettare a medio e lungo termine è una sfida. Una sfida individuale e collettiva. Ma, forse per questo, ancora più stimolante. Perché se il futuro non è definito, c’è spazio per costruirlo.

Provano a farlo gli artisti, i creativi, gli imprenditori che in questo numero di Gattopardo ci raccontano sogni e progetti. Un teatro nuovo, un modo di lavorare diverso, una scuola nel verde che diventi lo spazio di una comunità intera. Mai come adesso, il futuro siamo noi.