di Luca Vullo
disegno di Alessandra Micheletti

Durante il periodo estivo, nel meraviglioso giardino in mezzo al mar Mediterraneo si avverte un notevole innalzamento delle temperature che, insieme con l’umidità, crea non pochi disagi.

Il siciliano, come sempre, ha trovato un modo per esorcizzare questa difficoltà mettendo in campo l’indiscutibile abilità di utilizzare i propri arti superiori per esprimere lo stato emotivo del momento e le sue esigenze.

Capiterà quindi di vedere gente che alza il braccio con il palmo della mano rivolto verso il viso che come un ventaglio viene mosso velocemente per creare uno spostamento d’aria necessario a garantire refrigerio. A livello sonoro è possibile abbinare uno sfiato con la bocca che espelle aria all’esterno come fa il radiatore per raffreddare il surriscaldamento del motore. Se la sofferenza dovesse essere di livello massimo, entrerà in gioco la regola del “raddoppio” che implicherà l’uso delle due mani impegnate nello stesso movimento vicino al viso. Come per la comunicazione verbale si può alzare la voce o urlare, con la gestualità è possibile duplicare “a specchio” la gestualità rafforzando quindi la sua efficacia. Un occhio allenato capirà subito il riferimento, ma la persona nata e cresciuta in una cultura totalmente diversa potrebbe scambiare questi movimenti del corpo per una performance di danza contemporanea.

In effetti Tommaso Fazello ricorda che sotto il dominio di Gerone ciò che doveva essere comunicato veniva espresso con segni dei piedi, delle mani, con gli occhi ed altri indizi. Così ben presto la necessità generò “saltatores” e i siciliani vennero chiamati ballerini, come se la loro gestualità così vigorosa e prepotente fosse un modo di danzare.