Una Palermo diversa da scoprire con la voce narrante di Giuseppina Lombardo e i tratti di matita di Giuliana Flavia Cangelosi che della sua sordità ha fatto strumento per raccontare il mondo con la potenza delle emozioni

di Alessia Franco

“Silenzio” non è esattamente la prima parola che venga in mente pensando a Palermo. Al contrario – forse affascinati da una buona dose di luoghi comuni, che si mischiano con la realtà oggettiva – pensi a Palermo e ti viene in mente il rumore. Sotto forma di traffico, di voci più alte che in altri luoghi, delle abbanniate (ormai sempre più rare) dei mercati storici.

Eppure c’è tutta un’altra città che di silenzio si nutre, e di luoghi nascosti che si concedono solo a certi sguardi.

È la Palermo di Giuseppina Lombardo e di Giuliana Flavia Cangelosi, autrice e illustratrice del libro “Adesso parlo io. Palermo racconta”, pubblicato da Dario Flaccovio editore. Non una guida, ma un coro di sguardi e di silenzi che avvolgono una città letteralmente cosparsa di monumenti, edifici, torri, cortili. Tesori dimenticati, spesso invisibili, raccontati dalla città stessa, che si fa narratrice attraverso le parole di Giuseppina Lombardo. Vissuta da sempre tra le mura di palazzi storici, di cui ha subito una fascinazione che ben presto ha incluso tutti quei tesori nascosti che non finisce mai di scoprire.

Al lettore, suggerisce tre tipi di sguardo: da viaggiatore, lo sguardo sognante del ritorno (quello di un emigrato che rientra nella sua terra) e lo sguardo degli angeli.

“Ogni viaggio si deve intraprendere con gli occhi e con l’anima, perché possa essere vissuto pienamente e divenire un’esperienza, non solo da ricordare, ma che possa arricchire ciascun viaggiatore. Sono percorsi – dice l’autrice – nei quali ci si deve avviare con gli occhi, il cuore e l’anima. Non hanno bisogno di tracce, ma del desiderio entusiasmante della scoperta”.

E spiega subito il significato di “sguardo degli angeli”, che sembra un buon compromesso, per chi sa metterlo in pratica, tra cuore e ragione: “Uno sguardo puro, privo di oneri e difficoltà. Uno sguardo con il quale tutto sembra più chiaro e affrontabile, dal momento che ogni situazione, anche la più sconcertante, diventa risolvibile se smetti di crogiolarti in essa. Proprio perché, molto spesso, sono gli occhi reali e pragmatici che riescono a trovare le soluzioni più inaspettate”.

Il luogo del cuore di Giuseppina Lombardo è probabilmente filtrato da questo sguardo. Della  seicentesca chiesa della Madonna del Buonpensiero (nell’omonima via, in zona  cimitero di Santo Spirito – ospedale civico) non resta che un rudere: “Mi sono ritrovata in una sorta di piccolo baglio con i gatti che dominavano il territorio e un piccolo cane abbandonato. Ho scorto subito il portale della chiesa, che reca ancora delle decorazioni floreali ai lati, insperabilmente colorata dalla luce estiva pomeridiana. Come se quella luce -racconta Lombardo – fosse emanata dalla stessa chiesa. Alle spalle il meraviglioso paesaggio della valle dell’Oreto completava quella che per me è stata una scena incantata”.

Chi ha dovuto fare presto i conti con un silenzio che negli anni è diventata opportunità è Giuliana Flavia Cangelosi, che, oltre a essere illustratrice di architettura è anche designer, art director, artista e urban sketcher. Nata a Pollina ma palermitana di adozione, è laureata in disegno industriale a Palermo e alla magistrale in design computazionale a Camerino. I suoi disegni sono dei veri e propri racconti per immagini, con tutta la solidità antica dei monumenti riprodotti.

“La mia storia ruota intorno a un desiderio: cercare la bellezza. Sono sempre stata affascinata dalle belle cose, non parlo solo di estetica, ma anche di bellezza etica. Coraggio, altruismo, rispetto, amore, libertà, vita. Ho una sordità neurosensoriale bilaterale – racconta l’illustratrice – e sono portatrice di impianti cocleari. Fino a 12 anni ho portato gli apparecchi acustici, dopo mi è stato consigliato di operarmi e ho accettato subito. Avevo voglia di scoprire la bellezza dei suoni del mondo che non conoscevo”.

Dopo l’attivazione dell’impianto, le si rivela un intrico di suoni che la fanno rinascere: il fruscio delle foglie, il canto dei grilli e delle cicale, il ticchettio della pioggia.

Un percorso fatto dal sostegno dei genitori, dagli incontri con la logopedista e da un impegno che l’ha forgiata: “È grazie al loro credere in me che sono diventata quella che sono: una ragazza forte e caparbia come spesso mi definiscono ma con tante cicatrici. Non rinnego la sordità, che mi ha portato a cogliere l’essenziale e la bellezza delle cose”.

Per Giuliana Flavia Cangelosi, insomma, la vita è un vaso trattato con la tecnica giapponese  del kintsugi: se ogni volta che si rompe o si crepa viene riparato con l’oro, diventa perfino più bello di prima.

E il silenzio? Come convive con una realtà (non soltanto palermitana) in cui tutto è rumore, frenesia, produttività a ogni costo?

“Sin da piccola il silenzio mi ha accompagnata ed ho sempre comunicato attraverso segni su carta. Ho un desiderio instancabile di disegnare perché il disegno è un insieme di segni che mostrano la bellezza dell’architettura e della nostra personalità. Ci insegna ad apprezzare le piccole cose e noi stessi”.

“Il mio difetto è un pregio e un segno”, racconta l’illustratrice. E spiega questa affermazione con un aneddoto: “Stavo lavorando a un altro libro, l’impianto cocleare si era rotto e dovevo realizzare un’illustrazione dal vivo. Era un grande rischio uscire senza il mio impianto, ma la scrittrice Alli Traina mi ha consigliato di farlo, di seguire il mio istinto. Sono uscita, completamente spoglia e ho seguito le vibrazioni del cuore di Palermo. Sono arrivata al Porto di Sant’Erasmo e ho visto il mare, i gabbiani e un pescatore. Tutto il resto non contava. È stato un incontro d’amore, solo io e Palermo e ci sentivamo a vicenda. Ho disegnato i movimenti del mare, del gabbiano e del pescatore con le vibrazioni emozionali. Quel disegno è unico perché è vivo e vibrante come il cuore. Ecco la bellezza del silenzio”.