Fondato nel 1100, con una biblioteca di quindicimila volumi, una storia secolare di uomini e di fede e uno scandalo negli anni sessanta che fece scalpore. Ma ora sono rimasti solo due frati cappuccini e il convento di Mazzarino sta per chiudere per sempre. E, dicono, sarà il primo di una lunga serie

di Fabio Albanese

L’edificio con le celle dei frati, i lunghi corridoi, la corte con il pozzo e la suggestiva sala del refettorio, la biblioteca con i suoi preziosi quindicimila volumi, sono del 1574; la fondazione della chiesa annessa, con una Trasfigurazione dipinta da un allievo di Raffaello e la Custodia lignea dell’altare maggiore intarsiata da fra’ Angelo da Mazzarino in 18 anni di lavoro, risale addirittura al più lontano 1120.

Basterebbe anche solo questo a far capire l’importanza che il convento dei frati Cappuccini di Mazzarino, cittadina della provincia di Caltanissetta dominata dall’antico castello che qui chiamano ’u cannuni, riveste non solo per la comunità locale ma anche per la storia della Sicilia e per quella dei culti religiosi. Certo, per gli amanti delle vicende noir c’è anche quella brutta storia di mezzo secolo fa di cui all’epoca parlarono i giornali di mezzo mondo: quattro dei frati di allora accusati di estorsioni, attentati e altre nefandezze, con l’ombra perfino di un omicidio, arrestati, condannati, assolti e di nuovo condannati. Episodio passato dalle cronache di fine anni ‘50 e inizio ‘60 ai libri di storia come la terribile vicenda dei Frati di Mazzarino.

Ci fosse solo tutto questo, il convento nella parte sud della città sarebbe considerato un prezioso bene architettonico e un muto testimone di antiche e dimenticate vicende di cronaca nera e basta. Ma il convento di Mazzarino, da tanti secoli gestito e abitato dai frati minori Cappuccini, è anche tanto altro e sapere che da qui a qualche settimana debba chiudere per sempre il suo pesante portone, spaventa e sbalordisce la gente del paese che da sempre vi trova accoglienza, con le tante attività per i bambini e i ragazzi, gli scout e la gioventù francescana, quelle per le coppie, quelle per i gruppi dei “carismatici” e infine le attività dedicate ai più bisognosi. Ma quei grandi corridoi, e quelle celle che guardano verso la vallata e vecchi alberi frondosi, sono ormai quasi deserti. E da tempo. Sono rimasti solo in due: frate Evaristo con i suoi 79 anni e frate Alessandro che di anni ne ha “solo” 39. Troppo pochi due frati per quell’enorme convento.

E allora non si è trovata altra soluzione che quella di chiudere, sbaraccare, e frate Evaristo sa già che entro l’autunno dovrà presentarsi nel convento di Ragusa mentre per frate Alessandro la destinazione prevista è quella di Sortino. “Colpa delle forze che mancano e delle poche vocazioni; la maggior parte dei frati ha ormai età comprese tra i 70 e i 90 anni – ammette da Ragusa, sconsolato, frate Pietro Giarracca, ministro provinciale dei Cappuccini per la zona del Val di Noto, l’uomo che ha dovuto prendere questa decisione estrema -. In effetti, avremmo dovuto chiudere il convento di Mazzarino già dieci anni fa, alla morte di padre Diodato; poi, di frati che se ne sono andati da questa vita ne abbiamo contati altri quattordici. Con due soli frati, uno dei quali in età avanzata, non si può andare più avanti”.

E così prevale la rassegnazione tra le mura dello storico convento. “A meno di novità che francamente non vedo, andremo via entro settembre – annuncia frate Evaristo -. D’altronde, la chiusura è stata decisa un anno fa e in tutti questi mesi non è accaduto nulla perché le cose potessero cambiare”. Qualcosa è stato tentato, in effetti, ma le azioni finora viste sembrano molto deboli. Il sindaco di Mazzarino, Vincenzo Marino, ha più volte ripetuto al Provinciale “di essere contrario alla chiusura perché lì c’è una biblioteca importante, ci sono gruppi formati, ci sono i cantori, ed è frequentato dai giovani del paese. Ma io posso fare poco”. Dice di avere anche lui sottoscritto una petizione su Change.org avviata agli inizi di giugno da una giovane mazzarinese che studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo, Noemi Alessi, petizione che però è destinata proprio al primo cittadino. Lui allarga le braccia, pur consapevole della posta in gioco: “In effetti – ammette – dove c’è poco come in un piccolo paese come il nostro, luoghi del genere sono come delle àncore”. Anche il consiglio comunale ha votato una mozione contro la chiusura del convento e un gruppo di cittadini ha raccolto oltre duemila firme in fondo a un’altra petizione da mandare al Papa. Ma sembra tutto inutile.

“La decisione è stata presa e non dipende da me cambiarla – si schernisce il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, nella cui Diocesi ricade il convento – ho parlato più volte con il frate Provinciale di opportunità per evitare che resti chiuso. C’è stata anche una proposta che venisse ad abitarlo un gruppo di ‘consacrati’ e per questo ho anche riunito il Collegio dei consultori, una sorta di Senato del vescovo, ma non se ne è fatto nulla. Con i frati abbiamo chiuso”.

Convento e chiesa annessa verranno dunque restituiti alla Diocesi, il primo resterà sbarrato, la seconda invece no. Al momento, infatti, l’unico spiraglio previsto riguarda proprio la chiesa, una volta dedicata alla Madonna delle Grazie e poi a San Francesco d’Assisi e di recente anche alla Madonna delle Lacrime di Siracusa, uno dei luoghi più amati dalla gente di Mazzarino che qui viene a sposarsi. Essendo sede di una parrocchia da tremila fedeli, continuerà a svolgere la sua funzione: “Dovrò trovare al più presto un sacerdote che vada a dire messa – dice il vescovo – per l’immobile, invece, si vedrà poi. Certo, bisognerà trovare un modo per capire come utilizzarlo, magari dandolo in comodato. Ma non è una soluzione dell’immediato”.

Sullo sfondo c’è l’annoso tema della crisi di vocazioni. “Noi la trattativa con il vescovo per fare arrivare qualche altro frate l’avevamo fatta – dice dal canto suo il Provinciale, frate Giarracca – ma non si è trovata una soluzione. Per questo l’anno scorso, dopo un incontro finale con le autorità, si è deciso per la chiusura del convento. E quello di Mazzarino, purtroppo, sarà il primo di una lunga serie”.

Curioso destino per un convento che per secoli ha resistito a ogni avversità, al disastroso terremoto del Val di Noto del 1693 che anche qui ha picchiato duro come all’onta dello scandalo di mezzo secolo fa per frati considerati criminali e sbattuti in galera. Era l’unico rimasto in città dopo la chiusura, nei tempi passati, di altri due conventi: quello ancora più antico dei padri Carmelitani che oggi ospita il Comune e quello dei padri Domenicani. Ha resistito a tutto il Convento dei frati Cappuccini ma non poteva resistere ancora alla mancanza di uomini che continuassero a popolarne quelle enormi stanze e a incontrare la comunità. A quello potrebbe porre rimedio solo un miracolo. Al quale, però, più nessuno a Mazzarino sembra credere.