Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici.

di Roberto Alajmo

Onore
Specialmente in ambito meridionale, può succedere che una parola e il corrispondente significato vengano ribaltati fra loro, oppure spogliati di senso e travisati. Esistono parole sfregiate fino a risultare irriconoscibili. Onore è una di queste che hanno smarrito il loro senso originale per essere stata troppe volte e troppo a lungo riferita ai cosiddetti uomini d’onore, ossia i soggetti che meno al mondo avrebbero diritto a chiamarsi così.Dopo un travisamento prolungato del genere la parola risulta esausta e inutilizzabile: impossibile adoperarla restituendole il senso originario. Se ci fosse una clinica riservata ai vocaboli si dovrebbe prudenzialmente consigliarne il ricovero per accertamenti. E durante il ricovero si tratterebbe di destrutturarla, azzerarne la memoria. Lasciare che il mondo si dimentichi della parola onore in attesa di recuperarne il vero senso. Oppure, ecco: decretarne un fermo biologico, come si fa con la pesca delle specie ittiche o faunistiche in certi periodi dell’anno, per consentire il ripascimento. Lo stesso vale per la parola gemellata con Onore, che è Rispetto. Grandi cose, impegnative parole sono Onore e Rispetto: a patto di saperne riconoscere il significato.

Relativismo
Una volta un cittadino, non fidandosi delle informazioni trovate on line, conoscendo i suoi polli e volendo verificare personalmente, telefonò a un museo di Palermo chiedendo conferma: “Oggi pomeriggio siete aperti?”. La risposta del centralinista fu: “Dipende”. 

Dipendeva, risultò a un approfondimento dindagine, dal numero di custodi disponibili al lavoro straordinario quel determinato giorno, numero che si sarebbe chiarito più avanti nel corso della mattinata, sulla base del capriccio dei singoli impiegati. Un classico esempio di relativismo siciliano. Come quello che racconta Leonardo Sciascia quando, alla stazione, domandò al capotreno: “Questo è il treno per Roma?”. E il responsabile unico del convoglio, per non escludere cataclismi o deragliamenti, rispose: “Almeno…”.