Tra le vie di Petralia Sottana nelle alte Madonie, tra chiese, conventi, opere d’arte e l’acqua purissima delle sue quaranta fontane. Un borgo di grande fascino che, a dispetto dello spopolamento di tutto il territorio, sta poco a poco rinascendo. Da riscoprire

di Chiara Dino
foto di Luana Orlando

Incroci di storie remote, volontà convergenti, fili di memorie riannodati. Nelle alte Madonie, a Petralia Sottana, 2777 anime nel cuore della Sicilia più autentica, non è solo un caso se il post Covid ha attivato, in sordina, un lento cammino verso una resurrezione possibile, invocata e messa in atto nel rispetto di un paesaggio dolcissimo. Quando arriviamo, a metà luglio, il paese delle quaranta fontane da cui sgorga acqua sorgiva purissima, si sta preparando ad accogliere il ritiro della squadra di calcio del Palermo. “Per noi è un evento – ci spiega Lucia Macaluso, storica dell’arte, insegnante, per sette anni assessore al turismo e alla Cultura, oggi braccio destro del sindaco – un appuntamento che si ripete da due anni in agosto”. In quello stesso periodo dell’anno in cui, fino alla fine degli anni ’80, il vento di tramontana dava ristoro alla borghesia palermitana che veniva qui a trascorrere le ultime settimane d’estate. Erano tempi in cui le ferie avevano tempi dilatati oggi impensabili e le vie del paese brulicavano di presenze fisse. Ma i petralesi che hanno il privilegio di vivere nell’area protetta del parco delle Madonie, sembrano non volersi perdere d’animo. Non pochi sono i segnali di vita che puntano verso un solo obiettivo: la rinascita, anche turistica, di questo agglomerato di case in pietra di una bellezza stordente affacciato sulla vallata del fiume Imera, gialla e morbida come la Val d’Orcia in Toscana ma meno pettinata e più vera.

Il primo ci porta nell’ex convento dei frati riformati, struttura seicentesca arroccata nella parte più alta del paese dove, nell’ex refettorio abbellito da un’Ultima Cena di Emanuele da Como, si svolgono convegni e dibattiti, e il cui chiostro ha le forme di un buen retiro per lettori e cultori del silenzio. Quando ne varchiamo la soglia i lavori fervono. “Nelle 25 celle che fino all’Unità d’Italia ospitavano i frati – ci spiega il sindaco Leonardo Neglia – stiamo allestendo le stanze che accoglieranno i giocatori del Palermo. La vecchia cucina sta per essere dotata di impianti a norma per consentire ai nutrizionisti della squadra di allestire menù compatibili con le esigenze alimentari dei calciatori”. Finito il ritiro il convento tornerà a ospitare eventi e le 25 ex celle torneranno a svolgere la propria funzione: foresteria per chi viene da fuori e si accontenta di un’accoglienza spartana accanto alla vecchia pineta dotata di un anfiteatro da duemila posti che aspetta di essere rimesso in moto.

Più giù, nel corso, si è appena inaugurato un piccolo emporio gastronomico che si chiama A Curdedda in memoria dell’antico ballo della Cordella, l’appuntamento rituale agostano, patrimonio immateriale della Regione siciliana, durante il quale dodici coppie di ballerini, in pineta, intrecciano delle corde attorno a una pertica formando delle figure colorate, dopo aver sfilato in corteo nuziale per le strade del paese. Ebbene questa Curdedda, che offre sfincioni e pizze, è un posto alla buona che si è aperto per la volontà di Carmen Costantino, siciliana di ritorno dopo anni trascorsi in Toscana, e del Comune di Petralia. Da qualche anno l’amministrazione, per incentivare l’avviamento di imprese enogastronomiche in paese, offre un contributo in denaro. Con la stessa logica poco più avanti è nata la pasticceria Bracco – imperdibili sono i bocconcini, dolci al cioccolato specialità della casa – e il bar Vizi e sfizi in fondo al corso, accanto al Palazzo Pucci.

In nessuno di questi tre luoghi troverete atmosfere patinate. Qui la parola d’ordine è low profile. Le cose buone o belle a Petralia non vengono esposte e messe in mostra come una mercanzia da vendere al migliore offerente. Vanno scoperte arrampicandosi nel saliscendi di scale in pietra su cui si struttura tutto il paese. L’ultimo liutaio, per esempio, Mirco Inguaggiato, non lo troverete mai a meno che non ci sia qualcuno a informarvi della sua presenza: per la cronaca la sua bottega si trova alle spalle del Municipio in una stradina piccolissima. Che a Sant’Otiero, un costone di roccia a un tiro di schioppo dal paese, ci sia una parete chiodata per l’arrampicata sportiva lo abbiamo scoperto per caso. E che si possa far roccia anche in pieno paese, accanto al parcheggio dietro il Duomo e vicino alla fontana della Ninfuzza, lo sanno in pochissimi.

Così come in pochi conoscono storia e ricchezze delle chiese, tante, che costellano le vie e che parlano di antichi fasti di una comunità di feudi e baronie oggi smembrate e rivendute. Quelle vistabili – su appuntamento e con guide, contattando l’ufficio turistico, sono quattro. La Chiesa Madre, dedicata a Maria Santissima Assunta, ha una struttura seicentesca ed è abbellita da sculture e decori della scuola del Gagini e del Salerno e da un candelabro arabo in bronzo dell’XI secolo. Quella di san Francesco, un barocco madonita che custodisce una tela dello Zoppo di Gangi con il santo nell’atto di ricevere le stimmate, si trova lungo il corso e ancora quella della Santissima Trinità o della Badia, da scoprire nella parte alta del Paese, nasconde un folgorante Retablo con i misteri di Giandomenico Gagini. Infine sempre sul corso Paolo Agliata c’è la chiesa di Santa Maria alla fontana sorta, pare, sui resti di un’antica moschea. Chi ha polmoni e muscoli buoni può arrivare in cima ai monti limitrofi, alla Madonna dell’Alto che, a oltre 1800 metri di altezza, è il santuario mariano più alto di Sicilia e dove sempre un Gagini, alla fine del ‘400, si pensa abbia scolpito l’effigie di Maria che protegge il paese. Tutto qui? Certo che no: questa è tappa obbligata dell’antica corsa di auto della Targa Florio, del cammino dei frati e della Via Francigena, dell’Abies Nebrodensis e degli Agrifogli giganti su a Piano Pomo. E ancora scoprirete che è sede di piccole e grandi attività agostane: la tre giorni di street soccer, dal 17 al 19 agosto – appuntamenti sportivi di gruppo, ma con distanze di sicurezza assicurate, quest’anno in pineta; la due giorni della Notte Bianca del Cinema, l’8 e il 9 agosto, con proiezioni di film nelle piazze principali del paese; e ancora la tre giorni del festival jazz – Jazz Manouche – dal 21 al 23 agosto. Il resto lo scoprirete da soli. Come fanno i viaggiatori, quelli veri, che somigliano poco o niente ai moderni e chiassosi turisti. Ultima importante postilla. Nel territorio di Petralia c’è un Parco Avventura dove case sugli alberi, percorsi acrobatici, lezioni di tiro con l’arco e di orienteering sono alla portata di tutte le età.