Va in tour nelle piazze della Sicilia il film che Giuseppe Tornatore ha dedicato alle sfilate di Dolce e Gabbana del 2017. E intanto Domenico sta creando nella sua Polizzi Generosa un centro culturale.
Un modo per dire che ritornare alla propria terra può diventare una grande opportunità

testi di Laura Anello
foto di Igor Petix

Lui dalla Sicilia era scappato, e dai centrini all’uncinetto sui mobili, dai portaombrelli di ceramica, dalle mattonelle di maioliche in cucina, dai pennacchi dei carretti siciliani, dalle coppole degli anziani in piazza e pure dai veli neri delle donne sedute a prendere fresco nei cortili, davanti all’uscio di casa. Era scappato a vedere che cosa c’era fuori dalla sua Polizzi Generosa – nel cuore delle Madonie – come scappano tutti i giovani curiosi e di talento che vogliono vedere altro, anche per capire che cosa si è davvero.

Straordinario pensare che Domenico Dolce, la metà di Dolce & Gabbana, proprio di quell’immaginario costruito nell’infanzia abbia fatto un brand riconosciuto in tutto il mondo. Carretti e paladini, ricami e coppole, veli e maioliche, tutto passato al filtro di una creatività straordinaria, di un grande talento artigianale, e del confronto con il diverso: Stefano Gabbana, nato a Milano, che per primo ha capito il potenziale di quell’universo per lui lontano e pieno di suggestioni quasi esotiche. È una storia di ritorno a casa anche quella di Domenico Dolce, anche se lui non è tornato fisicamente a vivere in Sicilia. Almeno stabilmente, perché la sua vacanza ad agosto a Polizzi non gliela toglie nessuno, con i nipoti al seguito. E perché proprio a Polizzi sta dando vita a un progetto di centro culturale che si inaugura tra poche settimane con la prima mostra.

Proprio mentre viaggia verso Polizzi ci racconta del suo rapporto con la Sicilia, alla vigilia della presentazione a Taormina del documentario di Giuseppe Tornatore Devotion che racconta la sfilata della maison di tre anni fa a Palermo e Monreale, simbolica del percorso di ritorno a casa di Dolce. Film che adesso andrà in giro per alcune piazze della Sicilia, per il progetto “Cinema all’aperto” promosso dalla Regione siciliana: un viaggio dall’incanto di piazza Duomo, a Ortigia, il cuore storico di Siracusa, dove sarà proiettato il primo agosto, passando per Caltagirone (5 agosto) e Castellammare (8 agosto) fino ad arrivare a Palermo (12 agosto) e concludere il suo giro il 16 agosto proprio a Polizzi Generosa. “Un momento per me fortissimo, quella sfilata, perché volevo che tutto fosse perfetto, che non facessi cattiva figura, mi sentivo addosso una grande disponibilità. Era casa mia, per Stefano era diverso”.

Eppure è stato proprio lui a dirigere la vostra creatività verso la direzione “siciliana” che ha fatto la vostra fortuna…

“Sì, tanti anni fa, in vacanza in Sicilia, di cui Stefano è innamorato pazzo. Passeggiavamo e vedemmo per strada una fotografia di una donna ammantata di nero, su uno sfondo tipico. Lui mi guardò e mi disse: questo è quel che dovremmo fare. E io pensai che fosse pazzo, io ero andato a Milano a cercare altro, era una memoria di cui volevo liberarmi. Il valore di quel mondo lì non lo vedevo, perché faceva parte di me, perché tra maioliche e carretti e uncinetti ero cresciuto”.

Ancora una dimostrazione che è lo sguardo dell’altro, la relazione con l’altro – se è autentica e profonda – che ci consente di definirci, che ci aiuta a capire chi siamo.

“Il rapporto con Stefano è assolutamente complementare, io sono la parte nera, lui è la parte bianca, il sole che illumina e svela. Io mi sento siciliano al cento per cento, a certe cose magari non do valore, mi sembrano scontate. Ci tengo molto, ma fanno parte della mia vita, del mio quotidiano, di una consuetudine. Stefano, venendo da fuori, e amando molto la Sicilia, è riuscito e riesce e vederle queste cose, mi stimola, mi aiuta a portarle fuori. Un colore, un abito, un uncinetto, una memoria di cui mi volevo liberare, e di cui alla fine non mi sono mai liberato. Il mio per la Sicilia è l’amore incondizionato di un figlio, il suo è innamoramento folle”.

Andare o restare? Oppure andare e poi tornare?

“Ne ho parlato recentemente con il vescovo di Cefalù, monsignor Giuseppe Marciante, impegnato in una battaglia contro lo spopolamento e per il rilancio delle Madonie. Io credo che l’importante è diventare quel che sei, ovunque questo accada. L’importante è esprimersi. Le partenze sono sempre dolorose – mi commuovo ogni volta che vedo il film Nuovo Mondo – ma è necessario realizzare i propri sogni, non essere frustrati, tornare vittoriosi. Se per questo è necessario partire, che si parta pure. E quando si torna, si portano esperienze e ricchezza culturale. Fuori, si esporta l’immagine della propria terra. Io non amo quelli che partono, e che dimenticano i loro nonni, la pasta con le zucchine, la pasta con i tenerumi. Puoi anche andare a vivere a Chicago e a New York – penso ai tanti medici, ai ricercatori – ma resti sempre siculo”.

Sembra la sua autobiografia…

“Sì, è così. Milano mi ha accolto, mi ha consentito di esprimermi, mi ha dato il successo, l’affermazione, e mi ha dato anche la possibilità di dare luce alla Sicilia. Questo tipo di moda, la nostra, di cui ci siamo innamorati, ha sdoganato l’immaginario siciliano, ha una forte riconoscibilità internazionale. La Sicilia non è un’isola, è un continente. Ma quale altro posto del mondo ha avuto questa influenza di tutte le culture, di tutte le dominazioni? Chi ha questa complessità, queste contraddizioni? Mare, monti, pesce, carne, palme, ulivi…”.

Adesso la vostra sfilata del 2017, quella del suo ritorno in Sicilia, è diventato il film di Tornatore che girerà in questo agosto per le piazze dell’Isola…

“Il progetto del film risale a tre anni fa, quando abbiamo cominciato a progettare la sfilata. Avevamo chiesto a Peppuccio Tornatore, nostro grande amico, regista dei nostri spot, di realizzare questo lavoro pensando di conservarlo come una nostra documentazione, come nostro ricordo. Peppuccio ha avuto modo di entrare ovunque, senza limitazioni, dalle riunioni creative ai backstage, come sempre lo abbiamo lasciato libero di fare quello che voleva. Quest’anno abbiamo pensato di tirare fuori il film quando la Regione siciliana ci ha chiesto di progettare un evento che segnasse la ripartenza dell’Isola dopo il lockdown. È stata un’idea del mio fidanzato, Guglielmo. Per una sfilata non eravamo pronti, e allora abbiamo pensato a questo lavoro, che sarà proiettato all’aperto seguendo la suggestione della meravigliosa scena di Nuovo Cinema Paradiso, scena che mi è familiare. Ho vissuto serate come quelle nella mia Polizzi, da bambino, con la pellicola magicamente proiettata su un lenzuolo e le sedioline portate da casa”.

Il film, con le musiche straordinarie di Ennio Morricone, comincia con scene girate a Milano e arriva a Palermo. La si vede al lavoro, velocissimo a disegnare con la matita, ancora più rapido con le forbici e con i punti, a modellare abiti in pochi istanti. Si vede che ha cominciato a otto anni, nella sartoria di suo padre…

“Il film comincia con un evento milanese, con tanti ragazzi, millenials, figli di attori, influencer, e si arriva a Palermo, tra i nostri palazzi storici, le nostre tradizioni. Qui ho incontrato tanta della mia gente, da persone comuni a istituzioni. Gente che mi diceva: tuo papà mi ha fatto l’abito, mi ricordo di te piccolo. È stato bellissimo tornare a casa e sentirsi apprezzato. Mi sono sentito pieno d’orgoglio, prima di tutto per mio padre che mi ha insegnato questo mestiere”.

Ogni proiezione sarà accompagnata da un momento di folclore e da degustazioni sulle specialità del posto. Un modo per rilanciare anche i produttori siciliani. Non c’è il rischio di cadere nel kitsh?

“Ma il folclore è il patrimonio culturale di un popolo, non è cheap. L’addobbo del carretto, l’arte dei pupi. Io ho quattro nipoti da 14 anni in giù che quando vengono a Polizzi sono felici. Quando l’anno scorso abbiamo fatto l’evento ad Agrigento, abbiamo portato tutti i nostri ospiti dal Verdura Resort al luogo della sfilata a bordo di quindici carretti siciliani, ed erano felici anche loro. Perché dobbiamo vergognarcene? A me piace l’idea che ogni città proponga i suoi prodotti enogastronomici – tutte le bancarelle avranno la stessa immagine, da noi disegnata – anche perché rende l’idea della grande biodiversità della Sicilia e della grande ricchezza che la natura ci offre”.

A Polizzi Generosa che cosa sta organizzando?

“Ho comprato uno spazio in via Garibaldi, vicino a casa mia. L’insegna è P.G., le iniziali di Polizzi Generosa, seguite da cinque cuori. Voglio che questo diventi un centro culturale e di creatività per i giovani del posto, conto di inaugurare entro la prima metà di agosto con una mostra fotografica di Ursula Costa. Ho ricordi infantili di Polizzi come di una cittadina elegante, florida, piena di bar. L’ho ritrovata dimessa, decaduta e ripiegata su se stessa, le campagne abbandonate, e ho deciso di fare qualcosa per contribuire alla sua rinascita. Spero che questo diventi un centro di aggregazione. Dove si possano coltivare i propri sogni, ovunque si vogliano realizzare. Perché l’importante è averli, i sogni. Senza quelli non vai da nessuna parte”.