Immersione nei fondali della nuova riserva marina protetta di Capo Milazzo. Una passeggiata tra fauna e flora che conservano intatta la loro bellezza. Un tesoro che aspetta solo di essere, con rispetto, goduto da tutti

di Antonio Schembri

In tanti hanno scritto che il Mediterraneo, per la sua storia e la sua biodiversità, è il mare più bello del mondo. Ma è inutile ignorare che a causa delle sue relativamente piccole dimensioni (due milioni e mezzo di chilometri quadrati di estensione e quattromila chilometri di lunghezza dallo Stretto di Gibilterra alle coste del Vicino Oriente) è anche il più sfruttato per la qualità delle sue risorse ittiche e la facilità dei contatti commerciali che favorisce. Di conseguenza è iper frequentato, non solo dalle popolazioni che vi si affacciano ma anche da oltre un terzo del traffico marittimo internazionale e in particolare dal venti per cento di quello petrolifero.

Quindi, come da anni illustrano gli studi di grosse organizzazioni ambientaliste, a partire da Greenpeace, il Mare Nostrum è anche il più sporco del mondo. Bello e fragile. Per proteggerlo, da 35 anni in Italia diversi tratti costieri, tra isole minori e terraferma, sono stati inclusi in perimetri che – osservati sulle mappe – sembrano strane figure geometriche. Sono le Aree marine protette, strumenti che, pur tra tante ritrosie da parte degli abitanti, si sono rivelati decisivi nella fruizione sostenibile delle risorse marine e della tutela degli equilibri biologici anche fuori dall’acqua.

Oggi la Sicilia ne conta sette. L’ultima a nascere, nel 2019, è stata l’Amp Capo Milazzo, a quaranta chilometri da Messina, protesa nel Tirreno per cinque chilometri, tra cale cristalline e panorami incantevoli a una distanza di appena dodici miglia da Vulcano, la più vicina alla terraferma delle sette sorelle del Tirreno, le Isole Eolie.

Un mare ricco fondali ipnotici, impreziosito nei secoli da innumerevoli storie e leggende, quello salvaguardato dalla neonata Amp, gestita da un consorzio tra Comune di Milazzo, Università di Messina e l’associazione ambientalista Marevivo. Ad alimentare i racconti sono soprattutto le sorprese riservate da queste acque blu cobalto. Non sono rari, qui, gli incontri con esemplari di verdesche, tra gli squali più avvistati nel Mediterraneo, e con varie specie di cetacei: dai delfini che bazzicano quasi giornalmente tra il Capo e le Eolie e cetacei molto più grandi come, in qualche raro caso, le balenottere comuni e più spesso i capodogli (specie in primavera quando si dirigono al largo delle Eolie per riprodursi). Uno di questi qualche anno fa approdò morto sulla riva di Capo Milazzo e adesso il suo scheletro è esposto al Muma, il locale Museo del Mare, dopo essere stato recuperato e ricomposto dal biologo marino milazzese Carmelo Isgrò: “Queste acque sono un vero paradiso per gli appassionati di subacquea: bastano pochi metri di profondità per emozionarsi con la rigogliosa ricchezza dei questi fondali che comunque digradano o sprofondano subito verso quote abissali”. Capo Milazzo – continua Isgrò – presenta peculiarità naturalistiche mozzafiato, anche in virtù delle sue caratteristiche geologiche: le grotte, qui, sono ricchi giacimenti fossiliferi, oggetto di studio per ricercatori di tutto il mondo”.

Ma la regina del mare del Capo è di color rosso sangue: la gorgonia, corallo molle qui presente in numerose colonie di dimensioni sorprendenti, spettacolari quando si aprono a ventaglio contro la corrente per catturare nutrienti. A queste si aggiungono anche diversi esemplari di Eunicella, gorgonie anche queste ma di colore giallo oppure bianco: sembrano tutti organismi vegetali e invece appartengono al regno animale.

Tra questi echinodermi un posto di riguardo lo occupa anche le Stella Gorgone: meraviglia piuttosto rara da incontrare in generale, anche perché fotofobica, ma che qui a Capo Milazzo si può trovare, a quote comunque non da principianti: “Personalmente ne ho censito diciotto esemplari, gli ultimi due proprio dopo la riapertura delle attività – dice Mauro Alioto, biologo anche lui e responsabile del diving center Blu Nauta, uno dei tre accreditati dalla Amp -. Significa che il lockdown ha fatto molto bene al mare e a quello di Capo Milazzo in particolare”,

Una valutazione, questa, che poggia su diversi altri dati in possesso dell’Area marina protetta, elaborati con i biologi dell’Università di Messina: risultano accresciute anche le quantità di specie stanziali come le cernie brune (specie purtroppo molto presa di mira da pesca-sub poco selettivi), la cui presenza è un chiaro indice delle tranquillità dei fondali, le corvine, tra i pesci più eleganti del Mediterraneo e diverse altre specie “di passo”, come barracuda e ricciole.

La paralisi causata dall’emergenza sanitaria ha bloccato diverse attività funzionali alla fruizione dell’area protetta. “Nel giro di poche settimane contiamo di posizionare i campi boa, almeno le prime quattro cosiddette boe escursione, funzionali alle attività subacquee e di snorkeling”, dice Giuseppe Maimone, funzionario dell’Amp. Occorrerà più tempo invece per l’allocazione dei gavitelli, i punti d’ormeggio sommersi. Tanti gli spot di immersione attorno a Capo Milazzo: “Punti clou sono la Secca di Ponente e lo Scoglio della Portella, davanti a Punta Messinese (detto anche “il carciofo”). A questi si aggiungono la Secca di Levante e l’area di Gamba di Donna. “Luoghi da cui partono complessivamente una ventina di itinerari diversi che con i giardini di gorgonie non deludono mai, neanche i subacquei più esperti e esigenti”, aggiunge Alioto.

L’influsso del mare si respira anche a secco, lungo i percorsi naturalistici che si snodano lungo il Capo. Il più conosciuto è quello che conduce alla rinomata “Piscina di Venere”, che si affaccia sul mare, nel cuore dell’Area protetta. Ma affascinanti sono anche i percorsi che attraversano la proprietà della Fondazione Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò sulla costa di ponente e ’u nfennu e paradisu su quella di levante, a strapiombo sul mare. Non sono ciclabili, anche perché inframezzati da gradini. Percorrerli a piedi, il più lentamente possibile, è la soluzione migliore per indugiare tra ulivi, macchia mediterranea, piante medicinali ed endemismi come il limonium minutiflorium e il cardo cardo-pallottola vischioso. Destinazione finale, le tre spiagge di Capo Milazzo: Rinella, le Pietracce e Puntalacci, meglio nota come Covo degli Dei. Al momento la prima non è fruibile ma, assicurano all’area marina, si sta lavorando per limitare i fenomeni franosi e riaprirla a breve.