di Maurizio Carta

In questo tempo in cui le scuole e le università hanno dovuto trasferire online tutta la didattica e nell’incertezza di come riprenderanno le lezioni, voglio riflettere con voi lettori su quali lezioni per il futuro abbiamo imparato perché il nuovo normale sia migliore del precedente.

Non c’è dubbio che nel breve tempo modalità digitali e in presenza dovranno convivere, ma come ripensarle perché non siano solo un brutale adattamento o, peggio, una semplice distribuzione temporale? Perturbiamo la nostra intelligenza, usiamo l’intelligenza collettiva di studenti e docenti per ridisegnare forme e luoghi dell’educazione più aperti alla città in varie forme, dosando con creatività le attività in aula con la possibilità che l’educazione, magari in forme ludiche, raggiunga quegli studenti che non possono farlo, estendendo così la comunità educativa, anche attraverso nuove modalità di ingaggio.

Usiamo la trasformazione digitale per amplificare la didattica, per connetterla al mondo e al locale, per consentire esperimenti e approfondimenti. Usiamo la connessione digitale per agevolare la propensione alla cooperazione, recuperando la matrice costitutiva dell’educazione. Scuole e università, insieme, possono svolgere un ruolo chiave nella costituzione di comunità creative dove formazione e ricerca, analisi e sperimentazione collaborino con le istituzioni e le imprese, sincronizzandosi con l’evoluzione delle città, anzi concorrendovi componendo nuove forme di collaborazione tra reale e digitale. Nella Sicilia che vuole rinascere dalla crisi, abbiamo bisogno di politiche integrate scuola-università-città mirate al governo di questioni di comune interesse (soddisfacimento dei fabbisogni abitativi e qualità dello spazio pubblico, mobilità sostenibile e internazionalizzazione), nonché all’integrazione – aiutata dalla connessione digitale – dei luoghi dell’educazione con gli altri innovatori e protagonisti della nuova economia culturale e sociale delle città (musei, teatri, fablab, start up, spazi condivisi di studio e lavoro, centri di educazione ambientale) per l’incremento della qualità, salubrità e sicurezza delle città. È l momento di aprire i luoghi dell’educazione alla città attraverso una potente armatura culturale che li connetta tutti, perché solo con una nuova alleanza tra relazioni umane e digitali potremo promuovere il bene comune.