È quello di Maredolce nel quartiere Brancaccio a Palermo. Favoloso luogo di delizie dell’emiro Giafar, poi residenza di Ruggero Secondo, era cinto da un grande bacino d’acqua e circondato da rigogliosi giardini. Oggi il parco sta tornando a vivere per la gioia di tutti

testi e fotografie di Laura Grimaldi

Ai piedi del leggendario Castello di Maredolce si sentono di nuovo i profumi delle erbe aromatiche: la salvia, il rosmarino, la maggiorana, la citronella. Un invito a far due passi tra le aiuole. Più in là, sul fondo di quello che nel Medioevo fu un immenso lago vengono coltivati ortaggi di stagione che presto saranno venduti al pubblico. È uno scenario inaspettato quello che si rivela una volta superato quel cancello in ferro in fondo al vicolo. Un grande spazio ai piedi del Castello che con l’impegno delle istituzioni e l’entusiasmo e la tenacia di tanti cittadini si sta cercando di strappare un po’ per volta all’abbandono e al degrado paesaggistico, ambientale e sociale. Era il grande e rigoglioso Parco del Castello dove il re normanno Ruggero II amava andare a caccia. Fu un solatium reale, luogo di delizie, giardini fecondi e profumatissimi perché ricco d’acqua a uso esclusivo di principi e reali. Di certo oggi non è così, ma è comunque un ambiente miracolosamente sopravvissuto alla feroce e incontrollata aggressione edilizia della Conca d’Oro. Lo dicono i palazzoni popolari che incombono. Casermoni di cemento costruiti negli anni Settanta per accogliere quanti fuggivano dal centro storico in rovina.

Siamo a Brancaccio, porta orientale di Palermo. Quartiere difficile e al contempo di straordinarie energie positive, di eroi del nostro tempo – il Beato Pino Puglisi in testa – e di mafiosi, di morti ammazzati e feroci criminali.

Al Castello di Maredolce ci si arriva da un vicolo, detto del Castellaccio appunto. In auto ci si passa a stento tra grandi serbatoi azzurri per la riserva d’acqua, stendibiancheria carichi di bucato, bambini vocianti, madri in allerta e qualche anziano che indugia davanti alla porta di casa. Svoltando nel vicolo ci si lascia alle spalle l’insostenibile caos della via Giafar. Fu l’emiro Ja’far al-Kalbi II che più di mille anni fa fece costruire su preesistenti insediamenti romani nel Parco della Favara, ovvero sorgente in arabo, il suo grande Palazzo poi conquistato e modificato da Ruggero II nel 1071. Luogo da favola il Qas.r Ja’far – Palazzo di Giafar -, cantato da poeti arabi e viaggiatori, con al centro di un lago un’isola che riprende la forma triangolare della Sicilia come rappresentata nella carta del mondo mediterraneo disegnata dal geografo Muhammad al Idrisi, proprio mentre era ospite di Ruggero II nel Castello. Un lago così grande da somigliare a un “piccolo mare”, alimentato da una sorgente che nasce da una grotta ai piedi del Monte Grifone. L’afflusso e il deflusso dell’acqua era di certo regolato da un sistema di canali oggi sotterrati sotto il cemento dei palazzoni. Non è difficile pensare che ci fossero anche edifici termali.

Il Castello perse il suo “piccolo mare” intorno al 1400 e sul fondo paludoso poi bonificato si è praticata per tanto tempo l’agricoltura: orti, canne da zucchero, vigneti e agrumeti. Ebbene, da alcuni mesi si lavora sodo per far crescere di nuovo ortaggi e verdure per dar vita a un mercato di prodotti agricoli aperto al pubblico.

In collaborazione con il Consorzio del mandarino tardivo di Ciaculli è stata ripresa sulla grande isola la coltivazione della particolare varietà di questo frutto diventato per questo presidio Slow Food. Altro presidio è quello dell’ape nera sicula che ben volentieri l’apicoltore Carlo Amodeo ha voluto introdurre nel Parco, ambiente ideale perché vi si pratica l’agricoltura biologica. Una quarantina di arnie sono state sistemate alla fine di ottobre scorso, inizio della fioritura del nespolo e in vista della fioritura in primavera del mandarino tardivo di Ciaculli. Ma si sa, le api si spostano qua e là anche per chilometri e moltissime di loro si sono intossicate e sono morte a causa di antiparassitari utilizzati in alcuni giardini vicino al Parco sulle piante di agrumi alla fine della fioritura.

Sono comunque tante e diverse le attività avviate nel Parco del Castello di Maredolce con la consulenza di professionisti esperti di colture arboree e dell’architettura del paesaggio. Perché l’obiettivo è “riportare in quest’area quello che lo storico dell’arte Cesare Brandi chiamava il “mare verde”, considerato che ricostituire il lago di Maredolce è un’impresa irrealizzabile, che fa parte di un sogno abbandonato più di cinquecento anni fa”, dice Giuseppe Barbera, esperto di Colture arboree che per tanti anni ha insegnato all’Università di Palermo e oggi consulente della Soprintendenza per il verde storico. L’idea è quella di creare nel Parco di Maredolce delle occasioni non solo legate alla produzione degli orti di qualità, ma anche attività sociali e culturali. Insomma, un esempio virtuoso e concreto di riappropriazione corale del territorio da parte di cooperative, associazioni di cittadini intraprendenti, volenterosi e coraggiosi che credono che il millenario Castello e il suo Parco possano essere un formidabile volano di nuovo sviluppo economico e turistico di questa zona. Nel novembre del 2019 è stata firmata la convenzione tra la Soprintendenza per i Beni Culturali di Palermo e un’Associazione temporanea di scopo composta dalla cooperativa sociale Sosvile, che sta per Solidarietà, sviluppo e legalità, dalla cooperativa sociale Libera…mente e dall’ Ada di Palermo, l’Associazione di volontariato per la tutela dei diritti delle persone anziane nata in città nel 1988. Vincitrice di un bando, l’Ats gestirà per sei anni i sette ettari e mezzo di parco intorno al Castello di Maredolce. Un programma di coltivazioni condiviso con la Soprintendenza.

Un luogo ideale anche per attività sportive e ricreative promosse dall’Ada che ha creato un campo da bocce in terra battuta. Sembra proprio che per la prima partita si sfideranno il presidente dell’Ada, Gaetano Cuttitta, e la Soprintendente per i Beni Culturali, Lina Bellanca. “Incentivare tra gli anziani nuovi saperi e nuove conoscenze significa anche combattere l’esclusione sociale e migliorare la qualità della vita individuale, sociale e professionale”, dice il presidente del’Ada.

Il lavoro della terra per il bene della collettività offre un’opportunità di riscatto e di reinserimento sociale per alcuni detenuti affidati all’Ufficio di esecuzione penale esterna di Palermo. Nel grande orto ci lavorano anche persone con disagio psichico in virtù di un accordo con il Dipartimento di salute mentale dell’Asp di Palermo. Spazio agli adulti e anche ai più piccoli, se è vero che durante l’estate verranno avviate attività per minori, in particolare laboratori ludico-educativi per ragazzi tra gli 8 e i 14 anni residenti nelle comunità alloggio della città di Palermo. Sono curati dalla Cooperativa Libera…mente. E così tra gli alberi di mandarini e gigantesche piante di fico d’India, tra le mura di ciò che resta di una vecchia costruzione rurale, “oggi si faranno giochi eco sostenibili come la cucina di fango”, dice Angela Natoli, referente della cooperativa. Poco più in là, una costruzione nata come deposito di attrezzi agricoli, ma in passato utilizzata dalla mafia di Brancaccio come laboratorio di trasformazione della cocaina, ospiterà un asilo nel bosco per i più piccoli. Nella logica di creare occasioni di confronto e collegamento con il territorio e la sua gente, si parla di gestione corresponsabile dei piccoli orti e dei giardini che gli abitanti delle case costruite a ridosso degli antichi argini del lago coltivano da tempo ma senza adeguata autorizzazione. “Un modo per tutelare insieme il bene comune attraverso degli specifici accordi pubblico-privato”, dice Luciano D’Angelo, presidente della cooperativa sociale Sosvile, che nel territorio del Comune di Monreale già gestisce 29 ettari di terreni e 2000 metri quadri di edifici rurali confiscati alla mafia.

Storia tormentata quella del Castello di Maredolce, da sempre simbolo di potere, compreso quello mafioso. Nel 1990 iniziò il grande lavoro della Soprintendenza per espropriare, liberare e sgomberare gli abusivi che occupavano il Castello. L’ultima volta nel 2016, con l’aiuto della Polizia municipale. Nel corso di questi vent’anni, i restauri sono stati eseguiti a singhiozzo, subordinati all’erogazione di finanziamenti. I due milioni e trecento mila euro oggi disponibili serviranno per completare gli interventi di recupero dello storico monumento, per sistemare la piazzetta antistante al Castello e naturalmente per il Parco. Non è tutto. “Altri 270 mila euro serviranno per riqualificare i corpi di fabbrica sorti in passato sugli argini del lago e già di proprietà del demanio regionale”, dice la Soprintendente Lina Bellanca. Che il Castello, straordinaria testimonianza di civiltà e bellezza, possa restituire al quartiere la sua migliore identità ci credono da tempo anche associazioni e scuole di quartiere. Una decina di anni fa, ad esempio, il liceo scientifico Ernesto Basile inviò formale richiesta al Consiglio comunale di Palermo per sostituire il nome Brancaccio con Maredolce. Lo racconta una deliziosa pubblicazione del 2011 dedicata al territorio di Mardedolce e curata da un gruppo di professori e studenti del liceo nell’ambito di un progetto Pon (Programma operativo nazionale). Tra le pagine del volumetto, Ferdinando Trapani, docente di Urbanistica ad Architettura a Palermo scriveva che “Maredolce dimostra questa diversità dal male assoluto e, però, traccia il solco di un nuovo percorso di responsabilità: tutti gli abitanti, chi vi è nato, chi vi lavora e anche chi semplicemente lo attraversa devono pensare a migliorare la residenza, l’accessibilità, il tempo libero e i luoghi di lavoro nel modo più attuale, etico ed equo che sia possibile”. Parole profetiche se è vero che nel 2015 questo luogo affascinante ha meritato il premio internazionale Carlo Scarpa per il Giardino promosso dal 1990 dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche. Una campagna di studio e di cura a un luogo particolarmente denso di valori di natura, di memoria e di invenzione. Qual è il leggendario Castello di Maredolce con il suo Parco.