di Paolo Inglese

Adesso possiamo certamente dirlo, l’agroalimentare italiano ha mostrato al mondo la sua straordinaria resilienza e, ancora oggi, la capacità di produrre innovazione e creare nuovi posti di lavoro. Il sistema agricolo, in verità, affronta il nemico di sempre: la variabilità climatica. Quest’anno manca almeno il 70 per cento della frutta primaverile prodotta in Emilia Romagna e in Veneto. Quindi meno albicocche e meno ciliegie sulle tavole italiane, salvate dalle produzioni meridionali. È bellissima la storia della “Ferrovia”, ciliegia leader del mercato, nata in Puglia e di origine tedesca, figlia di un seme germinato nei pressi di un casello ferroviario in Puglia. È la bellezza dell’agricoltura, questo ricorrere del caso e questa capacità dell’uomo di coglierlo e di metterlo a sistema. Fin dalla nascita dell’agricoltura, 10-12 mila anni fa, la capacità di osservare i fenomeni naturali e di far propri i meccanismi della riproduzione delle piante è stata la chiave del successo dei migliori agricoltori. Sta succedendo anche oggi, nell’era post pandemica.

Per esempio, la capacità di utilizzare i meccanismi dell’e-commerce è stata ed è la chiave del successo di molti imprenditori. La rivoluzione digitale dilaga dalle campagne al mercato e costruisce la filiera più corta di sempre. Il vero punto di svolta è la nuova fiducia che chi compra ha nel modello di acquisto on line. È un mondo nuovo dove possono incontrarsi i giganti della distribuzione, ma anche le piccole aziende locali e i farmers’ market digitali. Difficile dire quale dimensione potrà avere questo fenomeno, ma è certo che è destinato ad espandersi, soprattutto nelle fasce di consumatori più giovani. Se un tempo questo canale di commercio riguardava essenzialmente i prodotti trasformati, vino e olio soprattutto, oggi è il prodotto fresco che corre sul web, a volte talmente velocemente da raggiungere il consumo in meno di 48 ore dalla raccolta. Ma la rivoluzione digitale inizia in campagna. Si chiama agricoltura di precisione, o, se vi piacciono gli slogan agricoltura 4.0. L’idea è quella di ottimizzare l’uso delle risorse e il lavoro dell’uomo, seguendo, monitorando l’evoluzione dei fenomeni naturali, dalla crescita del frutto, al consumo di acqua, alla presenza di parassiti.  Che dire, il settore primario conferma la chiave del suo successo che è la resilienza, la capacità di affrontare le crisi, mutando, letteralmente. Una storia straordinaria, che viviamo ogni giorno.