Sono gli ultimi arrivati nella Riserva di Vendicari, a sud di Siracusa, dove trovano riparo e cibo più di duecento specie di uccelli. Un’antica torre seva, i resti di una tonnara e spiagge meravigliose: un’oasi da scoprire.

testi e fotografie di Antonio Schembri

L’estate 2020 offre l’opportunità di brevi fughe dalle principali città della Sicilia.  Se si sceglie di puntare a sud est, lungo la costiera di Siracusa, ecco che a valle di avamposti del barocco come Noto e Palazzolo Acreide, dove distese di mandorli e vigneti fanno da contraltare alle serre dilaganti dell’oro rosso – il celebre pomodoro di Pachino – l’oasi naturalistica di Vendicari rappresenta un altrove che sopravvive nell’armonia. E dire che oggi questa riserva naturalistica esiste quasi per caso. Proprio su quest’area nel 1970 infatti avrebbero dovuto essere costruiti gli stabilimenti dell’Isab di Siracusa, città da cui Vendicari dista 35 chilometri. La zona si salvò grazie all’opposizione di pochi ambientalisti contrari al motto, allora prevalente, del “meglio morire di fumo che di fame”, rispetto al quale il capoluogo di provincia riuscì a realizzare il contestato impianto nella vicina area di Priolo.

Il nome di Vendicari discenderebbe dall’arabo Bandar, che significa porto. Era infatti lo scalo marittimo dell’antica Netum (Noto), da dove per secoli i Romani fecero prendere il largo a granaglie, pelli conciate e ai barili colmi di pesce. Soprattutto di tonno, i cui branchi venivano intercettati dalle tonnare di fronte a questa costa, nel loro percorso di ritorno verso l’Oceano Atlantico. L’area protetta si estende per 1.500 ettari, di cui circa seicento tutelati in regime di riserva integrale. E si allunga per otto chilometri e mezzo da Eloro – l’antica sub-colonia della città di Archimede, accanto alla foce del fiume Tellaro e che include la stupenda Calamosche, considerata tra le spiagge più belle d’Italia – fino alla Cittadella bizantina, ubicata nella parte più larga della riserva. Una tra le pochissime fasce costiere siciliane senza costruzioni, fatta eccezione dei ruderi presenti. Ma la riserva di Vendicari, istituita nel 1984 e gestita dall’Azienda regionale foreste demaniali, racconta soprattutto di un clamoroso “successo” ecologico, favorito da un habitat multiforme.

Elemento naturalistico di spicco è la duna, che divide la spiaggia dai pantani e dall’entroterra: “un ambiente storicamente molto comune lungo gli arenili sabbiosi della Sicilia – spiega Corrado Bianca, referente regionale dell’Ente Fauna siciliana – ma infragilito dall’antropizzazione delle coste. La duna di Vendicari è spettacolare perché è quasi per intero ricoperta dal ginepro coccolone, coriaceo arbusto che la rende sempre verde anche nei periodi più aridi dell’estate, grazie alle minuscole foglie aghiformi capaci di conservare l’acqua”.

Alle spalle, i quattro pantani: da nord a sud si cammina a fianco del pantano piccolo, l’unico che non resta mai a secco perché costantemente alimentato da diverse sorgenti d’acqua dolce. È in questo specchio d’acqua che fino all’inizio del secolo scorso si allevavano le anguille. Seguono nell’ordine il pantano grande, anticamente una salina, con al centro un’isoletta e i ruderi della casa di lavoro del salinaro. Poi il pantano Roveto, il più vasto e, infine, il pantano Scirbìa, il più meridionale, parzialmente interrato. Questo ambiente forma un ideale buen retiro per 252 diverse specie aviarie tra le cinquecento censite in tutta Italia. Ed è caratterizzato da un così particolare rapporto tra quiete e ricchezza alimentare da indurre alcune a diventarne stanziali.

Uno strepitoso teatro naturale la cui quinta più bella e inaccessibile (vietato sbarcarci, a meno di essere autorizzati dalla Soprintendenza) è l’isoletta di Vendicari, esiguo lembo di roccia a 600 metri dalla battigia. È qui che il gabbiano corso, specie a rischio d’estinzione, ha scelto di abitare e riprodursi, al riparo da predatori terrestri e disturbo umano. Si distingue dal gabbiano reale non solo per le dimensioni un po’ più piccole, il becco rosso e le zampe nere. Ma anche per il fatto che non colonizza mai in ambienti antropizzati. “è l’unico esempio di nidificazione in Sicilia e tra i pochi dell’Italia meridionale”, specifica la guardia forestale Giorgio Cavarra. Al centro dell’isoletta, i resti di una casa, dove si trasferiva il custode con la famiglia, quando la tonnara era attiva, da maggio a ottobre.

L’albergo degli uccelli: così è chiamata Vendicari. Ci sono momenti in primavera e in estate in cui sia sull’acqua salmastra dei pantani sia sulle loro sponde si formano impressionanti masse di migliaia di pennuti, la maggioranza dei quali tornerà a staccarsi in volo verso l’Africa per svernare oppure verso il nord Europa alla ricerca di fresco in vista dell’estate: un magnete irresistibile, con tutta quella varietà di cibo e di simili con cui riprodursi. “La nascita della riserva, 36 anni fa, servì a bloccare definitivamente l’osceno bracconaggio di tanti uccelli che si poggiavano accanto ai pantani stremati da lunghi voli”, ricorda Pino Iuvara, ambientalista e memoria storica dell’area, autore di una dettagliata guida su Vendicari. Recente novità è stata la nidificazione dei fenicotteri rosa: uccelli erranti, che adesso tendono a risiedere stabilmente nell’Oasi, nelle acque dei cui pantani si nutrono di gamberetti che determinano il colore della loro livrea. Uno spettacolo d’arte varia, quello dei volatili a Vendicari. C’è il Cavaliere d’Italia, magnifico trampoliere così chiamato per l’eleganza del piumaggio; ci sono diverse specie di aironi, a cominciare dal cinerino, maestoso quando allarga le ali perpendicolarmente al pelo dell’acqua; e tra molto altro si notano le rare spatole e la volpoca, specie di grossa anatra diventata simbolo della Riserva di Vendicari.

Sul cammino della riserva, lineare e senza dislivelli, si incrociano le opere dell’uomo. Nella zona centrale della Riserva il riferimento principale è la Torre svevo-normanna, prospiciente il mare. Venne costruita nei primi anni del 1500 per proteggere la zona dagli attacchi dei pirati al porto di Vendicari e alla ricca Noto, dove venivano convogliati tutti i depositi di grano dell’area. A poca distanza, la Tonnara di Vendicari o di Bajuni: un manufatto storico, restaurato una ventina di anni fa dalla Soprintendenza di Siracusa con il marfaraggio, ossia gli alloggi dei pescatori. “Documenti ritrovati di recente indicano però che il suo primo progetto venne realizzato nel 1620 a Bufuto, una contrada qualche chilometro più a nord, per essere infine ricostruita cinque anni dopo nella sede che conosciamo”, dice Iuvara. Attività fiorenti, le tonnare. I dominatori spagnoli concedevano la loro conduzione ai notabili locali dietro gabella. Come tutte le tonnare del sudest siciliano anche quella di Vendicari venne gestita dalla famiglia Nicolaci. “Con le necessità economiche legate alla guerra dei 30 anni – rievoca Iuvara – la Spagna fu costretta a venderle. I Nicolaci però non poterono diventarne proprietari perché privi di titolo nobiliare. Se la aggiudicarono così i principi di Calascibetta che, comunque, la concessero sempre in gabella agli stessi Nicolaci, che riusciranno a comprarla solo dopo il 1770”. L’influente famiglia netina portò avanti l’attività fino alla fine dell’Ottocento, per poi abbandonarla. In quella situazione di non uso subentrò la famiglia Modica-Munafò che gestì la tonnara a pieno titolo dal 1914 al 1943, ultimo anno di attività.

Scendendo a sud si trova una necropoli, parte della Cittadella dei Maccari, costruita dai Bizantini con il porto poco prima dell’anno Mille. In mezzo ai pochi resti, la chiesa della Trìgona è riuscita a sopravvivere a vari terremoti. Lungo il tracciato principale accanto alla Torre Sveva si incontra l’Ecomuseo di Vendicari, dove osservare collezioni di scheletri e frammenti di animali (donati da privati) e leggere pannelli esplicativi. C’è anche una sala conferenze intitolata ad Alberto di Monaco. Il principe di Monaco, arrivato in visita, ha fatto due donazioni: una, di cinquemila euro, ha permesso di allestire un impianto di videoproiezione e un totem multimediale e un’altra, di quindicimila euro, è stata destinata alla creazione di un museo tattile per i non vedenti e all’acquisto di un gommone per la vigilanza entro la fascia di rispetto di trecento metri dalla battigia. Attività per la quale si attende l’autorizzazione di prefettura e soprintendenza. E di cui gli uccelli, veri sovrani di Vendicari, ringrazieranno con la colonna sonora dei loro canti.