Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici.

di Roberto Alajmo

Sbrèchis
La parola appartiene a un siciliano gergale relativamente recente, maturato nel dopoguerra presso soprattutto la borghesia. Significa sgargiante, con una sfumatura di presa in giro.
– Sei troppo sbrèchis.
Si dice di una persona vestita sopra le righe. Ma vale anche per automobili, brani musicali, accessori in genere. Probabilmente all’origine della parola c’è la distorsione di un presunto inglesismo sbrex, che tuttavia non vuol dire niente. Ammissibile è la variante sbrèchisi.

Tischi-toschi
Si potrebbe tradurre come pretenzioso, ma rinunciando a molta della carica polemica che il termine dialettale comporta. Difficile individuarne l’origine. Tischi-toschi si dice di qualcuno che vorrebbe far credere di essere più di quel che è, si veste e si atteggia ad aristocratico essendo invece di bassa estrazione. Imparentata con sbrèchis, tischi-toschi è un’espressione più apertamente sarcastica. Anche questa parola è di conio abbastanza recente, nata probabilmente per stigmatizzare la presunzione delle classi emergenti post belliche.

Toco
Variante dialettale del desueto Togo, che per il dizionario Zingarelli sarebbe una derivazione maschile di toga, con riferimento allo splendore della veste. In effetti toco/tochissimo equivale a figo o fico.
Vale la pena registrare con formula dubitativa un’ipotesi ulteriore che fa riferimento a una marca di cravatte in commercio negli anni Cinquanta, che erano Toco di nome, se non di fatto.