di Guido Fiorito

PERIFERICA DI MAZARA, UNA CAVA MOTORE DI RIGENERAZIONE 

Periferica Mazara è un’associazione che progetta la rigenerazione di zone degradate e dismesse della periferia della città e si occupa anche di formazione e di arte attraverso un festival internazionale in agosto, l’anno scorso giunto alla sesta edizione. Centro della vita della community è una cava dismessa di tufo, che è stata recuperata e trasformata. Con tre livelli: quello stradale con un ex asilo ristrutturato e trasformato in una factory culturale, che ospita residenze di artisti, cucina sociale, foresteria, coworking, lezioni, eventi all’aperto. Sette metri sotto c’è la cava, oggi divenuto uno spazio pieno di verde. Tre anni fa, Periferica vince il Bando nazionale Culturability, per realizzare Evocava, Museo evocativo delle Cave. Nel rompere un muro durante i lavori, si scopre un terzo livello con una cava ancora più antica, un enorme spazio ipogeo chiuso da decenni.

“L’anno scorso hanno partecipato a festival – dice Carlo Roccafiorita, Founder & Director di Periferica – un’ottantina di studenti nei workshop di architettura, design e comunicazione, provenienti da tutto il mondo, anche da Corea, Argentina, India. Gli eventi in programma hanno totalizzato tremila presenze”. Si tratta di vacanze-studio di dieci giorni con pacchetti economici che prevedono lezioni, un pasto, un pernottamento che va dal camping, all’alloggio auto-costruito fino all’ospitalità in appartamenti. Quest’anno, per la pandemia, il festival sul tema Spaces Between Bodies è rinviato e ci saranno solo iniziative via internet. L’associazione, del cui team fanno parte Paola Galuffo e Giulia Bonanno, si finanzia attraverso bandi per progetti specifici, attività e fondi privati. 

LA PESCHERIA DELLE IDEE DI MUSSOMELI 

La Pescheria delle idee si propone di dare un futuro a Mussomeli, cittadina al centro della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, puntando sulla cultura e la bellezza, divenendo incubatore di iniziative che possano affermarsi sul mercato, costruendo un nuovo senso di comunità. Un progetto che va avanti da alcuni anni e che da sei mesi è entrato nel vivo. È promosso da Michele Schifano, 40 anni, presidente del consiglio di amministrazione  della biblioteca comunale “Paolo Emiliani Giudici” e docente, con Enza Di Maria, Nino Palumbo, Marta Dilena e Gero Salamone.

La Pescheria comunale è un luogo abbandonato da recuperare, simbolo di una Mussomeli in bilico tra desolazione e voglia di un futuro diverso. “Siamo un paese di montagna – dice l’architetto Schifano – un paese dell’entroterra siciliano che i giovani lasciano per studiare lontano dalla Sicilia. Tra qualche anno, se non cambieremo le cose, vi sarà un enorme perdita di valore. Siamo lontani dal mare, il pesce arriva da fuori. Così stiamo costruendo una rete che mette insieme le capacità dei mussomelesi che sono andati lontano e le idee di chi vuole rimanere, ovvero il pesce fresco. Una comunità in cui le idee sono messe in rete, selezionando quelle che possono avere senso economico”. Il progetto coinvolge anche chi da Mussomeli è andato all’estero, con un piano di confronti a Parigi, Londra, New York e Buffalo. Un paio di idee pescate (un blog di turismo e un portale per i diritti dei viaggiatori) sono già realtà. 

PUSH PALERMO TRA INNOVAZIONE E NAZIONI UNITE 

Push è un laboratorio no profit che si occupa di innovazione nel campo della sostenibilità ambientale e delle tecnologie digitali. Nasce nel 2013 a Palermo da un gruppo di laureati della generazione Erasmus, con la volontà di fare ricerca ma anche di realizzarla in progetti immediati e concreti. Al suo interno tre spin-off: una società di consulenza per l’innovazione, una casa di produzione cinematografica, una di tecnologie per la mobilità sostenibile. Ha realizzato tre eventi per conto delle Nazioni Unite con il format dell’Urban Thinkers Campus: City as a service (2015), Right to the future (2017) e Human Flows (2019) tutti dedicati ai temi del futuro delle città e, in particolare di Palermo. Con attenzione particolare al tema della mobilità urbana fino al progetto MUV (Urban mobility Values) un gioco per favorire un cambiamento delle abitudini dei cittadini nei loro spostamenti e renderli meno dannosi per l’ambiente. 

Tra gli altri progetti che hanno visto l’intervento di Push, Borgo Vecchio Factory, con artisti e giovani; Sant’Anna Jamming, idee creative per far rivivere la piazza palermitana; Street art Factory; progetti ludici come Top of the Popes, un gioco per individuare un papa ideale dopo le dimissioni di Benedetto XVI; programmi di formazione intensiva internazionale come City as a Service a Erice.

“Palermo più che New York o Berlino – dice Toti Di Dio, managing director di Push – è un posto perfetto per fare ricerca e affrontare i temi della mobilità urbana e dello sviluppo per la sua complessità culturale e perché sta al confine tra l’area occidentale dei diritti e il Sud del mondo con le sue emergenze. Più che politiche legate a imposizioni e multe, bisogna trovare il consenso dei cittadini con un approccio che li coinvolga, anche attraverso il gioco”.

FABLAB, UN LABORATORIO DI TECNOLOGIA E ARTIGIANATO 

FabLab (Fabrication Laboraty) è un laboratorio no profit dove l’artigianato si incontra con la tecnologia. Si definisce una community di professionisti del futuro. Un luogo dove gli antichi saperi si sposano con l’innovazione digitale. Ha sede a Palermo in un appartamento sequestrato alla mafia, vicino a corso Calatafimi. Le attività si dividono in due rami: formazione e produzione. I corsi e i workshop (cui partecipano studenti, docenti, artigiani, professionisti) sono dedicati all’uso di strumenti tecnologici digitali, come i modelli e la stampante 3D, scansione 3D e fotogrammetria, frese a controllo numerico che tagliano con la precisione del computer, tagliatrici laser, robotica, elettronica, l’uso di software innovativi, modellazione solida. Alcuni corsi sono realizzati in autonomia, altri con istituzioni, scuole ed università.

“I nostri soci – spiega l’architetto Marcella Pizzuto, responsabile Area design e modellazione – si rivolgono a noi anche per realizzare particolari progetti, da particolari curvature del legno a scansioni in 3D per realizzare oggetti d’argento o calamite-souvenir. Si tratta a volte di idee originali che impegnano tutti nello sforzo di trovare una soluzione”. FabLab, infatti, funziona anche da incubatore del passaggio da un’idea al prodotto o alla creazione di un’impresa, sfruttando il suo network di contatti. 

MARE MEMORIA VIVA E L’ECOMUSEO DI SANT’ERASMO

L’Ecomuseo del mare è ospitato dall’ex deposito delle locomotive della stazione di Sant’Erasmo. È un museo civico: il personale è comunale ma la gestione è affidata all’associazione Mare memoria viva. Non si tratta di un museo tradizionale ma di un luogo che interagisce con tutta la città e in particolare con il quartiere dove sorge, che comprende Romagnolo e Brancaccio. Un museo interattivo, dove sono raccolte le storie del rapporto tra i palermitani e il mare. Nel 2019 è stato visitato da ottomila persone ma svolge numerose attività sul territorio, soprattutto coinvolgendo i bambini di famiglie più povere. Per esempio con un progetto di archeologia del mare con i bambini a scoprire e raccogliere sulla sabbia di Romagnolo i resti di mattonelle, dalle maioliche alla cementite, che raccontano del Sacco edilizio di Palermo. Oppure workshop per ragazzi ventenni che non studiano e non lavorano, che hanno ideato e realizzato la linea di merchandising del museo.

Ogni anno ospita da giugno alla prima parte di agosto laboratorio gratuito per bambini del quartiere segnalati dalle scuole che non possono andare in vacanza. “Uno di loro – racconta Cristina Alga, coufonder dell’Associazione – a Serra Guarneri ha visto per la prima volta un bosco”. Durante la chiusura del museo hanno continuato attività on line, compreso il doposcuola chiamando i bambini al cellulare. “Siamo un museo multimediale per cui possiamo condividere facilmente contenuti. Stiamo realizzando un video, frutto del lavoro di ragazzi che sono andati a fare interviste sul tema dell’emigrazione e sull’immigrazione. Speriamo questa estate di poter svolgere i nostri laboratori anche se con le regole di distanziamento saremmo costretti ad ammettere un minor numero di bambini”.