di Santo Piazzese

Il sottotitolo di La notte della civetta (Zolfo Editore) è Storie eretiche di mafia, di Sicilia, d’Italia. Ma non lasciatevi ingannare, avrebbe potuto dire Groucho Marx: La notte della civetta è davvero un libro eretico.

L’ha scritto Piero Melati, cronista di lungo corso a “L’Ora”, poi a “Paese sera”, a “la Repubblica”, infine al “Venerdì”, come vicecapo redattore. Oggi è il direttore artistico del Festival “Una Marina di Libri”. Nel presentarlo, ho privilegiato il termine cronista a quello all’apparenza più nobilitante di giornalista, perché è così che si definisce egli stesso. E non è il vezzo di un understatement.

Un libro eretico, dunque. A cominciare dal titolo, un rovesciamento rispetto al romanzo di Sciascia, a prefigurare una visione “altra”, un osservare dall’altro lato dello specchio. Una discesa negli inferi dei (mis)fatti politico-mafioso-giudiziari perpetrati tra il delitto Impastato e le stragi del ’92, ma valutati con un taglio ex-centrico rispetto alla vulgata dell’antimafia da parata. Sciascia viene evocato spesso, insieme con Pirandello e con altri autori che sembrano appartenere al pantheon di letture di Melati. Al quale piacerebbe poter cambiare di senso al finale del Giorno della civetta, che vede il trionfo del mafioso sul capitano Bellodi. Ovvero della Mafia sullo Stato. Perché, essendo la letteratura specchio della società, questo implicherebbe un cambiamento di senso anche nello stato dell’arte della contrapposizione tra le due entità.

Ma tra le pagine del libro aleggia un pessimismo che sembrerebbe a prova di speranza, e che l’autore tenta di mascherare da disincanto, se non cinismo. Invano, perché il cinismo sarebbe incompatibile con la forte tensione civile che scorre tra le righe. Le partite rimaste aperte sono molte, e nel suo libro-invettiva, Melati pone ossessivamente la domanda: in che momento si è fottuta la Sicilia? 

Intense le pagine dedicate all’esecuzione di Ninni Cassarà, condotta con una potenza di fuoco così spropositata da convertire l’omicidio da contenuto a contente: vettore di un messaggio esplicito e tremendo. Una chiamata alla trattativa, alla vigilia del maxiprocesso. Struggente il ricordo di Lorelai Mazzola, morta di overdose a 22 anni e presa a simbolo di una generazione bruciata che fu strumento inconsapevole e suicida del più efferato dei crimini di Cosa Nostra: la diffusione dell’eroina, prima a Palermo, poi a livello planetario. Come pure l’evocazione della figura di Rocco Chinnici, che fu il primo a capirlo, fino a essere tormentato dalle dimensioni di una strage che falcidiava la meglio gioventù e che il perbenismo di molte famiglie contribuì a occultare.

Chi di noi, oggi, può dire: non sapevamo?

La notte della civetta
Piero Melati
Zolfo Editore
Pag. 283 – 18 Euro