A Gerusalemme si lavora all’avveniristica sezione storica del Terra Sancta Museum, Dove sarà possibile ammirare l’inestimabile tesoro del Santo Sepolcro. Un progetto straordinario del siciliano Vincenzo Zuppardo

di Laura Grimaldi
Foto di Terra Sancta Museum

A Gerusalemme sono le sei del pomeriggio. Il cielo azzurro, l’aria tersa delle giornate miti di primavera. Il panorama è splendido dalla grande terrazza all’ultimo piano. La luce calda del tramonto rende più suggestiva la vista sui millenari luoghi della Cristianità. Un punto di osservazione privilegiato sulla parte antica della Città Santa con le sue mura, Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco.

Sotto l’ultimo raggio di sole luccicano qua e là le grandi cupole di chiese cristiane, moschee e sinagoghe. Quella immensa del Santo Sepolcro è così vicina che sembra di poterla toccare. Più in fondo ne spicca una tutta d’oro, la Cupola della Roccia sulla spianata delle moschee, luogo centrale per i musulmani. Il Monte del Tempio per gli ebrei.  E poi torri e campanili che svettano tra gli edifici in pietra lungo le strette vie.

Prodigi della tecnologia che annulla le distanze e riesce a mostrare tutto questo da un piccolo schermo di un cellulare durante una video chiamata.

A Gerusalemme c’è Vincenzo Zuppardo, trent’anni, architetto palermitano, il progettista della futura e avveniristica sezione storica del Terra Sancta Museum, il Museo di Terra Santa. L’inaugurazione è annunciata per il 2022.

L’incarico è arrivato dalla Custodia di Terra Santa, la Provincia religiosa dell’Ordine dei frati minori presente in tutto il Medio Oriente da più di otto secoli. Sin dai tempi del pellegrinaggio di San Francesco d’Assisi, all’inizio del 1200. E dal 1342 i francescani sono i custodi dei luoghi santi per la Chiesa cattolica.

Un lavoro di grande responsabilità oltre che di prestigio, il primo veramente importante per il giovane architetto siciliano, catapultato in una dimensione internazionale di collaborazione professionale.

Da quattro anni vive a Gerusalemme. Gli manca la cucina siciliana, ma l’amore ce l’ha accanto. La fidanzata, palermitana, avvocato, ha deciso di raggiungerlo. Sul lavoro parla in inglese, e ha imparato anche un po’ di arabo.

È per così dire figlio d’arte, Vincenzo. Il padre Calogero, architetto anche lui e stimato maestro di vetrate artistiche, è stato per questo chiamato in Israele e in Palestina. Tre anni di viaggi e di sapiente lavoro artigiano (con lui anche l’argentiere palermitano Piero Accardi) per salvare dal degrado preziose opere d’arte dell’Ottocento e del Novecento. Sul Monte Tabor, poco lontano da Nazareth, per il delicato restauro di due vetrate della basilica della Trasfigurazione. Poi a Gerico, sul Mar Morto, in territorio palestinese, per riportare ad antico splendore una delle vetrate dell’abside nella chiesa del Buon Pastore. E di nuovo a Gerusalemme per creare la nuova vetrata della biblioteca della Custodia di Terra Santa. Fu proprio per accompagnare suo padre che Vincenzo arrivò a Gerusalemme per la prima volta nel 2014, fresco di laurea.

“Il mio incontro con questi luoghi è stato positivo sin dall’inizio – racconta Vincenzo, grande appassionato di storia e con salde radici cattoliche – Gerusalemme è una città con le sue bellezze e le sue fatiche. Un luogo in eterno conflitto eppure interessantissimo, ricco di storia millenaria che si respira a ogni passo e si legge in ogni pietra. Sorgente dell’umanità intera. Città stimolante, che emoziona, apre al mondo e scardina pregiudizi. Crocevia di popoli e religioni diverse come lo è stata la Sicilia che con questa città ha legami particolarmente forti da tremila anni.  Penso ai Fenici che arrivarono nell’Isola da una terra vicina a Israele che oggi chiamiamo Libano, penso all’Impero bizantino, a quello romano, alla dominazione araba, a Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme. Questa città è luogo della memoria e dell’identità dell’Europa. Non è azzardato dire che noi europei guardando Gerusalemme possiamo riscoprire il nostro passato. È un po’ come se da palermitano, da siciliano, avessi ritrovato le radici di quello che sono”.

Fa una pausa l’architetto. Dal cellulare si sentono i rintocchi delle campane di San Salvatore. Sono le sei e mezza del pomeriggio. “Eccolo qui il convento dove risiede il Custode di Terrasanta, Francesco Patton, e dove ha sede anche l’Ufficio tecnico della Custodia”, e mentre lo dice orienta la telecamera del cellulare verso quel luogo e lo punta con l’indice.     

Il Museo di Terra Santa è un progetto unico al mondo, “di rilievo internazionale sia per l’eccezionale qualità degli oggetti esposti sia per la scenografia”, come afferma Béatrix Saule, direttrice onoraria del Castello di Versailles e Presidente del Comitato scientifico internazionale che si riunisce ogni sei mesi a Parigi o a Gerusalemme.  

Un grande progetto per un luogo speciale: “un ponte di pace” come lo definisce Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. “Il museo è pensato non solo per i pellegrini che vogliono riscoprire le loro radici cristiane, ma anche per israeliani e palestinesi, ebrei, cristiani e musulmani, con i quali condividiamo una storia comune”. Il dialogo, insomma, in continuità con l’insegnamento di San Francesco.   

La sezione storica del Museo di Terra Santa sarà articolata in due diversi percorsi: una dedicata alla storia e alla missione della Custodia in Terra Santa e l’altra destinata ad accogliere l’inestimabile tesoro del Santo Sepolcro sino a oggi conservato in depositi e perlopiù sconosciuto al mondo.

Collezioni di dipinti, sculture, antichi documenti, preziosi manufatti in argento e corallo di maestri artigiani siciliani e raffinati tessuti che le corti di tutta Europa hanno donato alla Custodia di Terra Santa a testimonianza del ruolo centrale e dell’influenza di Gerusalemme durante ottocento anni.

Una grande sala sarà interamente dedicata all’Italia in cui ampio spazio avrà la Sicilia. Tutta una stanza sarà riservata alle raffinate produzioni locali in madreperla, arte ancora praticata tra Gerusalemme e Betlemme.  

La sezione archeologica del Museo di Terra Santa è già una realtà dal 2017. Si trova nel Convento della Flagellazione, all’inizio della Via Dolorosa, lì dove un tempo sorgeva con tutta probabilità la fortezza Antonia, in cui risiedeva il procuratore romano della Giudea. Nel cortile della fortezza, secondo le Scritture, venne processato e condannato a morte Gesù Cristo da Ponzio Pilato.

La sezione archeologica offre a visitatori e studiosi un suggestivo percorso attraverso le vicende storiche di Gerusalemme e alla scoperta di un’infinità di reperti recuperati da archeologi francescani sin dal 1800. D’altronde, Gerusalemme ha sempre avuto un’importante scuola archeologica.

La sezione storica sorgerà nel convento del Santo Sepolcro su un’area di mille e duecento metri quadrati, articolata in venti sale di diverse dimensioni ricavate in luoghi antichi di cui l’architetto Zuppardo ha curato il progetto di riqualificazione e il restauro. “Il lavoro sul progetto è cominciato nel 2017, nel 2018 e 2019 sono stati avviati dei test sulle strutture in pietra e la demolizione delle superfetazioni che risalivano agli anni 1980-90 ed è stato completato il locale della boutique – spiega l’architetto -. Nel corso di quest’anno, seppur con un ritardo causato dalla crisi sanitaria provocata da Covid 19, abbiamo previsto di completare il progetto esecutivo e di avviare in settembre il cantiere di consolidamento strutturale e restauro architettonico degli ambienti destinati al museo sotto la guida dell’ingegnere Leonardo Di Marco, direttore dell’Ufficio tecnico della Custodia”.

Il progetto scenografico porta la firma di Jerôme Dumoux. “La scenografia è un viaggio e una narrazione – dice -. Una buona scenografia non deve mai essere azzardata. Una delle sfide più grandi sarà la conservazione e la tutela delle opere in mostra. Alcune sono state protette per secoli dalla polvere e dalla luce e noi non dobbiamo danneggiarle”.

L’obiettivo, come dice Fra’ Stéphane Milovitch, direttore del dipartimento dei Beni culturali della Custodia di Terra Santa, è di avere 150 mila visitatori all’anno.

Ed è bello pensare che il primo museo al mondo sulle radici del Cristianesimo e sulla conservazione dei luoghi santi porti la firma anche di un giovane architetto siciliano.

Il costo dell’intero progetto ammonta a circa otto milioni di euro: il Museo ha già ricevuto importanti donazioni da fondi istituzionali e da privati da Italia, Francia, Ungheria, Gran Bretagna, Stati Uniti. Ma il fundraising per sostenere il Terra Sancta Museum è ancora in corso.

“Bellezze e fatiche qui a Gerusalemme. La più grande – dice Vincenzo – è trovarsi in una condizione di conflitto perenne. È logorante. In particolari punti della città si incontrano soldati armati in assetto di guerra. Un paio di volte mi è capitato di trovarmi in una situazione difficile a pochi passi da scontri…”. Il suo racconto è interrotto da un rumore improvviso. Sono le sette di sera a Gerusalemme e un colpo di  cannone annuncia la fine delle ore di digiuno durante il mese del Ramadan.