Petralia Soprana, Montalbano Elicona, Savoca, Sperlinga. e, ancora, Scicli, Burgio, Ganzirri e tanti altri. La lista dei piccoli paesi siciliani è lunghissima. E quest’anno, con le restrizioni ai viaggi, è il momento di riscoprirli. Un viaggio indimenticabile tra natura, storia, archeologia, cibi e vini

di M. Laura Crescimanno

Andar per borghi di casa nostra. Ma quali scegliere per le vacanze ormai alle porte? Di certo quelli piccoli e sicuri, sanificati, storici, artistici, gastronomici, sostenibili. Ma quali sono pronti ad accogliere realmente i turisti?  In Sicilia la possibilità di scelta, almeno in teoria, non manca, visto che sono ben 207 i comuni con meno di cinquemila abitanti, su un totale di 390, compresi gli arcipelaghi (dati Istat 2019). Si va dai borghi di mare con torri e tonnare, a quelli medievali sorti attorno ai castelli  arroccati in montagna, al limite dei parchi naturali. I borghi di campagna, quelli dell’interno dell’Isola, a vocazione rurale, sono spesso porte d’accesso ad aree archeologiche di immenso valore storico, quelli del sud est legati al barocco e a piccoli musei delle tradizioni contadine e del costume, sino ai paesi del buon cibo.

La ricettività diffusa, in crescita in questi anni, è spesso fatta di piccoli B&B o case vacanze senza troppe pretese, dove condividere la vita e lo stile del posto. Sulle Madonie e sui Nebrodi, come in molti borghi rurali del distretto del sud est, da anni si era cominciato, con l’arrivo degli stranieri, a curare nei dettagli l’ospitalità, con prime colazioni a base di prodotti locali e offerta di esperienze da condividere. Adesso, con le misure imposte dal Covid, molte piccole strutture, quelle con due o tre camere, si preparano ad aprire in sicurezza. 

Nell’estate della grande crisi turistica, che passerà alla storia per la mancanza di stranieri e per la riscoperta di un turismo interno e di prossimità, sceglieremo comunque, i piccoli centri lontani dalla folla, dove poter camminare tra vicoli silenziosi per scoprire chiesette e piccoli musei aperti a piccoli gruppi su prenotazione, oppure andremo in mezzo alla natura protetta per ammirare panorami, andare in bicicletta e  magari anche a cavallo. Riscopriremo la ricchezza dei nostri territori interni e la qualità della vita lontani dalla città. Faremo degustazioni di vino e prodotti tipici all’aria aperta, metteremo le mani in pasta, preparando il pane, le focacce locali, i biscotti con i grani antichi. Ci ritroveremo insomma, amanti di una tranquillità di cui avevamo perso il sapore.

Sulle Madonie, dove a giugno partirà una campagna di promozione turistica, sono 21 i borghi del Parco, riuniti dall’Unione dei Comuni madoniti. “A metà maggio – spiega Pietro Macaluso, sindaco di Petralia Soprana e presidente dell’Unione – abbiamo avviato il confronto per definire un protocollo per l’accoglienza sicura, definito in accordo con l’Ente Parco. Soluzioni che tengano conto dei diversi territori, che vengono paradossalmente definiti marginali, ma che oggi, con la crisi della pandemia, acquistano valore, perché rimasti indenni dal contagio.  Parallelamente, avvieremo una campagna social per divulgare le nostre destinazioni Covid free. Bisogna abbandonare l’accentramento dei servizi, migliorare la mobilità, la ricettività a norma. Petralia Soprana, che offre a oggi circa sessanta posti letto, dopo il traguardo di Borgo dei Borghi, è stata proiettata in una nuova realtà, che l’ha vista protagonista di un flusso quotidiano di visitatori, che stavano stimolando nuove attività commerciali e di marketing. Adesso siamo pronti a ricominciare”. 

Se in campagna, in questi anni, è cresciuta l’offerta di masserie e dimore storiche ben ristrutturate con servizi a 4 stelle, piscina e sauna invernale, biciclette e lezioni di cucina legate alla ristorazione con i prodotti aziendali, nettamente minori sono invece le strutture ricettive nei centri storici, per lo più piccole suite con cucina, case-vacanza da due o più stanze.

Venti piccoli comuni siciliani a vocazione turistica fanno parte dell’associazione romana “I Borghi più Belli d’Italia”, nata nel 2005 per promuovere con un marchio territoriale, dopo una rigida selezione, il ritorno ai borghi per le vacanze slow del buon cibo, della natura e dell’arte. Il cosiddetto genius loci. Chi riesce a superare una rigida istruttoria entra nella rosa dei più belli e trova posto nel sito, nella guida cartacea e sui social dedicati: un contest Instagram, che sta spopolando in queste settimane. In attesa della ripartenza.

Ma la ricettività nei borghi è generalmente ancora insufficiente. A Petralia Soprana ha di recente aperto i battenti un piccolo resort 3 stelle, a Ganci sono oltre una decina i B&B nel borgo. A Montalbano Elicona, anche questo Borgo dei Borghi, è stato ristrutturato lo storico hotel sulla piazza del paese, a Castelbuono sono ormai decine le piccole suite con vista aperte di recente tra i vicoli. Lo stesso dicasi per quei borghi che hanno investito sul marketing turistico per attirare gli stranieri, come Sambuca di Sicilia. A Erice, che pure offre ampia ricettività nel vasto territorio sottostante, un hotel di charme è da anni ospitato in un ex convento dei Carmelitani del Quattrocento. A fine giugno conta di aprire con le sue nove suite con vista e il ristorante nel cortile esterno. Qui l’organizzazione dei servizi di visita a chiese e monumenti è affidata a due efficienti cooperative di giovani del posto, che lavorano insieme alla Pro Loco. Qui, assicurano, da giugno, in base alle normative comunali, sarà tutto riaperto.

Sul versante dei  Nebrodi, a circa otto chilometri dal mare, a San Marco d’Alunzio, il paese delle ventidue chiese, si può dormire in piccole semplici casette in affitto tra i vicoli. A Savoca, una terrazza aperta tra mare e montagna, si seguono le tracce del set del Padrino. A Sperlinga, borgo antichissimo dove sin dalla preistoria si abitava nelle grotte, si visita il castello medievale scavato nella roccia. Nel Siracusano, il minuscolo centro agricolo di Ferla (l’accesso meno noto per l’escursione al canyon spettacolare della valle del fiume Cassibile, una Yosemite di casa nostra) punta tutto sulla cucina locale, con i dolci di mandorla pizzuta, ma si dorme negli agriturismi fuoriporta. 

Più facile è trovare posto nei molti B&B con vista dei borghi barocchi del distretto del Sud Est, resi celebri dalla fiction del commissario Montalbano, tra mare azzurro e muretti a secco, da Sampieri, a Santa Croce a Donnalucata, sino alla più nota Scicli. Sul versante agrigentino, la Sicilia pietrosa e assolata, tra vigneti, grano e greggi al pascolo, da riscoprire la Palazzo Adriano di Tornatore, porta del parco monti Sicani, oppure Burgio, il paese degli ultimi stazzoni della ceramica e della produzione di campane. Qui si dorme soltanto in agriturismi di campagna. 

Sulla via della storia antica, un weekend vale la splendida chiesa Madrice di Caltabellotta, nell’Agrigentino, dove nel 1300 fu sancita la pace tra Angioini ed Aragonesi dopo la rivolta dei Vespri. Per esattezza, l’editto di pace fu firmato nella vicina Castronovo di Sicilia. Qui sono pochissimi i B&B nel borgo, la ricettività di buon livello si è spostata verso la costa, tra Sciacca e Menfi, dove si trovano molti relais in dimore d’epoca, e persino ricettività nelle cantine, sulla scia del nuovo turismo del vino.

Divertente e istruttivo sarà rifare le esperienze dei nostri nonni, riprendendo abitudini e tradizioni locali che sembravano dimenticate, come vedere fare la ricotta e assaggiarla ancora calda, raccogliere uva nelle notti più fresche con la luna, e, se ci si trova vicini al mare, all’alba andar a gettare le reti con i pescatori.  

I borghi marinari di Sicilia sono ormai località ben note sul web, dove l’offerta ricettiva è a portata di un clic: gli hotel sono sorti attorno ai porticcioli, alle torri di guardia e alle tonnare, ai mercati del pesce che in estate si trasformano in luoghi di ritrovo. Ma la pace dei piccoli centri dell’interno e il silenzio della montagna, in piena estate qui è un miraggio, anche se il mare resta un’attrattiva straordinaria; per le spiagge lunghissime costeggiate da agrumeti, la costa messinese resta un must: Torre Faro e Ganzirri, Gioiosa Marea, Acquedolci oppure Tusa, Santo Stefano di Camastra. Qualsiasi terrazza o balcone guardi il mare, da qui sarà con vista sulle Eolie. Seguendo i riconoscimenti ambientali europei, come le Bandiere Blu, si è sicuri di trovare i borghi virtuosi per gestione sostenibile dei litorali: Menfi, Pozzallo, Ispica, Lipari e altre spiagge eoliane, e – ultima entry – Alì Terme.

Chi volesse puntare sulla scoperta delle autentiche ricette a chilometro zero, sul vino e sulle osterie, può seguire dai social la vita dei neo-istituiti distretti regionali del cibo biologico di Sicilia, oppure le indicazioni del marchio Slow Food. I golosi potrebbero scegliere di fare base in un borgo ed esplorare i dintorni del Trapanese e dell’Agrigentino: Favara, paese del buon pane, del vino e dell’olio extra vergine dove la Farm Cultural Park porta avanti uno straordinario progetto di rivitalizzazione del paese attraverso l’arte contemporanea; Petrosino e Salemi, nel Trapanese. E il campione dei cannoli siciliani, con i pasticceri pluripremiati della piccola frazione di Dattilo, luogo, poco noto, di dolcissime delizie.