Esiste un solo modo per rendersi conto di quanto sia grande Caracas: salire su una cabina del Sistema Teleférico Warairarepano e raggiungere il monte Avila…

di Simonetta Trovato

Esiste un solo modo per rendersi conto di quanto sia grande Caracas: salire su una cabina del Sistema Teleférico Warairarepano e raggiungere il monte Avila. Guardate in basso: scoprirete una distesa immensa di abitazioni – due anni fa Caracas contava cinque milioni di caraqueños, ora la crisi ha costretto circa il trenta per cento di immigrati a tornare nei paesi di origine – i grattacieli che sembrano lance e, attorno,  le favelas, con le case che formano un groviglio inestricabile. E se si tratta di una giornata senza nuvole, arriverete con lo sguardo alla spiaggia e all’acqua di cristallo dei Caraibi. 

Caracas o la ami o la odi: frase che normalmente funziona per ogni città del mondo, ma qui si tratta veramente di settori a tenuta stagna, che non permettono vie di mezzo; da scoprire con attenzione. Pamela Conti vive a Caracas da nove mesi, anche se alcuni li ha passati chiusa in albergo, da quando è scoppiata la pandemia. È lei il nuovo direttore tecnico della Nazionale di calcio femminile “Vino Tinto”, scelta dalla Federación Venezolana de Fútbol: 37 anni, figlia d’arte (il papà è l’ex giocatore del Palermo, Francesco Conti) Pamela è cresciuta a Ballarò, ha giocato in mezza Europa, in Svezia, Spagna e Russia. “Forse proprio perché ho abitato vicino a un mercato popolare, adoro Caracas, dove la gente ti accoglie come una di casa”, ride. 

Lo spagnolo imparato a Madrid e Valencia qui la etichetta subito come “europea”. “Non è una città facile da gestire, ma devi ricavare dei punti di riferimento, e tutto diventerà più comprensibile. I miei sono nel grandissimo numero di italiani che vivono qui”. Ed è proprio Pamela Conti a suggerire un’esperienza particolare. “Io ho chiesto che mi accompagnassero in una chabolas, volevo rendermi conto con i miei occhi di come vivesse questa gente. In un primo tempo chi era con me ha cercato di dissuadermi, poi mi hanno accontentata: abbiamo raggiunto un accordo, non sarei entrata ma mi avrebbero condotta in macchina proprio ai margini”. E da dietro i finestrini, una mattina quasi all’alba, Pamela ha guardato una delle bidonville. ”È un effetto che la gente non può immaginare: case, case, case, poverissime, ma i bambini ridevano”. 

A mezz’ora c’è il mare caraibico. “Anche questo è un effetto spettacolare: ti ritrovi su una spiaggia bianca, come quella dei film. E sei a poca distanza dai grattacieli. Ho girato molto per il Venezuela alla ricerca di talenti del calcio femminile: ho visto paesi, incontrato famiglie, per tutti il pallone è il simbolo di una vita migliore, un mezzo per aiutare le famiglie”. C’è una forte inflazione e il dollaro Bolivar ha un valore molto basso, un medico di base guadagna ogni mese l’equivalente di dieci dollari americani.  Pamela racconta, “una volta mi sono fermata su una spiaggia, cercavo i crostacei che amo tantissimo e mi hanno proposto ostriche, piccolissime, dal sapore straordinario: venti ostriche per l’equivalente di venti centesimi. Ho allungato dieci euro, il venditore si è seduto accanto a me e piano piano ha aperto e servito 120 ostriche”. 

Un sapore che racconta Caracas. “Non uno, due: le empanadas e l’Arepa, il panino di mais ripieno, non puoi venire in Venezuela e non provarli,  è il segno dello stare bene insieme”. Magari mentre un Ara multicolore ti guarda con sospetto e poi vola via sussiegoso.

Cinque posti a Caracas

Anauco Arriba
Santiago de León de Caracas – vero nome della città – fu fondata nel 1567. E al XVII secolo risale la magione Anauco Arriba, considerata la più antica casa coloniale della città. È una graziosa casa di campagna, rimasta intatta, oggi patrimonio storico del Venezuela.
Correo de Carmelitas

Museo dei Trasporti
Volete vedere un autentico Morrocoy, uno degli autobus lenti della Caracas ottocentesca? Oppure una diligenza vera, che starebbe bene in un film di cowboy? Si può al Museo del Transporte  “Guillermo Josè Schael, sul viale Miranda. Attenzione però, è aperto solo la domenica.
Francisco de Miranda Avenue, Caracas 1071.

Iglesia de Santa Teresa
Non è una chiesa come tutte le altre, anche se è la più importante di rito cattolico della città: si tratta in effetti di due chiese diverse – Santa Teresa e Santa Ana – unite da una cupola e da un altare maggiore.
Avenida Oeste 8, Caracas 1012, Distrito Capital

Arepera Las Tre Esquinas
Nomini l’Arepa e vedrai brillare gli occhi di un venezuelano: più che cibo da strada, più che tacos, l’Arepa è un modo di vivere.  Scegliete uno dei mille ripieni dell’ Arepera Las Tres Esquinas, si consiglia pollo con cuori di palma e avocado, e la yucca fritta.
Avenida Rómulo Gallegos, Caracas 1060.

Empanadas Chicuelo
Di fronte a questo piccolo locale c’è sempre la fila. Perché le empanadas di Chicuelo sono gonfie come nuvole e la carne “mechada”(sfilettata, morbida, condita con comino, cipolla, peperone) pepata al punto giusto.