Vilnius è relativamente giovane, nata sul serio dopo l’indipendenza, una cipolla a strati, dove una chiesa rococò dalle sfumature rosa balza fuori come un folletto tra i palazzoni sovietici.

di Simonetta Trovato

Appena arrivi, ti perdi in edifici brutali ma devi proseguire. Troverai la Città Nuova, liberty, eclettica, con piccoli angoli grondanti storia recente. Vilnius è relativamente giovane, nata sul serio dopo l’indipendenza, una cipolla a strati, dove una chiesa rococò dalle sfumature rosa balza fuori come un folletto tra i palazzoni sovietici. Qui ha scelto di vivere da dieci anni un paleopatologo come Dario Piombino Mascali che, di mestiere, studia le mummie. Insegna Antropologia all’università ma, soprattutto, ha appena finito di classificare reperti che presto andranno a riunirsi in una mostra del Museo Nazionale.

Il suo racconto sembra una tavolozza. “è una città straordinaria, dove trovi un cimitero pieno di Nontiscordardime o una chiesa talmente bella che Napoleone voleva smontarla e portarsela in Francia, nel palmo della mano”. È Sant’Anna, tutta in mattoni, con le guglie gotiche che volano verso il cielo; accanto c’è la chiesa dei SS. Giacomo e Filippo, amaranto, con il più grande carillon dei Paesi baltici (61 campane); la verde Santa Trinità, e la più delicata, San Casimiro, in rosa. Ogni chiesa di Vilnius ha chinato il capo durante l’occupazione sovietica, trasformata in magazzino, scuola, aula, per poi ritornare luogo religioso, quando anche la città è riuscita a recuperare se stessa.

“I lituani hanno un carattere burbero, ma ti aprono le braccia se sei in difficoltà. Ne hanno passate tante, qui nessuno è realmente russo o polacco o ebreo, ma un miscuglio inestricabile”. Vilnius ha visto spazzare via il ghetto, recuperare i suoi scheletri e ricominciare. La sua vita si legge facilmente nell’evoluzione architettonica: dall’aeroporto marcatamente sovietico, ti immetti nelle arterie che portano al cuore antico, contornato però da edifici freddi anni ’50. “Devi camminare e guardare. Ti puoi ritrovare per caso in una fabbrica di vodka del 1907 che è rimasta tale e quale, oppure giri un angolo e ti immergi nei graffiti”.

Molti edifici industriali sono stati convertiti in loft, le strade hanno un andamento a scacchiera creato a tavolino: volete scoprirla sul serio? Bene, salite su una mongolfiera. A volte ce ne sono anche venti che volano contemporaneamente, a bordo delle più grandi ci si può addirittura sposare o cenare. Ma a Vilnius nulla è realmente lineare, è una città di artisti: Žve˙rynas con tutte le sue case in legno di vari colori che si affacciano su vie non asfaltate; la Torre della tv, anno di grazia 1974, tra le protagoniste delle rivolte antisovietiche del 1991; viale Gediminas colmo di tigli, molto più profumati di quelli mediterranei. “E Uzupis, che è una Repubblica indipendente. Non scherzo, è un quartiere bohémien che fino alla liberazione della Lituania era uno dei più poveri e degradati della città. Poi nel ’97 gli abitanti proclamarono la Repubblica: ha un inno, una moneta e una bandiera, una costituzione e un presidente”. Oltre ad un cimitero, sette ponti sul fiume Vilna, due chiese e il suo guardiano, l’angelo di Užupis, che dal 2002 protegge la Repubblica. Gli articoli della Costituzione sono straordinari: “ogni cane ha il diritto di essere un cane”, “ogni uomo ha diritto ad essere un individuo e di possedere un gatto … E così via. Indolore. Nel cimitero dei frati Bernardini si può essere sepolti soltanto se possiedi una tomba di famiglia: ti muovi tra angeli diruti, fiori di croco e Nontiscordardime. Mangiare a Vilnius? Solo se ti piacciono i sapori forti. Come i Cepelinai, gnocchi enormi ripieni di carne, conditi con strutto, pancetta, cipolla, panna acida e un’erba che ricorda il nostro finocchietto selvatico: si gustano da Etno Dvaras, mentre Belmontas, in periferia, è famoso per gli spiedini arrosto.

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