La grande fortuna della gastronomia italiana e siciliana nel mondo si è costruita proprio attraverso l’evocazione di questo clima domestico, di questa spartana familiarità che chiama in causa i commensali come fossero parenti.

di Francesco Mangiapane

Frastornati da foodporn e cuochi stellati, cooking show e master chef di ogni sorta, abbiamo dimenticato che la nostra è essenzialmente una cucina di famiglia. Che si sviluppa nel nome dell’informalità delle relazioni di parentela, per sfamare – e in tal modo celebrare – gli affetti intimi. A essi la nostra cucina da sempre si rivolge con una strana coincidenza di cura e frugalità, scommettendo su sapori semplici ottenuti con ciò che l’articolato territorio isolano mette a portata di mano.

I componenti della famiglia allargata della tradizione siciliana sono i destinatari storici delle nostre pietanze. Ma ogni qual volta si fosse scelto di estendere un tale convivio a un gruppo più eterogeneo, aggiungendo un posto per gli ospiti, ciò avrebbe significato includerli nel novero delle “persone di famiglia”, da trattare con la stessa magica coincidenza di cura e frugalità. La grande fortuna della gastronomia italiana e siciliana nel mondo si è costruita proprio attraverso l’evocazione di questo clima domestico, di questa spartana familiarità che chiama in causa i commensali come fossero parenti di fronte ai quali dismettere ogni forma in nome di una sincera condivisione del pasto, vero sollievo dall’alienazione imperante fuori di casa.

Fra le tante conseguenze della crisi del Coronavirus, c’è il fatto che essa ha rimesso in pista questo versante forse trascurato della nostra cultura culinaria, letteralmente costringendo i componenti delle famiglie – di solito dispersi fra le mille incombenze della vita quotidiana – a ritrovare unità di fronte alla tavola da pranzo, in una continuità abbastanza lunga da trasformarsi in abitudine. Tanti sono i piatti della tradizione che si prestano a essere preparati in un tempo ragionevole e con semplici e accessibili ingredienti. Il noto gastronomo Martino Ragusa ha approntato una sezione specifica del suo sito, con una lista di ricette (per lo più siciliane ma non solo) a prova di Covid. Ci sono le paste – con i broccoli fritti, con il brodo di pesce “senza pesce”, c’anciova e muddica atturrata – i secondi, quali frittate, cotolette o ancora il baccalà; intriganti contorni – si vedano le beffarde patate “a sticchiu di parrinu” o le olive alla pollastrella – e perfino immaginifici dolci come il biancomangiare.

Metterci alla prova con questo tipo di ricette semplici per i nostri cari è un’opportunità eccezionale, offerta dalla crisi del Coronavirus, di lasciarci alle spalle le vecchie smargiassate da fanatici cucinieri e recuperare un rapporto con l’alimentazione più equilibrato e consapevole.

14