Non è un’emergenza, ma occorre porsi il problema della propria sovranità alimentare, senza diventare fortemente protezionisti.

di Paolo Inglese

Ci siamo ancora dentro e lo saremo quando leggerete. Ma c’è già molto su cui riflettere. Proviamoci. In primo luogo, una visione globale del sistema mondiale di produzione e distribuzione di beni alimentari essenziali. Non ha colpito in alcun modo ciascuno di noi, ma il problema della sovranità alimentare si è posto con chiarezza. Si tratta, in poche parole, della capacità di ciascun Paese o Unione (UE?) di garantire l’accesso al cibo e la sicurezza alimentare dei cittadini. Cosa è successo? Che la Cina ha raddoppiato le proprie riserve di riso e che alcuni Paesi produttori di grano come la Russia o il Kazakishtan hanno, seppur temporaneamente, frenato le loro esportazioni. Tutta la logistica, su nave o su gomma, ha subito limitazioni più o meno grandi e ha posto il tema della fragilità della globalizzazione spinta.

L’Italia ha deficit gravi in tante, troppe, filiere, eccezion fatta per vino e ortofrutta. Prendiamo grano duro, grano tenero e mais: bene, siamo, rispettivamente, al 40 per cento, 70 per cento e 64 per cento di auto-approviggionamento. Non è un’emergenza, ma occorre porsi il problema della propria sovranità alimentare, senza diventare fortemente protezionisti. La grande distribuzione ha affrontato e, in larga misura, vinto la sfida della logistica e della regolare fornitura di alimenti. Ma è emerso un dato nuovo: la richiesta di prossimità. Le restrizioni alla mobilità, anche pedonale, hanno fatto emergere, di nuovo, l’idea del punto vendita di quartiere. Insomma, logistica unica e distribuzione più capillare, di ridotte dimensioni. Questa potrebbe essere una nuova strategia anche per il post pandemia. Un altro tema enorme è quello della ristorazione, che è il punto di riferimento più importante di chi produce alta qualità, in tutti gli ambiti dell’agroalimentare. è probabile che il modello di ristorazione dovrà modificarsi e che certi eccessi “stellati” dovranno scendere dal cielo e tornare con i piedi ben saldati per terra.

La ristorazione automatizzata a domicilio crescerà e avrà un impatto sulla logistica e sulla produzione agricola. Alle piattaforme alimentari si affiancheranno le smartkitchen, luoghi dove si cucina per piattaforme digitali a loro volta legate a ristoranti di tutto il mondo. Nuove forme di consumo che porteranno a nuove forme di logistica e a nuove forme di produzione primaria. Opportunità, nuove idee, nuove forme di lavoro. A questo serve una crisi.