Puntare su nuove produzioni, rivedere l’idea di turismo, ripensare il concetto stesso di vendita. Nicola Fiasconaro, Marcello Mangia e Gianluca Mollura raccontano come si preparano alle sfide del dopo emergenza.

di Giulio Giallombardo

Ripartire dalla semplicità. Tornare alle origini, mentre gli effetti devastanti del virus stanno riplasmando anche l’alimentazione e il rapporto col cibo. Così le sfide del futuro si aggrappano al passato delle buone tradizioni di una volta. È la scommessa di Nicola Fiasconaro che, dopo aver conquistato il mondo con il suo panettone “mediterraneo”, fatto solo con ingredienti del Sud, prova a replicare il successo con il pane fresco realizzato con i grani antichi siciliani.

È il progetto di un’azienda che, davanti all’emergenza sanitaria, prova ancora una volta a diversificare la sua offerta gastronomica, puntando come sempre sulla valorizzazione delle materie prime. Pluripremiato pasticciere e ambasciatore nel mondo delle eccellenze dolciarie siciliane, Nicola Fiasconaro guida, insieme ai due fratelli, Martino e Fausto, l’azienda dolciaria fondata nel 1953 dal padre Mario a Castelbuono, nel Parco delle Madonie. Fortunatamente, la crisi non ha fermato la produzione e la vendita dei prodotti di punta, come le colombe pasquali, che erano già pronte prima ancora che il virus paralizzasse il mondo.

“Qualche perdita c’è stata, ma non dobbiamo piangerci addosso”, ammette Fiasconaro, a capo di un’azienda con un fatturato da 20 milioni di euro, una crescita del 20 per cento nei principali mercati, e che dà lavoro a circa 130 dipendenti tra fissi e stagionali. “Durante questi giorni di quarantena, non siamo rimasti fermi, ma abbiamo studiato nuove strategie per innovare la nostra produzione – racconta -. Così, siamo già al lavoro sui grani antichi siciliani che vogliamo rilanciare e far conoscere in tutto il mondo. Protagonista sarà sempre il lievito madre che utilizziamo per i nostri panettoni e le colombe, ma lo useremo per sfornare un pane autentico e genuino, come tradizione vuole, fatto con le nostre farine, non con quelle stressate che arrivano da tutto il mondo”.

Se il futuro avrà il rassicurante profumo del pane, le preoccupazioni sono rivolte, invece, alle criticità legate alla sicurezza alimentare, che – osserva Fiasconaro – rischiano di travolgere le imprese nel dopo-virus. “È necessario che le autorità competenti vigilino sui prodotti non utilizzati in questi mesi di quarantena, scaduti o al limite della scadenza. Lo smaltimento ha costi esorbitanti e non tutti faranno la scelta virtuosa di donare gli alimenti agli enti benefici. Per questo – conclude il pasticciere  –  ci vorrà assoluto rigore da parte di chi avrà il compito di vigilare. Ne va della salute di tutti”.

Prove generali di rinascita

Mentre i numeri d’oro dell’anno scorso vanno ormai alla rovescia, risucchiati dal vortice del virus, il turismo batte un colpo, cercando di ricominciare da capo. Così, un intero settore naufragato nel mare della pandemia prova a restare a galla, aggrappandosi alla speranza di tenere in vita una stagione che sembra ormai compromessa. A immaginare come saranno le vacanze del 2020 è Marcello Mangia, presidente del consiglio di amministrazione di Aeroviaggi, colosso del turismo che comprende nove strutture in Sicilia e quattro in Sardegna, per oltre novemila posti letto e un fatturato medio negli ultimi anni di quasi 90 milioni.

“Stiamo lavorando sodo per ripartire e dobbiamo essere pronti ad affrontare questa crisi senza precedenti”. Marcello Mangia, alla guida del gruppo dopo la scomparsa del padre Antonio, lo scorso ottobre, ha accettato la sfida insieme ai suoi fratelli Andrea, Marco, Tiziana e Giuseppe, che fanno tutti parte del cda. “Rispetto alle centinaia di prenotazioni giornaliere che avevamo fino a poco tempo fa, siamo scesi a qualche decina, tutte concentrate ovviamente tra luglio e agosto – spiega Mangia – . Come incentivo abbiamo parzialmente eliminato le penali per le cancellazioni, prevedendo anche una speciale copertura assicurativa Covid, con supporto in caso di contagio, rimborsi per eventuali ricoveri e assistenza garantita. Per fortuna, qualcosa comincia a muoversi e abbiamo una certa fiducia per una possibile, seppur lenta e graduale, ripresa del mercato turistico, almeno di quello interno”.

Finora, purtroppo, le cancellazioni hanno portato all’azienda una perdita di fatturato che si aggira intorno al 35 per cento, “ma se non ci sarà la possibilità di ripartire all’inizio di giugno – sottolinea l’imprenditore – le nostre perdite aumenteranno”. Così, durante questi mesi di attesa, ci si concentra su come rifondare il concetto stesso di vacanza. “Ovviamente ci atterremo a tutte le disposizioni di sicurezza – prosegue Mangia – con l’ausilio di un’app che già forniamo ai nostri clienti gestiremo i servizi di ristorazione su prenotazione, organizzandoli su due o tre turni, per limitare le presenze. I tavoli saranno distanziati di circa tre metri e il nostro personale sarà munito di guanti e mascherine, ne abbiamo già acquistate ventimila. Agli sport di gruppo, preferiremo quelli individuali, mentre lettini e sdraio nelle spiagge saranno opportunamente distanziati. Per fortuna – conclude l’imprenditore – abbiamo una situazione patrimoniale consolidata, cosa che ci permette di guardare a questo periodo come una fase di passaggio che certamente ci costerà, ma ne usciremo più temprati per affrontare le sfide del futuro”.

A colpi di click per resistere all’onda della pandemia 

Con i negozi chiusi, l’asso nella manica o l’ancora di salvezza per molti imprenditori e commercianti resta l’e-commerce. Ma non tutti sono attrezzati per fronteggiare la nuova rivoluzione digitale che, su più fronti, sta cambiando sempre di più il nostro stile di vita. Sicuramente, chi si è fatto trovare preparato è Gianluca Mollura, presidente e amministratore delegato di Mohd, piattaforma e-commerce con sede a Messina, oggi leader nel mondo del design e nella distribuzione di arredamento di alta gamma, con un fatturato di trenta milioni di euro nel 2019. Attiva anche con tre showroom a Messina e Catania, Mohd prosegue una tradizione di famiglia, nata più di cinquant’anni fa, quando nel 1968 fu aperta la prima boutique nella città dello Stretto, con i migliori brand del design internazionale. Attualmente dà lavoro a 70 dipendenti, con un catalogo online di oltre quarantamila prodotti che vengono spediti in ogni parte del mondo.

“Anche se i nostri negozi sono chiusi, l’attività non si è mai fermata – afferma Mollura – chiaramente è cambiato il nostro modo di lavorare, con più smart working e meno spedizioni, limitate a due volte a settimana, sempre nel rispetto di tutte le regole di sicurezza previste”. Le innovazioni sono tutte rivolte al comparto digitale, con un sito web da poco rinnovato nei contenuti e nella veste grafica. Per sopperire alla chiusura dei negozi, è stata creata una vera e propria boutique virtuale, con una selezione di prodotti di oltre quattrocento marchi, e un’area dedicata all’interior design, con un servizio di progettazione frutto delle competenze del team di designer interni a Mohd. “Siamo davanti a una crisi globale e anche noi abbiamo avvertito il colpo, anche se per fortuna le nostre vendite online resistono – prosegue l’imprenditore -. Ma il futuro che ci aspetta sarà diverso, bisognerà rivedere tutto il processo di vendita, produzione e distribuzione, cambieranno tantissime cose. Stiamo potenziando tutto il comparto digitale, non solo per l’e-commerce, ma anche per tutti gli altri ambiti lavorativi, con riunioni e formazione a distanza. Questa emergenza sanitaria, di fatto, sta rendendo più rapido un processo di cambiamento che era già iniziato”. Quanto sia distante l’uscita dal tunnel è ancora prematuro dirlo, anche se – conclude Mollura – “La priorità è stare bene e riuscire a superare questo momento in salute. Io credo che la ripresa arriverà, anche se avremo da soffrire ancora per un po’. Dopo un temporale spunta sempre il sole”.

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