Autore del CharGing Bull, una delle più famose icone di New York, Arturo Di Modica ha deciso di lasciare un segno anche a Vittoria, la città dove è nato. In un palazzo del paese sta realizzando infatti un museo. E sul fiume Ippari sogna di creare una scultura alta quaranta metri. L’atto d’amore di un visionario per la sua terra.

di Laura Grimaldi

Un grande museo internazionale di scultura e pittura contemporanea. Sono almeno quarant’anni che ci pensa su. Uno dei progetti che ha continuato ad accarezzare, anche mentre era lontano dalla sua terra. Poco alla volta lo sta realizzando con la tenacia di sempre e, come altre volte è accaduto, a sue spese.

Un polo per l’arte nella Sicilia sud-orientale, per contribuire alla riqualificazione di Vittoria, la città dove è nato e che porta nel cuore. Vuole rilanciare il territorio, culturalmente e turisticamente, vuole “risvegliarlo insomma”. Dice proprio così Arturo Di Modica, l’artista che il mondo conosce – un po’ meno l’Italia forse – come l’autore del “Toro” di Wall Street. Altri esemplari in bronzo ce ne sono a Stamford, Amsterdam, Abu Dhabi, Dubai e dal 2010 anche a Shanghai: si chiama Bund Bull ed è un toro più giovane del Charging Bull di New York.

Il sogno nel cassetto sta finalmente diventando realtà, da quando quattro anni fa ha acquistato un palazzo ottocentesco nel quartiere San Giovanni, la zona antica di Vittoria. “Un edificio storico su due piani, ognuno di quattrocento metri quadri” – ci racconta il maestro durante una video-chiamata – e ci vorrà almeno un anno prima che la ristrutturazione sia completata sia all’interno e che all’esterno”.

A sue spese realizzò più di trent’anni fa anche il Charging Bull. Gli costò 360 mila dollari quel colosso di bronzo da più di tre tonnellate che riuscì a piazzare senza permessi nella Broad Street. Proprio di fronte al palazzo della Borsa, il New York Stock Exchange. Nessuno aveva commissionato quella scultura al trentenne artista siciliano arrivato nella Grande Mela nei primi anni Settanta. Un possente toro in posizione di attacco sistemato in poco tempo riuscendo non si sa come ad eludere la vigilanza della polizia.

Impiegò due anni Arturo Di Modica per creare il Charging Bull, pensato nel 1987 all’indomani di quel lunedì nero per la finanza mondiale. Da sempre il toro simboleggia il trend in ascesa dei mercati finanziari – il cosiddetto Bull market- diversamente dall’orso (Bear Market) che rappresenta la fase di contrazione. Fu un omaggio del giovane e temerario scultore alla sua città di adozione, in segno di buon auspicio per una rapida ripresa economica. Inutile dire che tivù e giornali parlarono dell’accaduto per giorni.

Da una folta barba sale e pepe sorride il maestro che oggi di anni ne ha 79, mentre ripensa a quella mattina di oltre trent’anni fa mentre tra il trambusto generale continuava a distribuire alla folla di curiosi i volantini con le informazioni sulla scultura e il suo temerario autore. “Per i newyorkesi fu amore a prima vista”, dice con un accento che racconta di una vita sospesa tra la Sicilia e gli Stati Uniti. Non è difficile crederci se è vero che alla fine fu deciso di collocare il corpulento toro di bronzo poco lontano da lì, nei pressi del Bowling Green Park.

 “Arrivai a New York in occasione di una mostra di mie opere organizzata da un’importante galleria d’arte di Firenze”, racconta. La città che lo ha visto studente di talento dell’Accademia di Belle Arti e poi artista. Da New York non andò più via e scelse di aprire uno studio a Crosby Street nel quartiere di Soho, a Manhattan. Uno studio ce l’ha ancora nel Building 71 della Broadway, a pochi passi dal suo colosso di bronzo. “È a Soho che in tanti anni ho assistito a una riqualificazione e una rinascita di questa parte della città”, dice, mentre il suo pensiero va alla sua Vittoria.

Qui dove nel mese di maggio era atteso l’arrivo dagli Stati Uniti di una coppia di cavalli in acciaio, giganteschi e vigorosi, creati dal maestro nel corso di alcuni anni e, neanche a dirlo, a sue spese. Sarebbero stati esposti nella tenuta di centomila metri quadrati di ulivi, alcuni dei quali secolari, che circondano la sua casa alle porte di Vittoria. Lì dove c’è un anfiteatro all’aperto e dove sono esposte gigantesche sculture in marmo di Carrara e dove c’è in progetto di creare una scuola di arti e mestieri.

L’appuntamento è solo rimandato. I cavalli in acciaio attraverseranno l’Oceano Atlantico per raggiungere la Sicilia non appena il mondo avrà superato la più grave emergenza sanitaria degli ultimi cento anni. Le misure di contenimento del virus hanno impedito allo scultore di ripartire da Vittoria per ritornare a New York e seguire personalmente le delicate fasi d’imballaggio e spedizione del complesso scultoreo.

La forza dei cavalli dell’Ippari – dal nome del fiume che nella sua parte finale segna i confini tra i comuni di Vittoria e Ragusa – sta tutta nei muscoli in tensione nell’atto di impennarsi l’uno difronte all’altro. Quei colossi di otto metri di altezza stanno in verticale sulle zampe posteriori e sembrano abbracciarsi. Di questi tempi, una speranza per noi uomini. “L’Ippari era un tempo un fiume navigabile – spiega il maestro – e i cavalli ippari erano i preferiti da Greci e Romani perché più piccoli, molto veloci e intrepidi”. Un complesso scultoreo stimato venti milioni di dollari che sembra aver suscitato l’interesse di facoltosi emiri.

Con il ricavato della vendita, l’artista di Vittoria vorrebbe realizzare un’opera faraonica: un’altra coppia di cavalli, sempre in acciaio ma questa volta alti quaranta metri da sistemare sulle sponde dell’Ippari. Il fiume che Arturo Di Modica vorrebbe che fosse di nuovo navigabile, per gli appassionati di kayak ad esempio. C’è anche questo nella sua ambiziosa idea di riqualificazione del territorio tra Comiso e Scoglitti oltre ad allevamenti di cavalli ipparini, laboratori di manifattura siciliana, botteghe di prodotti della terra tipici del territorio, attività di alta ristorazione… Insomma, l’ha detto che vuole risvegliare questo territorio. Un atto d’amore, l’ennesimo, per la sua terra.

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