Se devo dirla tutta, non mi sento di partecipare al giubilo per le videocall, i webinair e lo smart working, che peraltro è un fraintendimento del lavoro agile, e che per la maggior parte dei dipendenti (e soprattutto delle dipendenti) ha significato accomodarsi su uno strapuntino nel divano, tra figli urlanti e coniugi diventati più ingombranti del solito. Mi sembra che si perda un sacco di tempo, oltre che il piacere di capirsi al volo con un lampo di occhi.

Il lavoro smart è altra cosa: è lavorare in modo mobile, senza vincoli, centrati sul risultato e non sul cartellino da timbrare. Chissà se la pandemia ci porterà un ripensamento profondo del nostro modo di produrre, oltre che di amare e di vivere, e chissà se i miliardi dell’Europa si tradurranno davvero nell’occasione di riformare profondamente il sistema Italia, di snellire burocrazie pubbliche e lentezze. Quel che si intravede adesso – al netto dei doverosi aiuti nei mesi di emergenza – è un pericoloso ritorno a una cultura dell’assistenza, che al Sud significa tornare trenta anni indietro. A prima che i giovani capissero che dovevano inventarsi le occasioni e la vita, a prima dell’autoimprenditorialità, delle start up, delle aziende innovative, a prima che ci si sentisse liberi di realizzarsi anche senza una promessa clientelare del politico di turno.

Ecco perché questo Gattopardo è dedicato alla ripartenza. Declinata su tre temi: cultura, turismo e innovazione: i tre pilastri su cui la Sicilia deve rialzarsi.

Poi un omaggio alla scuola (tra i grandi feriti di quest’anno) attraverso le storie di due professori speciali. E un altro omaggio, questa volta al veterano dell’informazione nell’Isola: il Giornale di Sicilia, che compie 160 anni dalla sua fondazione, con uno speciale con fotografie e prime pagine d’epoca. E infine storie, viaggi, itinerari, sguardi sul mondo. La Sicilia di Gattopardo.

Laura Anello