di Luca Vullo – disegno di Alessandra Micheletti

Il corpo è un sofisticato strumento di comunicazione e può essere utilizzato indistintamente sia nel senso fisico che metaforico.

La sua versatilità permette di interpretare svariati campi del sapere che vanno dalla letteratura alla scienza fino ad arrivare alla filosofia.

In alcune circostanze, le mani traducono complessi concetti di chimica riferendosi alla massa, intesa come quantità di materia che costituisce un corpo e che può essere misurata in chilogrammi. Pensiamo infatti all’avverbio di quantità “poco”. Riferendoci al cibo o a una bevanda, due dita si trasformano quindi in uno speciale strumento di misurazione che indica il fatto di volerne ricevere o averne ricevuto poco.

La sua corrispondenza gestuale vede il dito indice e pollice distesi uno sopra l’altro facendo sovrapporre i polpastrelli che lasciano un ristretto spazio tra loro, evocando in questo modo l’effettiva dose richiesta. Le altre dita della mano rimangono chiuse e spesso vi si abbina una specifica smorfia del viso che sta ad indicare la sfumatura dell’entità alla quale ci si riferisce.

Lo stesso gesto potrebbe servire anche a indicare letteralmente il livello di altezza nel bicchiere a qualcuno che vi sta versando del vino, a volte accompagnato da espressioni apparentemente fuorvianti:  “un goccio” o “una lacrima”.

Cambiando oggetto del discorso e contesto, lo stesso gesto può riferirsi al talento o all’intelligenza di qualcuno oppure ancora all’affetto dato o ricevuto.

Di certo non è un’indicazione molto precisa e facilmente comprensibile a uno “straniero”, ma fidatevi, quando la utilizzerete, il siciliano capirà la richiesta e senza esitare vi fornirà il giusto ammontare di quello che desiderate.

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