Il siracusano Davide Bramante realizza fotografie dove, grazie a un gioco di esposizioni multiple, si mescolano passato, presente e futuro. alla ricerca della “quarta dimensione”.

di Gabriele Miccichè

Com’è la vita di un artista ai tempi della pandemia? “La cosa più importante è fermare la paura. Ogni giorno pubblico sulla chat di Cultura Italiae una mia immagine rigorosamente di contenuto italiano con un breve commento. È dura ma la quarantena ci deve far  riflettere. Come una fionda che più la tiri indietro migliore risultato dà. Vale lo stesso per noi: tornare al nostro autentico passato per ricominciare, quando tutto finirà, con più forza”. A parlare è Davide Bramante. Poche settimane fa l’avevo incontrato a Palazzolo Acreide – “una città magica” – durante l’ultimo carnevale in un tripudio di coriandoli, musica, carri, mascherine (non ancora quelle contro il coronavirus), avvolti dal profumo di salsicce cucinate alla brace in tutti gli angoli del centro mentre la gente ci offriva un bicchiere di vino rosso.

In realtà Bramante, classe 1970, è di Siracusa (distante meno di mezz’ora di macchina) è cresciuto e ha studiato a Torino ed è tornato in Sicilia una quindicina di anni fa dopo avere girato mezzo mondo.

“Per Palazzolo ho una predilezione che risale a quando ero bambino. Ci passavo un sacco di tempo con la nonna che veniva a trovare la sorella e per me rappresentava la libertà assoluta. È qui che ho conosciuto la mia prima indipendenza e scoperto la responsabilità, in un borgo dove a un bambino di nove-dieci anni non poteva accadere nulla di grave. Al massimo con le cinquecento lire datemi dalla nonna dopo aver comprato una pizzetta al bar Corsino, poteva capitarmi che mi buttassi sui pantaloni un po’ di salsa…”.

Sorride di un bel sorriso ampio e sincero, poi continua: “In realtà Palazzolo Acreide ha un’energia incredibile, quando cerco di raccontare, di spiegare a chi non è di qui, dico sempre: quando da queste parti della Sicilia sono arrivati i Greci, hanno costruito due teatri, uno a Siracusa e uno qui. Come mai? Be’ di sicuro, era gente che sapeva dove costruire, sentire i territori. E considerando che per loro il teatro era spiritualità, si saranno sentiti di certo molto più vicini ai loro Dei proprio a Palazzolo”.

Davide Bramante ha dedicato la sua ricerca artistica alla fotografia. Ma la sua è una fotografia molto particolare ed elaborata. Le sue immagini, che ritraggono le città in momenti sovrapposti, mi sembravano elaborate al computer. Ma la loro forza, la grande espressività, è invece frutto di una tecnica innovativa sì ma tradizionale. Bramante lavora su pellicola scattando – da quattro a nove volte – pose diverse sullo stesso fotogramma. Il risultato è sorprendente. Mi viene da pensare all’affascinante libro di Rosario Assunto Il paesaggio e l’estetica in cui il filosofo teorizza nelle città, soprattutto italiane, la quarta dimensione: il tempo. Quelle stratificazioni progressive che ci offrono le piazze italiane. E se penso che Davide è cresciuto a Siracusa, se immagino che fin da bambino abbia frequentato il duomo dove un tempio greco del VI secolo avanti Cristo si trasforma in chiesa bizantina, con lacerti arabo-normanni, interventi cinque-seicenteschi e la magnifica facciata barocca comincio a capire la sua ricerca. Nei suoi innesti progressivi – a volte anche molto radicali dove immagini di diverse città si sovrappongono liberamente – è la quarta dimensione che Bramante ricerca. “Bramante compone queste immagini ‘liquide’ proprio per darci conto della relazione delle differenze tra il vecchio e il nuovo e, dunque, fra le categorie del passato, presente e futuro”, scrive Giacinto Di Pietrantonio nel presentare la sua ultima mostra dal titolo new/old che si è tenuta a Milano (fino alla chiusura causata dall’emergenza sanitaria) nel bello spazio della galleria Fabbrica Eos, proprio di fronte al nuovo edificio di Feltrinelli progettato da Herzog & De Meuron. “Anche la mia memoria funziona così: frammenti di immagini che si sovrappongono”.

Ma Bramante non è soltanto un bravo artista, oltre che attento collezionista. C’è un aspetto del suo carattere che va al di là del faber, una specie di febbre. “Sì, sono un ultras dell’arte, per me l’attività artistica non è soltanto il lavoro dietro la macchina fotografica o nel mio studio. Per me l’arte è comunicazione, progetto collettivo”.

E qui entra in gioco compiutamente Palazzolo Acreide. Che è una città – patrimonio Unesco e nel 2019 secondo più bel borgo d’Italia – molto particolare. Oltre alle straordinarie testimonianze di arte greca e romana, con poco più di novemila abitanti, Palazzolo vanta il Museo dedicato all’archeologo Gabriele Judica che nel corso di scavi effettuati durante l’Ottocento ha raccolto duemila pezzi; la Casa museo di Antonio Uccello che, dal 1971, è uno dei primi importanti musei etno-antropologici d’Italia; il Museo dei Viaggiatori, dedicato al Grand Tour del Sette-Ottocento. Da pochi anni sono stati aperti anche il Museo dell’Informatica funzionante che raccoglie oggetti e macchine della giovane storia dei computer e il Museo delle Tradizioni nobiliari voluto dalla nobildonna piemontese Augusta Zabert Colombo che, nella bellissima sede di palazzo Rizzarelli-Spadaro, espone abiti, fotografie, ricami.

E adesso?

“Un anno e mezzo fa ero a passeggio tra le vie di Palazzolo. A un tratto, vicino alla chiesa di san Sebastiano, ho scoperto un palazzetto che non avevo mai visto prima… Oltre ad essere bellissimo, in puro stile Liberty, era anche in vendita. Un sogno. Un paio di mesi dopo era mio e in meno di un anno era completamente ristrutturato.  Il 27 di dicembre scorso dopo circa sette mesi di lavori lo abbiamo inaugurato, senza una mostra vera e propria. Più che altro ho chiesto ad alcuni dei miei amici artisti di fare dei lavori utilizzabili/giocabili in relazione a una mia vecchia passione, il ping pong. È nata così la San Sebastiano Contemporary”. Un  progetto di arte contemporanea nella piccola “città dei musei” nel cuore della Sicilia.  “Avremmo dovuto inaugurare una mostra personale di Mauro Benetti, un artista torinese, curata da Francesco Lauretta. Purtroppo è quasi impossibile in questi giorni riuscire a poter programmare per il futuro. Abbiamo pensato quindi di far slittare questa mostra a dicembre e presentare quanto prima un’esposizione collettiva di fotografia con tutti i protagonisti delle prossime mostre personali che si terranno in questa stagione: Corrado Levi, Domiziana Giordano, Mauro Benetti, Luigi Presicce, Francesco Lauretta, Daniele Galliano, Pierluigi Pusole e Filippo La Vaccara. Il titolo dovrebbe essere Viva la pittura Viva. E poi da una mia idea, e a cura di Aldo Premoli e con il lavoro di una cooperativa di super giovani che si chiama MIB, inaugureremo una mostra collettiva che sarà disseminata per tutto il borgo: una trentina di artisti, le cui opere saranno collocate in alcune case nobiliari, ma anche in alcune attività commerciali caratteristiche e nelle sedi museali di Palazzolo. Abbiamo dialogato con il Museo archeologico, con il Museo delle Tradizioni nobiliari, con il Museo dei Viaggiatori in Sicilia e con il Museo Antonino Uccello. Questa mostra vedrà la partecipazione dei protagonisti dell’arte siciliana dei giorni nostri. Ne cito alcuni: Loredana Longo, Francesco De Grandi, Pietro Roccasalva”.

Davide s’illumina snocciolando i suoi progetti. Ma, al di là di ogni facile retorica, il suo è un entusiasmo che nasce dalla profonda consapevolezza del valore di un progetto in cui istituzioni pubbliche  e iniziativa privata possono costruire qualcosa di importante. Grazie, soprattutto, alla tanta voglia di “fare” e a tanto, tanto coraggio.

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