Giuseppe Giglio, Francesco Tornatore, Santi Palazzolo: tre imprenditori siciliani di successo raccontano come stanno affrontano questo periodo e i progetti per ricominciare. Senza paura di pensare in grande e guardare lontano.

di Giulio Giallombardo

In futuro sempre più e-commerce. Vetrine spente, strade deserte e poca voglia di sorridere. Nei giorni in cui lo shopping nei negozi è ormai solo un ricordo, non resta che quello “virtuale”. Il contagio non corre sul web e gli acquisti online possono diventare uno dei pochi appigli a cui aggrapparsi per tenere in vita interi comparti commerciali destinati a una crisi senza precedenti. Ne è convinto Giuseppe Giglio, pioniere dell’e-commerce nel settore dell’alta moda sin dal 1996, quando ancora nessuno credeva nelle nuove frontiere digitali. Oggi a 50 anni è amministratore delegato di Giglio Spa, catena palermitana di negozi d’alta moda, creata dal padre Michele, che negli anni Sessanta ha ereditato una bottega di tessuti e merceria e l’ha trasformata in quello che è considerato uno dei gruppi siciliani più importanti del settore. Un emporio del lusso che oggi, attraverso lo store online, vende i più noti marchi di moda in oltre 180 paesi nel mondo.

“Stiamo vivendo un momento devastante per il commercio, così difficile che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare nemmeno nel peggiore incubo – ammette Giglio -. Noi grazie all’e-commerce, negli anni, ci siamo ritagliati uno spazio in un settore che ha cambiato l’equilibrio delle nostre vendite, e forse in questo momento ci troviamo in una posizione un po’ meno critica rispetto agli altri. Ma è pur vero che il nostro è un mercato legato a un prodotto di lusso, che non è un bene di prima necessità, e risente indubbiamente anche del clima emotivo e delle difficoltà che stiamo attraversando”.

Ma se è vero che ogni crisi nasconde delle opportunità di ripresa, anche la pandemia che oggi fa paura al mondo non sarà da meno. “Quello che sta accadendo non farà altro che accelerare l’allontanamento dall’acquisto fisico, verso il mondo digitale – sostiene l’imprenditore palermitano – è un processo cominciato banalmente perché legato al cambio generazionale. I ventenni di oggi, che saranno i consumatori di domani, sono già abituati ad acquistare online, è la mia generazione che fatica. Anche se oggi la competititivà in questo settore è diventata enorme, probabilmente la nostra scelta di essere sull’e-commerce già da tanti anni, in questo momento, ci sta aiutando a rimanere in piedi. Sono convinto che in futuro l’e-commerce sarà il primo comparto che ripartirà velocemente quando quest’incubo sarà finito”.

Nuove strategie per ripartire. “Sono ottimista per natura, riusciremo a ripartire lasciandoci alle spalle questo momento”. Parola di chi ha vissuto la crisi in Cina e la sta vivendo adesso in Italia. Francesco Tornatore, 73 anni, imprenditore siciliano di lungo corso nel settore dell’industria elettronica, sta resistendo all’onda lunga della pandemia. Insignito del titolo di Cavaliere del lavoro nel 2010, è amministratore unico di Ntet, gruppo leader in Italia nella realizzazione di componenti per le reti telefoniche e per le reti di distribuzione di energia elettrica in media e bassa tensione, con due stabilimenti in Sicilia, tre nel Nord Italia e due strutture produttive anche in Cina. Da sempre innamorato dell’Etna, ha mantenuto e ampliato alcuni poderi di famiglia nel comune di nascita, Castiglione di Sicilia, dove è oggi impegnato nella conduzione di un’azienda agricola di circa 120 ettari che produce Etna rosso e bianco doc e olio extravergine di oliva.

“Oggi sto resistendo grazie alle risorse che avevo da parte, in questo momento difficile riesco a far fronte all’emergenza – spiega l’imprenditore -, dei miei cinque stabilimenti abbiamo dovuto chiuderne soltanto uno, mentre dappertutto si continua a lavorare garantendo a tutti i dipendenti le condizioni di sicurezza necessarie. Anche in Cina, dove siamo da circa vent’anni, ho ripreso quasi completamente la produzione, uno dei nostri siti si trova a mille chilometri da Wuhan, dove è scoppiata l’epidemia. Io ho seguito tutto a distanza, ma sono stati giorni difficili. A Milano, adesso uno dei focolai d’Italia, dove abbiamo un’altra sede, non abbiamo interrotto la produzione e stiamo cercando di andare avanti”.

Una battuta d’arresto, invece, è arrivata sul fronte agricolo. L’avventura enologica di Tornatore, nata sei anni fa come un hobby, ma diventata sempre più consistente – anche dopo il sodalizio con Oscar Farinetti, patron di Eataly – sta risentendo non poco della crisi. “In questi giorni non stiamo vendendo più una bottiglia, noi esportiamo al 60 per cento e una grossa fetta del mercato è negli Stati Uniti. Con i miei collaboratori da casa stiamo cercando di mettere su un’attività di e-commerce, speriamo di riuscire a farcela. Credo comunque che ne usciremo, io ho visto sempre il bicchiere mezzo pieno e mi aspetto che, quando tutto questo sarà finito, l’Italia possa ripartire con le giuste strategie d’investimento”.

La voglia di guardare lontano. Nei giorni in cui i dolci lasciano l’amaro in bocca, in una Pasqua a porte chiuse che non sarà facile da dimenticare, anche chi vive di pasticceria è costretto a fermarsi in attesa di tempi migliori. Lo sa bene Santi Palazzolo, che proprio quest’anno celebra un secolo di attività della sua storica pasticceria di Cinisi, ereditata da padre e nonno. Un centenario che resterà sempre impresso nella memoria del maestro pasticcere, che in pochi anni è riuscito a far apprezzare i suoi dolci anche fuori dalla Sicilia. Oltre alla sede di Cinisi, ha un negozio nell’aeroporto di Palermo, tre bistrot a Rouen in Normandia, e una pasticceria-gelateria a Fico Eataly World, a Bologna, a cui si aggiunge un “pastry-lab” di mille metri quadrati all’avanguardia, dove il lavoro artigiano si coniuga con una visione strategica degli spazi e dei processi produttivi. Adesso tutte le sedi sono chiuse per il dilagare della pandemia e si è fermato anche il servizio di e-commerce grazie a cui i dolci dalla Sicilia hanno fatto il giro del mondo.

“Abbiamo chiuso tutti i nostri punti vendita, in Italia e in Francia, e ci siamo fermati anche con le spedizioni – racconta Palazzolo -. È un momento difficile e non nascondo che siamo in grosse difficoltà, come tutti del resto. Vado in laboratorio soltanto per tenere in vita il lievito madre che serviva per le colombe pasquali che avremmo dovuto realizzare. Ci stavamo preparando per le festività, avevamo già pronte tutte le materie prime per una delle feste più attese, tra uova di cioccolato, colombe, confezioni, ma non potremo far nulla purtroppo”.

Così, in attesa che questa lunga quarantena finisca, il tempo si utilizza a studiare le strategie da intraprendere quando tornerà il sereno. “Tutti ci auguriamo che questo periodo passi presto – aggiunge il pasticcere -, intanto approffittiamo della chiusura per studiare nuove linee di produzione che potremo realizzare anche in vista della stagione estiva. Ci stiamo confrontando su ciò che possiamo migliorare nel nostro lavoro, per cui la nostra ricerca non si ferma. Quando l’emergenza finirà, sarà importante capire come la gente affronterà il ritorno alla normalità, molto dipenderà anche dalle condizioni economiche di tutte le famiglie, ma in questo momento dobbiamo avere tutti la forza di non chiuderci in noi stessi e di guardare lontano”.

sdsa