Un ritratto contemporaneo, la cui complessità di sfaccettature dà ragione del fascino che la città esercita con il suo eterno mix di splendori precari e di miserie indomabili.

di Santo Piazzese

Il noir è forse l’ultima frontiera del romanzo sociale?

In Italia, il genere ha una forte connotazione territoriale, e in un territorio come il nostro, così differenziato, la produzione complessiva degli ultimi anni mette a fuoco le tessere di un mosaico che restituisce un’immagine d’insieme del nostro Paese che probabilmente si avvicina alla realtà più di quanto sia in grado di fare, pur nella sua scientificità, un trattato di sociologia. Almeno a chi sociologo non è.

Ne è testimonianza l’ultimo, riuscito romanzo di Gian Mauro Costa, Mercato nero, pubblicato da Sellerio, come i precedenti. Il titolo, con un felice, duplice doppio senso, allude al più multietnico mercato di Palermo: Ballarò. E la presenza, nella trama, di africani, giustifica nel bene e nel male l’attributo “nero”. Protagonista è il nuovo personaggio di Costa, l’agente dell’Antirapine Angela Mazzola, prestata alla Omicidi dopo il successo conseguito nel caso dell’assassinio di una parruccaia, oggetto del precedente romanzo Stella o croce.

Bella, sensuale, dominante nelle schermaglie amorose e innamorata del suo mestiere di sbirra – una vera sfida alla cultura del suo quartiere di origine – Angela viene chiamata a indagare sull’omicidio di un giovane aristocratico, Ernesto Altavilla, freddato in piena movida da un proiettile sparato da lontano. Un’esecuzione, un errore di persona, o una pallottola vagante?

La biografia della vittima, per quanto emerge nell’immediatezza del fatto, non offre appigli per ipotesi investigative. Ernesto è stato ucciso tra la folla, davanti al Benin Café, un disadorno locale di Ballarò gestito da nigeriani. Poiché nel passato di Angela c’è la frequenza a un corso di degustazione di vini, i suoi superiori ritengono che lei sia la persona ideale per sondare il terreno, in incognito, tra gli avventori e il personale del bar.

La ragazza aggancia subito Jamal, un giovane barista nigeriano che ha alle spalle una laurea e l’usuale calvario dei migranti in fuga da uno degli inferni del nostro tempo. Tra i due scatta un’attrazione, dapprima cauta, poi sempre meno trattenuta. Con l’aiuto di Jamal e l’imprevisto contributo di Stella, la labrador che condivide con Angela il minuscolo attico sul porticciolo dell’Ac­qua­santa, l’agente verrà a capo di una vicenda in cui si mescolano i rituali della mafia nigeriana, che ha trovato un equilibrio di reciproci vantaggi con la mafia nostrana nei soliti traffici di malavita, e le ambiguità di certa aristocrazia e borghesia panormita.

Ne risulta un ritratto della Palermo contemporanea, la cui complessità di sfaccettature dà ragione del fascino che la città esercita con il suo eterno mix di splendori precari e di miserie indomabili.

mercato nero