Visita alla bottega di Mirco Inguaggiato, giovane liutaio di Petralia Sottana, dove la tradizione della falegnameria, ereditata dal padre e dal nonno, ha incontrato la passione per la musica.

di Laura Grimaldi

La strada per raggiungere Petralia Sottana è suggestiva quanto impegnativa nella salita. Un po’ come la scelta di Mirco di inseguire la sua passione per la musica e aprire una liuteria nel paese dei suoi avi sulle Madonie. Il suo piccolo regno che odora di essenze di legni è al civico 4 della via Generale Diaz, stretta e ripida via del Quartiere Casale, nel centro storico del paese. Di fronte, al numero 11, c’è il laboratorio del padre Lucio, falegname come suo padre Pietro e il nonno Francesco Inguaggiato. In passato le loro botteghe non erano distanti da lì. Generazioni “nate e cresciute fra i trucioli”, come simpaticamente dice papà Lucio.

Dall’arte della falegnameria Mirco ha imparato il naturale processo di stagionatura, la scelta, il taglio e la rifinitura delle diverse specie di legni, tutte tecniche importanti anche per la costruzione di strumenti musicali.

Nella sua liuteria nascono violini, viole, violoncelli e contrabbassi, che sono strumenti musicali ad arco, e quelli a pizzico quali chitarre classiche, battenti, acustiche, manouche, mandole e mandolini. È così che il sapere della lunga tradizione artigiana di famiglia unita alla creatività e alla passione per la musica di Mirco – che suona da autodidatta – hanno dato vita a una nuova realtà, la liuteria. “Gli ingredienti sono sempre uova, zucchero e farina”- scherza Lucio. Come a dire che attività artigianali diverse richiedono in fondo la conoscenza di medesime tecniche.

Il laboratorio di Mirco Inguaggiato è ben riconoscibile dalla silhouette di un violoncello di dimensioni reali. Sta in alto, ben in vista sopra il portone d’ingresso. È lui che ha forgiato il ferro battuto della grande sagoma con la stessa manualità con cui si è divertito a creare colorate bardature per i cavalli durante le feste patronali. Alcune fanno mostra di sé in bottega. “Ho perfezionato l’arte di lavorare la pelle da Giuseppe Rinaldi, un bravo vardiddaru, cioè un sellaio, di qui” – racconta Mirco e la sua voce tradisce la sua ammirazione per questo artigiano da poco scomparso -. “Da lui ho imparato a costruire le cuddane, ovvero le cavezze o capezze, particolari finimenti variopinti utilizzati per condurre a mano i cavalli”.

E così i ricordi trovano posto nel suo accogliente laboratorio insieme a utensili e strumenti musicali. Tutto è in bell’ordine “anche se non sempre è così – tiene a precisare quell’uomo minuto e riservato -, soprattutto quando il lavoro è più intenso”. Qui Mirco costruisce e restaura strumenti musicali.

“Una passione che ha avuto sin da bambino” – racconta papà Lucio -. “Con una straordinaria manualità e precisione costruiva strumenti musicali in miniatura, fedeli agli originali sin nei minimi particolari”. E ci tiene a mostrare un piccolo Pulcinella che con la mano destra sfiora le corde di un minuscolo mandolino poggiato in grembo e con la sinistra tiene in verticale il manico di una chitarra. Ai suoi piedi – che calzano piccolissime scarpe in vera pelle – una fisarmonica rossa alta appena sette centimetri. Sorride Mirco, che oggi di anni ne ha 33. Da ragazzino iniziò per hobby a costruire zampogne: una è appesa in bottega e una delle tante di sua produzione è arrivata sino in Francia. Oltre alle zampogne, le bifare ovvero i pifferi, poi perfezionando l’arte con lo studio e l’esperienza acquisita negli anni. “Li costruisco ancora su richiesta con i legnami classici della tradizione strumentistica pastorale come acero, ulivo, ciliegio, orniello, e tanti altri alberi da frutta”, spiega Mirco. Pezzi unici realizzati a mano.

Di anni ne aveva 23 quando scelse di frequentare la Scuola Mastri Liutai e Archettai di Gubbio, fondata nel 1978 dal maestro Guerriero Spataffi. L’unico siciliano di dodici alunni di un corso frequentato tra il 2009 e il 2011. Poi il ritorno a Petralia Sottana. Una scommessa ma anche una scelta dettata dal forte legame con le tradizioni familiari e la sua terra. Per quel paese antico dove il tempo scorre lento. Per quel luogo affacciato sulla vallata dove sono in tanti a coltivare la passione per la musica. Tra questi c’è Daniele Galletto, clarinista della Philharmonic Orchestra di Malta. Mentre lavora ad Amsterdam Francesco Bongiorno, pianista, batterista e compositore. E suona musica antica a Palermo il clavicembalista, fisarmonicista e pianista Lorenzo Profita. Di Petralia Sottana è pure Diego Cannizzaro, organista, pianista, clavicembalista e musicologo, docente di pianoforte storico e organo nell’Istituto superiore di Studi musicali ‘Vincenzo Bellini’ di Caltanissetta e nel 1996 nominato dalla Regione siciliana ispettore onorario per gli organi storici. Solo per citarne alcuni. “Quando in estate ritornano in paese, suonano nei diversi gruppi musicali”, dice Mirco che insieme con Lorenzo Profita e Daniele Galletto hanno rispolverato la tradizione zampognara nelle Madonie.

Canterini, e questa è una curiosità, erano i merli indiani di papà Lucio, di cui si è preso cura per 22 anni. Avevano poco meno di due mesi quando arrivarono nella sua falegnameria dove oggi ci sono tre gazze ladre delle quali si prende cura amorevolmente. Gaia, Gino e Lucio non cantano, ma sono capaci di aprire la gabbietta con il becco e svolazzare in libertà qua e là per la falegnameria. Il miglior passatempo di Lucio è diventato intagliare tutto ciò che gli capita a tiro: radici, bastoni, ortaggi e frutta che diventano originali sculture. Ha lasciato un segno del suo estro persino sui muri del centro storico. A due passi dalla sua falegnameria si vedono due medaglioni incisi nel cemento fresco. In uno ci sono luna e sole insieme come in un abbraccio.

 

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